Editoriale

Un sito rinnovato per incontrarci e per discutere

Di Paolo Bonetti | 07.07.2011


 

De_Nicola

Come da qualche giorno i lettori hanno modo di vedere, Italialaica ha cambiato veste. Graficamente più elegante e strutturalmente più complessa, avrà certamente bisogno di un certo periodo di rodaggio per funzionare al meglio sul piano tecnico. Su quello dei contenuti, invece, resta fedele all’impostazione iniziale, la difesa e la promozione della laicità come modello di società aperta, che accetta il pluralismo religioso, morale e culturale come arricchimento continuo per ciascuno di noi, quali che siano le nostre scelte di uomini e cittadini. Per noi laicità non significa chiusura nei confini di una determinata ideologia e polemica astiosa contro tutte le altre, ma piuttosto un sentimento profondo della distinzione fra ambiti della vita sociale che debbono restare separati, proprio per meglio cooperare al funzionamento dell’insieme. Faccio un esempio che chiarirà meglio il significato della mia affermazione. Fra noi di Italialaica ci sono credenti e non credenti, e fra i primi ci sono persone che aderiscono a differenti confessioni religiose, mentre fra i secondi ci sono uomini e donne che hanno concezioni anche assai diverse della vita, dei suoi valori, dei suoi scopi. Ma per tutti laicità significa apertura alla diversità, gusto del confronto e della discussione, senza che qualcuno debba prevaricare confondendo la sfera religiosa con quella politica, la ricerca filosofica e scientifica con la pretesa di imporre a tutta la società un unico modello di vita buona,

In Italia abbiamo una presenza abnorme della Chiesa cattolica, dando a questo aggettivo il significato di una pretesa inaccettabile, da parte della Chiesa, di invadere la società civile per modellarla, attraverso la legislazione, secondo i propri valori e anche secondo i propri interessi di potere. Noi non contestiamo alla Chiesa di Roma, come non lo neghiamo a nessun altra organizzazione religiosa, il diritto di far valere, nella pubblica discussione, le sue ragioni anche nelle questioni civili; sappiamo benissimo che le religioni non possono essere confinate esclusivamente nella sfera privata, ma quello che non possiamo accettare, in una società nella quale c’è un sempre più accentuato pluralismo morale, è il tentativo, talora aperto, talaltra subdolo, di imporre come universali i valori di una tradizione religiosa e morale che, per quanto millenaria e ancora profondamente radicata in ampi settori della società, deve come tutte le altre tradizioni religiose, filosofiche e ideologiche, confrontarsi sul piano della libera persuasione, ben lontano da quello della coercizione politica. Per le società aperte delle democrazie liberali occidentali, queste affermazioni dovrebbero apparire scontate e superflue, ma non è così in un paese come l’Italia dove, per la debolezza della sua struttura civile e per la pavidità di gran parte della sua classe dirigente, quella che altrove costituisce una prassi che nessuno pensa di poter mettere in discussione (la separazione fra lo stato e le chiese) incontra, ancora oggi, l’ostacolo di un potere ecclesiastico pervasivo e condizionante. Si veda, tanto per fare un esempio quanto mai attuale, la vicenda, sulla quale ci proponiamo di tornare assai presto, della contestatissima legge sul testamento biologico. Naturalmente per noi la battaglia laica non si definisce e non si esaurisce nella polemica, pur necessaria, con una struttura confessionale che fuoriesce continuamente dai suoi legittimi confini, ma investe l’intera vita sociale tutte le volte che, per un qualsivoglia motivo, sentiamo minacciate le libertà dei cittadini e messi in discussione i loro diritti fondamentali. In questo senso, i pericoli possono giungere da quello stesso Stato che dovrebbe garantire, con le sue leggi e con le sue procedure, l’osservanza di questi diritti e diventa, invece, strumento di prevaricazione.

I problemi della legalità, della giustizia, della buona amministrazione, sono fondamentali in una concezione laica della società. Leggi che discriminano fra i cittadini, che concedono ad alcuni privilegi che li sottraggono alla giustizia comune, procedure di governo che negano l’effettiva eguaglianza di tutti di fronte alla legge, corruzione, abusi e favoritismi della pubblica amministrazione, sono tutte violazioni gravi del principio di laicità. I cittadini debbono essere vigili e gelosi nella difesa delle leggi democraticamente votate e intervenire immediatamente, con gli strumenti di partecipazione democratica che hanno a disposizione, quando qualche legge viola i principi di libertà e di eguaglianza sanciti dalla Costituzione. Italialaica, senza pretese che eccedano le sue reali possibilità di intervento, vuol essere uno strumento a disposizione di tutti coloro che credono nel governo delle leggi più forte di quello dei molti poteri che si contendono l’egemonia politica e civile. Questa lotta è fisiologica e necessaria per il buon funzionamento di una società libera, ma essa si rivela positiva soltanto se si mantiene nell’ambito di quei principi e di quelle procedure che la carta costituzionale indica e prescrive. Non c’è, in questa affermazione, nessun bigottismo costituzionale, nessuna pretesa di imbalsamare il libero sviluppo della nostra società; c’è, piuttosto, la consapevolezza storica che le democrazie si salvano soltanto se le istituzioni sono forti e quotidianamente rispettate. Anche questa è laicità.

Nessun commento