È evidente che il governo italiano, prima di arrivare a prendere questa decisione, ha dovuto trattare con le autorità vaticane e con la conferenza episcopale per giungere a un accordo che, senza compromettere troppo i rapporti con la Chiesa, ponesse fine allo scandalo di un’esenzione fiscale che si aggiungeva ai tanti altri privilegi di cui il cattolicesimo ancora gode in Italia, a cominciare dall’otto per mille. Ora si tratterà di vedere, e sta qui l’aspetto delicato della questione, come saranno effettivamente censite le proprietà ecclesiastiche, con quali criteri saranno in concreto distinte quelle che sono davvero non profit e quelle che, invece, hanno magari qualche elemento religioso o caritativo, ma sono fondamentalmente indirizzate a fini di lucro. Naturalmente la regola di imporre la nuova Ici su tutte le attività integralmente o parzialmente commerciali deve valere anche per le varie associazioni laiche che si muovano sul confine, talora incerto, fra gratuità e profitto e che oggi ancora non pagano l’imposta comunale sugli immobili. I Comuni, d’altra parte, hanno un bisogno urgente, nelle attuali circostanze di restrizione dei bilanci, di riscuotere questa imposta per far fronte a tutta una serie di servizi sociali che sono di loro stretta competenza. Come scrive Calabrò, il gettito che si spera di ricavare dall’Imu applicata anche agli immobili ecclesiastici è calcolato in modo differente a seconda dei parametri adottati, dal momento che “le proprietà fanno capo a una galassia di soggetti giuridici diversi tra loro, che vanno dalle diocesi alle congregazioni, dagli ordini religiosi alle proprietà italiane del Vaticano vero e proprio”. Più che mai opportuno sarà, quindi, un rigoroso censimento di questi immobili, visto che molti, come ha dichiarato il presidente dell’Associazione nazionale dei Comuni italiani, non sono neppure denunciati al catasto.
I liberali, in gran parte cattolici, che dettero vita nell’Ottocento, allo Stato unitario, ebbero il coraggio, fin dagli anni che precedettero l’unificazione, di colpire duramente i privilegi economici e civili della Chiesa cattolica. Nel 1850, il Parlamento piemontese, con le leggi Siccardi, aboliva i tribunali ecclesiastici e il diritto d’asilo negli edifici religiosi per coloro che avevano commesso un qualche crimine; nei primi dieci anni dell’unità i governi della Destra colpirono le congregazioni religiose per fare entrare i beni da esse posseduti nel circolo di una rinnovata e più dinamica vita economica; il 13 maggio del 1871 veniva approvata quella legge delle guarentigie che, pur assicurando alla Chiesa il libero esercizio delle sue funzioni spirituali, poneva limiti precisi alla sua ingerenza nell’amministrazione civile e politica. Questa legge, che non fu mai riconosciuta dai papi, regolò comunque i rapporti dello Stato con la Chiesa fino al 1929, quando fu sostituita dal Concordato voluto dal regime fascista, che restituì alla Chiesa i privilegi che lo Stato liberale le aveva tolto. Come tutti sanno, il Concordato venne poi inserito nella Costituzione repubblicana del 1948, con il concorso decisivo del partito comunista che sacrificò i principi della laicità dello Stato ai suoi interessi politici. Nel 1984 ci fu, con Craxi, una revisione, che non ha però intaccato la struttura di base del documento. Mario Monti e i suoi ministri sono in gran parte cattolici praticanti e liberali; sarebbe un grande merito per il loro governo se, pur con tutte le prudenze che il loro moderatismo esige, aprissero nei rapporti fra Stato e Chiesa quel nuovo corso che né il centro-destra né il centro-sinistra hanno avuto il coraggio di inaugurare.




4 commenti
finalmente ! ma ci crederò a cose fatte ! il vaticano e insuperabile nelle falsità e il governo è sempre "pretaiolo"...
Troppo ottimista, caro redattore, chi controllerà sugli edifici esclusivamente adibiti a funzioni religiose e quelli non esclusivamente adibiti? E chi deciderà quali sono quelli esclusivamente commerciali e quelli che non lo sono? E, ancora, tutti i conventi, i monateri, le abitazioni dei preti annesse alle chiese come verranno considerati? Saranno annoverati fra i luoghi di culto oppure come abitazioni? Se saranno considerati luoghi di culto, come purtroppo penso, avremo la simpatica situazione che lo saranno anche le loro toilette, anche quelle personali degli alti prelati. E, già anche nella "ritirata" si può pregare, perché no? Credo che non si muova proprio nulla, oppure, per essere più precisi, si muovono soltanto le dichiarazioni per tacitare le proteste e per tranquillizzare quei pochi che potrebbero svegliarsi dalla secolare indifferenza.
Il Sindaco del Comune di Lecce, Paolo Perrone, a reti locali unificate, ha informato della delibera di esenzione della Tarsu, la tassa rifiuti, a favore di immobili o locali utilizzati dalla chiesa per le catechesi. L'animus clericandi del Sindaco Perrone penso non abbai fatto bene i conti perchè l'esenzione, intanto negata ad altre dirette agenzie formative, come le scuole, di proprietà di altri enti pubblici, l'esenzione di favore non abbia fondamento o titolo. Senza sottovalutare che il costo del servizio rimozione rifiuti graverebbe su tutti i cittadini, ritengo ineludibile l'accertamento dello stato di bisogno dei beneficiari. Agli aspiranti beneficiari infatti viene chiesto di documentare il proprio stato di necessità e il non possesso di alcuna proprietà. Non penso che le parrocchie della chiesa cattolica, peraltro diramazione di un altro Stato, possano documentare la propria "nullatenenza", quindi l’esenzione potrebbe passar per ispirata... al conseguimento non di un voto a perdere, ma ad uno scambio di ruoli non consentito dalla legge. La delibera ispirata sarà da impugnare in tutte le sedi competenti.
Mantenere una certa diffidenza su quanto è stato promesso non è ingiustificato. Ma aspettiamo di vedere come saranno in concreto le norme che verranno adottate, quali i criteri per distinguere fra edifici adibiti al culto e edifici anche solo parzialmente commerciali. E' già qualcosa che si cominci a parlare di Imu anche per le proprietà della chiesa cattolica, ma naturalmente, se si tratta di un'intenzione seria, dovranno al più presto seguire i fatti. Certo, si tratterà comunque di un provvedimento concordato con la chiesa stessa, anche se finalmente quest'ultima è stata costretta ad ammettere che il problema esiste , non è un'invenzione degli anticlericali.Infine va detto, senza tante ipocrisie, che non solo i governi di Berlusconi, ma anche quelli di centro-sinistra, non avevano mai avuto il coraggio di affrontare la questione. Adesso il governo, di fronte alla grave crisi finanziaria dello stato e alle proteste di molti cittadini per il trattamento privilegiato riservato ai beni ecclesiastici, è stato costretto ad annunciare un intervento riparatore. Vedremo se ci sarà e in che misura metterà fine all'ingiustizia.