editoriale

GENITORIALITÀ E GUERRA TRA I SESSI

Di Dario Accolla | 18.02.2016


Una volta ero a cena, con amici e amiche. Si parlava di coppie di fatto, erano i tempi dei DiCo. Uno di loro mi disse: «Bravo, fate bene e lottare per i vostri diritti». Al di dà di quel possessivo, così distanziante, emerse nella discussione anche il suo netto “no!” alla genitorialità di gay e lesbiche. Una ragazza gli fece notare che il suo sistema di pensiero era, per così dire, vintage. La sua risposta: «Zitta tu, senza noi uomini voi femmine non siete niente». In questa affermazione si racchiude l’essenza dell’opposizione all’omogenitorialità nel dibattito in corso sulle unioni civili. Un niet che si basa su un concetto molto semplice: quello della guerra tra i sessi. Ma andiamo con ordine.

A sentire opinioni e punti di vista, nel sottobosco dei commenti sui social, fino alle esternazioni di esponenti più o meno illustri di certo vetero-femminismo (anche abbastanza mediatico e/o borghese), il problema della gestazione per altri è tutto nello sfruttamento del corpo femminile da parte del maschio che, a sentir loro, vorrebbe solo soddisfare un capriccio: quello di avere un bambino come oggetto di possesso. Pazienza poi che la GPA nasca per venire incontro alle coppie eterosessuali sterili e che i gay che vi ricorrono possono farlo in quei paesi in cui i diritti delle donne sono tutelati e attraverso legislazioni che pongono la gestante nelle condizioni di scegliere o meno se affrontare questo percorso. Il fatto è – a quanto pare – che se c’è un uomo che decide, insieme al suo compagno, di mettere al mondo un bambino si viene a creare uno squilibrio.

L’argomento che si oppone all’omogenitorialità e, nello specifico, a quella maschile dentro certi frangenti non è tanto il fatto che l’infante ha bisogno di un padre e di una madre – questo è mantra “familydaystico” – quanto che la maternità è cosa esclusivamente femminile. Peccato che nessuno lo metta in discussione: nessuno pretende di partorire in luogo delle donne. E all’accusa, rivolta anche alla mia persona, per cui sostenendo la GPA mi qualifico come sfruttatore di donne, rispondo: io penso che esistano le persone e la loro autodeterminazione. Se una coppia omosessuale decide di avere prole e se c’è una donna che, liberamente, permette che ciò avvenga, perché opporsi? Il vecchio adagio de “il corpo è mio e lo gestisco io” vale fino a quando si elimina la figura del maschio nell’agito delle maternità? (E si badi, sto usando il plurale).

C’è poi tutta la retorica del miracolo della vita. Da quella ecclesiastica a quella veterofemminista. Letture abbastanza differenti tra loro, ma con un punto in comune abbastanza ingombrante: le coppie gay non possono accedere a tale “miracolo”. O perché Dio ha fatto in modo che ciò avvenisse attraverso metodi che non prevedono le tecniche di fecondazione artificiale o perché il materno, nella seconda ottica, è cosa esclusiva per donne. E si ricade, quindi, nell’argomentazione dello sfruttamento, dei bimbi urlanti strappati a povere madri schiacciate dalla povertà e ridotte a incubatrici e tutta una sequela di racconti di quella rozza mitologia del presente che ha un solo scopo: escludere il maschio omosessuale dalla scelta genitoriale.

Credo che un bambino o una bambina comincino ad essere, a livello concettuale, nel momento in cui si decide di portarlo al mondo o di tenerlo, nel caso di gravidanze non programmate. Mi è stato detto: «Senza noi donne, voi maschi non potete far nulla». E rimando, dunque, all’aneddoto di apertura di questo editoriale. Dopo anni di guerra tra sessi, l’idea che uomini e donne producano modalità solidaristiche è destabilizzante. Me ne rendo perfettamente conto. Lasciar accedere al “miracolo della vita” soggetti che decidono di crearla, invece che sottostare a certi limiti “naturali” è qualcosa che non può piacere a chi, per ragioni opposte, su quell’asimmetria ha basato la ragion d’essere del proprio sistema di pensiero e di potere.

In buona sostanza, ammettiamolo: il problema è la genitorialità maschile. Perché se da una parte stravolge la visione eterosessista dei rapporti tra generi, sbilanciata sulla figura dell'uomo, dall'altra priva certo femminismo della sacralità/unicità del essere "madre". Tradotto: certe donne riescono ad essere pessime esattamente come quei maschi da cui vorrebbero prendere le distanze. Non riuscendo ad ammetterlo, non rimane loro che prendersela con i padri gay.

(La foto è tratta da aiges.com)

11 commenti

martina franca:

Quasi d'accordo su quasi tutto. Le donne di cultura "occidentale" sono dai tempi di Agostino (il grande santo)considerate dei contenitori e non si sono ancora liberate da tali millenari condizionamenti, quindi non riescono ad essere lucide in caso di essere dei "contenitori" sia pur per scelta. E' vero, chi non vuole non lo faccia, ma... ecco il ma: come non temere che le donne che accettano la GPA non lo facciano se non per motivi economici? Ovviamente non mi permetto di parlare di casi particolari di stretta parentela, di generosità per malattie o anomalie. Parlo di donne estranee per sentimenti ai furturi genitori che accettano una gravidanza che è sempre comunque un rischio, così come il parto ed entrambi non pare siano un fatto di piacere come potrebbe essere (in aggiunta ad un modo di guadagnare)nel caso di una prostituzione voluta liberamente. Non metto in dubbio che ci possano essere, anzi ci sono, lo so, donne che amano la situazione di essere in gravidanza. E' vero, ne ho conosciute, personalmente e per raccondi di altri, che addirittura non vorrebbero partorire per restare "con la pancia", ma mi pare che siano eccezioni rarissime. Mi resta sembre il dubbio che le scelte di tale tipo siano determinate -se non dal bisogno- almeno dal desiderio di guadagno. Nel caso del guadagno ovviamente liberissime di farlo, nel caso di bisogno... rimangono le mie perplessità.

