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GIORNALISMO SURROGATO

Di Alessandro Chiometti | 02.02.2021


Parlare di come si sia ridotto il giornalismo italiano contemporaneo significa esplorare in continuazione i nuovi limiti della decadenza intellettuale. Ed è un esercizio che ormai cerchiamo di evitare per evitare di cadere in depressione.

Ma a volte proprio non si può far finta di nulla, altrimenti a forza di lasciar passare castronerie e insensatezze qualcuno potrebbe pensare anche di aver ragione.

Capita così, per l’ennesima volta, che ci cada l’occhio in un nuovo tentativo dell’Avvenire di occuparsi di scienza ed etica. È un articolo che comincia a far ridere (amaramente) fin dal titolo: Corradi: no all’utero in affitto ‘solidale’. La riproduzione non è un diritto”.

Cavolo, vien da dire, è recentemente cambiato il Presidente della Repubblica Italiana e non lo sapevamo? O forse Corradi è il/la nuovo/a Primo/a Ministro/a che ha risolto la recente crisi? O forse è il/la nuovo/a presidente della Corte Costituzionale?
Sapete com’è, al giorno d’oggi uno si distrae un attimo ed è un disastro, si rimane subito indietro.

Verifichiamo e no, non ci eravamo persi nulla. “Sociologa e Femminista” sono i titoli della Sig.ra Corradi necessari affinché L’Avvenire la ritenga capace di decidere cosa sia un diritto o meno.

Dopo una forte tentazione di liquidare tutto facendo fluire nel nostro corpo l’esticazzi universale è la seconda qualifica della Sig.ra Corradi che ci convince, ancora una volta a intraprendere un’autopsia del pezzo proposto. “Femminista”.

Ora verrebbe da chiedersi se la Sig.ra abbia un pezzo di carta che testimoni questa sua seconda qualifica al pari della laurea in Sociologia; non è escluso! Abbiamo notizie anche di gente che dava patenti di “veri democratici” e di “veri comunisti” quindi la cosa non ci meraviglierebbe.

Ma al di là di questa e altre facili battute, sappiamo che questo è un classico atteggiamento per rafforzare le proprie posizioni presentando come sponsor di esse qualcuno che, almeno in teoria, non dovrebbe far parte dei propri schieramenti.

E l’Avvenire, quotidiano dei vescovi CEI, lo fa spesso, quando deve negare qualche diritto, chiama in ballo chi non è vescovo e magari neanche cattolico e magari è anche ateo. Perché da tempo loro, a differenza di altri, hanno imparato che tutto fa brodo pur di portare a casa “la pagnotta”.

Ma autopsia dell’articolo sia, affondiamo il bisturi nei dettagli delle argomentazioni dell’intervista alla sociologa femminista che a questo punto dovrebbero essere universali e illuminanti e definitive.

Nella prima parte scritta in grassetto dovrebbe essere (niente è certo in questo mondo, specialmente nel web) la giornalista Antonella Mariani a “parlare”.

L’argomento è la battaglia per la “Gravidanza Per Altri” (ah quindi i termini li conoscete, chissà come mai però nel titolo è usata ancora l’espressione troglodita “utero in affitto” ah già il clickbyte, dimenticavamo) dell’associazione Luca Coscioni con la testimonial Maria Sole Giardini. Arriviamo alla quinta riga e occhio, già suonano le trombe dello scoop!

C’è chi vorrebbe legalizzarla con la tattica già collaudata col suicidio assistito, protagonista dj Fabo: un caso singolo, umanamente toccante, che diventa emblematico per ottenere in via di eccezione una prima breccia, attraverso la quale poi – di ricorso in sentenza – creare col tempo le condizioni per una legittimazione senza più limiti.
Indicate alla giornalista dove ci sono supermercati con i kleenex in offerta, sarà tutta sudata dopo un’indagine così complicata. Quasi ci dispiace farle notare che sono le prassi consuete della disobbedienza civile verso le leggi che si ritengono ingiuste. Cappato, del “caso dj Fabo” come dice lei, era pronto a pagare in prima persona delle conseguenze delle sue azioni disobbedienti. A differenza dei medici cattolici che fanno pagare le conseguenze della loro sedicente “obiezione di coscienza” ai pazienti e ai colleghi.

