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IL PACIFISMO E UN ATAVICO AMORE PER LA GUERRA DEGLI UMANI

Di Ileana Montini | 15.11.2022


Lèvinas, un filosofo ebreo contemporaneo, ha scritto che “l’essere si rivela al pensiero filosofico della guerra”. E James Hilman, uno psicoanalista junghiano, che la guerra chiama in causa la psicologia, in quanto sia la filosofia che la teologia “hanno trascurato la prioritaria importanza della guerra”. Forse così mi sono guadagnata le ire dei pacifisti credenti e atei in un sol colpo. Amen. Se non si spinge, continua Hilman, la nostra immaginazione “dentro lo stato marziale dell’anima, non potremo comprenderne la forza di attrazione”.
Perché in ogni guerra ci sono sempre, in primo piano gli stupri? Sì, anche in questa maledetta guerra alle porte dell’Europa: i soldati russi in Ucraina stuprano le donne. È provato. Padri di famiglia, lavoratori o professionisti di grido, giovani di saldi principi ortodossi hanno ucciso, torturato e stuprato le donne. Lo stupro – ci ricorda lo psicoanalista- accompagna ogni guerra ma le statistiche non li comprendono. Gli stupri rivelano la “sorgente segreta della libido bellica, perché sono qualcosa di più di un atto sessuale: nello stupro l’atto sessuale simboleggia una trasgressione ben più fondamentale. Lo stupro è la pars pro toto di quella trasgressione dei limiti umani che è la guerra.” Infatti le vittime della guerra sono immaginate come vittime di uno stupro perché si dice: sono state violentate.
Poi c’è la questione della religione in rapporto alla guerra. Una questione antica. Occorre farne oggetto di riflessione anche da parte dei pacifisti. Hilman impietosamente scrive: “Senza la fede, sacrifici, preghiere, atti di devozione sono gesti vuoti”. Ed è là che ci porta alla guerra: “La fede è la miccia che accende la forza archetipica di Marte e avvia l’imprevedibile, rovinoso corso della guerra.” Ma perché? Hilman risponde: “Poiché una psicologia monoteistica è giocoforza tesa all’unità, la sua psicopatologia è l’intolleranza della differenza.” Anche se c’è una differenza tra il monoteismo ebraico e quello cristiano, l’intolleranza del Dio biblico fu, nei secoli, temperata attraverso interpretazioni e commentari, che hanno infuso nel letteralismo il lievito dei significati metaforici e mistici. Non è così per il monoteismo islamico dove, per esempio, la Sura LXI offre l’immagine del popolo schierato in battaglia. Storicamente invece la civiltà cristiana ha dato corpo a una psicologia monoteistica bellicosa aggressiva. La visione “monoculare” del monoteismo ha fatto sì che ciascuna delle religioni cristiane “infliggesse secoli di orrori alle religioni sorelle e anche ad altre religioni di terre lontane, estranee al loro dio e alle loro faide.” Come non ricordare, ora, la posizione della Chiesa Ortodossa Russa? Papa Francesco nel suo predicare per la soluzione della guerra tra Russia e Ucraina, ha in mente la tradizione mistica delle donne? E allora accanto al prezioso e bellissimo libro di Hilman (Un terribile amore per la guerra, ed. Adelphi 2005), suggerirei la lettura del saggio di Adriana Valerio (Eretiche, donne che riflettono, osano, resistono, Il Mulino, 2022) e quello di Silvana Pancera (Le beghine, Gabrielli editori, 2022).

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