Tiziana :

Vivere senza dubbi e perplessità sembra tremendo, però lo scandalo su eventuale sfruttamento delle donne mi sembra paradossale . chissà perché non ci facciamo la stessa domanda per il rene il midollo il sangue. /

Guglielmo Federico:

La pratica dell'utero in affitto esiste dalla notte dei tempi,oggi ci sono stati dove tale pratica è legale e regolamentata, in tutti gli altri si pratica in modo illegale,ritengo quindi che proprio per tutelare quelle donne che si prestano per bisogno ed il nascituro, vada legalizzata e regolamentata in modo ferreo.

anima bella:

ci leggo una certa invidia per il sesso femminile , l unico per ora capace di partorire e di dare la vita stia tranquillo, tra qualche anno anche i maschi saranno in grado di partorire( lo dice la ricerca) e allora qualcuno forse si accorgerà che le donne sono anche persone

martina franca:

Tiziana: ci facciamo le stesse domande per il rene, il midollo ed anche il sangue! Quest'ultimo, almeno per quanto ne so, non più cenduto e comperato in Italia, ma io ricordo le file di poveracci che ogni mattina andavano a dare il sangue in cambio di due lire ed una colazione in un ambulatorio privato accanto a casa mia (i Parioli)fino a quando ne è stato proibito il commercio. E' diverso, lo so, dalla maternità surrogata, ma sei stata tu ad assimilare la donazione degli organi alla m.s.

Tiziana :

Non e diverso Martina Franca. E la stessa cosa. In caso il problema e la mancanza di equità.

Tiziana bis:

Ribadiscono che la maternità surrogata e' una donazione, che fa onore a chi la fa. Dovremmo smettere di pensare alla maternità possibile "solo se naturale". Per fortuna siamo intelligenti e forse anche generosi. Temo che il problema e' legato al fatto che l'utero e' della donna, naturalmente, guarda il caso torna la parola, scema. Ricordo inoltre che parliamo di una scelta e non di obbligo. E che il femminismo ha insegnato che siamo libere indipendentemente dalle scelte che facciamo. Per cui ci tengo a ricordare che alcune femmine iste ritengono di proibire.

Tiziana tris :

avendo scritto i due messaggi precedenti dal telefono e sono cecatina, forse non ho ben spiegato che non sono contraria alla gravidanza per altri. L'ho scritto meglio (spero) qui https://liberelaiche.wordpress.com/2015/12/08/4758/ e qui https://liberelaiche.wordpress.com/2015/12/21/essere-libere-bis/ Comunque non posso fare a meno di notare che per la prima volta la coppia di lesbiche (quindi donne)sarebbe favorita dalla coppia di maschi. A meno che i solerti politici italiani con la ministra della salute in testa non si mettano ad indagare fin dentro l'utero femminile per vedere se il semino è stato pagato. Saluti cari,ai curatori dell'utile Italialaica e a tutti i lettori, Tiziana Ficacci

Mirella Sartori:

Italialaica ringrazia Tiziana per l'apprezzamento, contraccambia i saluti estendendoli ai lettori ed a coloro che hanno la compiacenza di inviare commenti, sempre e comunque interessanti ed arricchenti. Mirella Sartori

Alfonso:

Credo che al di là della diatriba tra i sessi, il punto focale e stabilire se avere figli può essere un diritto e in secondo luogo se sia lecito procrearlo attraverso un utero di una donna che può anche sembrare libera ma non lo è? Io e mia moglie ad esempio abbiamo avuto delle gravidanze non andate a buon fine, abbiamo intrapreso l'esperienza dell'adozione ma poi i tempi si sono prolungati e oggi non abbiamo figli, questo ci ha fatto soffrire ma oggi siamo appagati e tranquilli, quindi vi posso affermare che i figli sono un dono ma non un diritto e per quanto coppie etero o omosessuali non è lecito ricorrere all'utero in affitto anche se questo è fatto da una donna che per un atto d'amore si presta. Oltre a non essere lecito questa pratica se la accettiamo non potremo mai più condannare la violenza sulle donne e inneggiare ai diritti di queste perché con questa scelta li avremo seppelliti (i diritti delle donne) per sempre, Alfonso

Tiziana:

Alfonso, quello che è giusto per noi non necessariamente lo è per tutti. io ad esempio non mi sono sposata e non ho nessuna nostalgia per quello che un marito avrebbe potuto darmi. non mi sembra corretto presumere che donne che fanno cose per scelta siano libere ma in realtà no lo sono. è vero che potrebbero non esserlo, ma come fai tu ad esserne sicuro? la vita è complessa buffa misteriosa enigmatica lunga e piu gente conosciamo diversa da noi e più diventa completa. Ti dirò, invecchiando c'è anche la possibilità di imparare ad essere giovani.