editoriale

BIRMANIA: DEMOCRAZIA E RELIGIONE

Di Attilio Tempestini | 26.11.2013


In Birmania, la lotta per passare da un dittatura militare alla democrazia ha trovato un ben noto simbolo, in Suu Kyi: ed ha portato negli ultimi anni a notevoli risultati, tant'è che la stessa Suu Kyi è stata eletta in parlamento.

Negli stessi anni, peraltro, è sorto un conflitto che chiama in causa la religione: in quanto -cedo la parola al rapporto 2013, di Amnesty international- “varie comunità musulmane... sono state prese di mira” dalla comunità buddista. Vale la pena di ricordare, che la popolazione birmana è di fede musulmana per 4%, di fede buddista per 75%.

Quali sono, sul conflitto in questione, le posizioni di Suu Kyi? Nell'intervista pubblicata da ”il manifesto”, lo scorso 3 novembre, appaiono poco favorevoli alla religione presa di mira. Così, ella contesta alla “comunità internazionale” di accusare per tale conflitto la sola religione buddista e di ignorare che esponenti buddisti hanno subito violenze da parte del regime militare. Una contestazione, però, che evidentemente sposta l'asse del discorso dal rapporto attuale fra le due religioni al precedente rapporto fra una di queste ed il regime militare.

Suu Kyi afferma che il conflitto si risolverà se, per la comunità musulmana, verrà riconosciuta la cittadinanza a chi ne ha diritto e verrà posta fine all'immigrazione illegale dal vicino Bangladesh -dove, preciserei io, la religione musulmana sfiora quota 90%-. Non considera tuttavia, Suu Kyi, che proprio il perimetro di tale diritto alla cittadinanza rappresenta un problema: giacché una legge degli anni '80 ha tolto la cittadinanza birmana a quasi un milione di persone della comunità musulmana (cfr. www.amnesty.it/news/myanmar-nuoe-violenze-nello-stato-di-rakhine).

Ma se, per il conflitto in discorso, Suu Kyi indica la soluzione suddetta, quale ne è a suo parere la causa? Ella sostiene che è, la “paura”. Che, cioè, “in Birmania come in altri paesi del mondo, si ha la percezione e la paura che vi sia un potere musulmano globale che possa destabilizzare i paesi in cui questo potere si insinua”.

Ora, una paura così descritta -e dalla quale Suu Kyi non prende le distanze- rischia addirittura di far venire in mente paure che, nella Germania e nell'Italia della prima metà del Novecento, hanno notoriamente riguardato un'altra religione.

Nel contempo, giacché la paura descritta da Suu Kyi può evidentemente essere avvertita ben più dalla comunità buddista, che dalla comunità musulmana, vediamo delinearsi l'argomento che chiamerei clericale classico: siccome una religione è maggioritaria, occorre sintonizzarsi con la medesima e, quindi, con le sue paure.

Così come vediamo l'argomento clericale classico prendere a suo sostegno quella che ne è una frequente integrazione: secondo la quale, se in un paese devono valere di più coloro che -per quanto riguarda la religione- sono di più, è anche perché fuori sono di più loro.

Si potrà dire, allora, che Suu Kyi mostra come le vie della democrazia e della laicità non sempre coincidano?

 

2 commenti

Martina Franca:

Libere elezioni (più o meno) sono un grande passo avanti nei confronti di una democrazia, ma siamo certi che quella attuale della Birmania o meglio del Myanmar, come preferiscono in loco definirsi, sia una democrazia? Forse lo è, non so, in effetti i modelli di democrazia non sono uguali e poi in Italia, dove dovremmo essere (almeno temporalmente) avanti su quella via non facciamo la stessa cosa? Non chiamiamo ancora abitualmente il lemma £cristiano£ per definire un uomo? O addirittura diciamo "povero Cristo" una persona in difficoltà o comunque sofferente? E poi ci meravigliamo se i nostri politici, che sono l'espressione della nostra cultura devante dall'indottrinamento cattolico sin dalla più tenera età, non osano superare il sentire della maggioranza. Anche se è vero che la maggioranza, maggioranxa è cattolica nella forma e non nella sostanza: quando le fa comodo delle regole della chiesa riesce a non tenerne conto.

Biagio Bisiac:

Bene, bene, bello questo raffronto sottinteso tra la dittatura della maggioranza buddista in Birmania e la dittatura della maggioranza cattolica in Italia! Ci aiuta a capire come le problematiche dei rapporti fra le genti siano uguali ovunque, pur con le diversità storiche ed ambientali.