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I RELIGIOSI, SCHOPENHAUER E LA SPIRITUALITÀ LAICA…

Di Paolo D'Arpini | 12.12.2022


Lasciatemi dire qualcosa di Schopenhauer, un filosofo che per altro molto piacque ai religiosi che in lui vedevano un “giudicatore del creato”, un moralista che sapeva distinguere fra bene e male, che conosceva il significato di raggiungere un traguardo: “... se uno correndo tutto il giorno, giunge a sera, può dirsi soddisfatto. Ebbene, ora ce l’ho fatta, il crepuscolo della mia vita diventa l’alba della mia fama” (Senilia pag. 84 del manoscritto originale del 1856).

Egli si definiva nelle sue memorie uno “sprezza-uomini” uno che disprezzava la stupidità umana apprezzando per contro la sua intelligenza personale.

Questo orgoglio intellettuale separativo è sicuramente poco “laico” ed infatti la sua “arte di conoscere se stessi” è tutta rivolta alla conoscenza della “persona” come entità avulsa dal contesto, un’individualità “prescelta”, evidentemente da dio. E questo atteggiamento piacque molto ai dottori della chiesa che -anch’essi- si sentono “benedetti” e privilegiati e protetti per la loro fede in dio (per altro cieca).

Ma dal punto di vista della realtà assoluta sia la persona che la creazione possono manifestarsi “progressivamente” solo nell’ambito della durata, essendo il concetto dell’esistenza spazio temporale puramente figurativo, non ha cioè vera sostanza essendo un configurarsi di eventi costruiti e proiettati nella mente.

Perciò nella visione della assoluta Esistenza-Coscienza la persona e la creazione “appaiono” simultaneamente all’osservatore (il Sé) rivelandosi nello svolgimento apparente dello scorrere del tempo nello spazio. La manifestazione è di fatto un semplice riflesso nella mente del percepente che riesce a captarla ed elaborarla “fermando” il fotogramma, passo dopo passo nella coscienza.

Quel singolo fotogramma (persona e creazione) è in realtà una forma momentanea, all'interno della totale manifestazione, che -sia pur sempre presente nella sua interezza assoluta- viene illuminata dalla coscienza individuale, vista con l'occhio nella mente e srotolata nel contesto denominato “processo del divenire”.

Da ciò se ne deduce che la descrizione di una persona e dei suoi ipotetici risultati è relativa ed illusoria tanto quanto la visione “creazionista” (in quanto emanazione di un dio separato). Con buona pace del filosofo Schopenhauer e di tutti i preti suoi estimatori.

Paolo D'Arpini

Fonte: https://bioregionalismo.blogspot.com/2022/12/i-religiosi-schopenhauer-e-la.html

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