Ma andiamo avanti: “È chiaro che l’obiettivo vero è l’approdo a una normativa che superi il divieto di Gpa contenuto nella legge 40 sulla procreazione assistita, grazie al ‘cavallo di Troia’ dell’altruismo.

Wow! Abbiamo i brividi. Ci sarà arrivata da sola la giornalista scoprire il bieco complotto per superare il divieto contenuto nella legge 40 o sarà stata aiutata da illuminazioni divine? Al di là dell’altruismo definito “cavallo di Troia” (auguriamo alla Mariani che questa definizione non arrivi agli occhi di Papa Francesco I che non sembra di buonissimo umore in questo periodo) ci sembra giusto contribuire a questo scoop ricordando che della Legge 40/2004 quello della Gpa è proprio uno degli ultimissimi divieti ancora in essere, perché grazie alla Ragione Giuridica e alla Costituzione Italiana tutte le altre assurdità sono finite nella spazzatura.

Da lì a far cadere tutti gli argini il passo è breve: se la surrogazione di maternità verrà autorizzata per Maria Sole (che ha trovato tramite una selezione di candidature una donna disposta ad affrontare una gravidanza per lei), perché non dovrebbero averne diritto anche altre donne? E perché non un uomo?”

Già perché? Chissà cosa non ha capito la giornalista delle parole che ha scritto lei stessa all’inizio dell’articolo: “È lei la testimonial della nuova iniziativa dell’Associazione radicale Luca Coscioni per la regolamentazione della Gravidanza per altri”. Cara giornalista Mariani, vuole un disegnino che le spieghi che la campagna per la regolamentazione non significa il diritto esclusivo di Maria Sole (che sarebbe un’eccezione) ma il diritto di tutte le donne nelle sue condizioni?

Sul perché “non un uomo” invece cara Mariani la cosa diventa sinceramente imbarazzante… cosa facciamo? Iniziamo delle api e dai fiori o diamo per assodato che voleva scrivere “e perché non per i gay?” ma non l’ha scritto per non rendere evidente la sua omofobia e mettendo così una pezza peggio del buco?

Insomma prima parte tra l’imbarazzante e il deludente, ma ecco arrivare in soccorso il pezzo forte dell’articolo: l’intervista alla Sociologa Femminista Corradi che illuminerà noi poveri mortali. Aprite bene le orecchie!

«La riproduzione è una possibilità, non un diritto». Quindi non hanno fondamento le battaglie per garantire un figlio con la Gravidanza per altri ‘solidale’ a chi per vari motivi non può averne. Parola di Laura Corradi, saggista, sociologa all’Università della Calabria, femminista ecologista.

Caspita! Avete anche contattato un marmista per incidere queste parole come memento eterno per l’umanità?

La riproduzione è una possibilità e non è un diritto. E chi lo dice. La Corradi? E quindi?
Respirare è una possibilità e non un diritto. Chi lo dice? Lo strangolatore di Copenaghen alle sue vittime. E quindi?

Ma fra intervistatrice e intervistata avete mai sentito parlare del fatto che cosa sia un diritto non lo potete stabilire voi con un’intervista? E no, non basta neanche una laurea in Sociologia. E no, neanche l’attestato di “vera femminista”.

Professoressa Corradi, perché è così critica nei confronti della Gpa in generale?

La Gpa commerciale e altruistica hanno in comune di essere nocive per la salute delle donne e dei nascituri/e. Decine di studi medici lo dimostrano: oltre all’alta percentuale di aborti e nati morti (per i quali la gestante per altro non viene pagata) c’è un tasso sproporzionato di malformazioni e incidenza di tumori nei bambini e nelle bambine. Ne accennavo già nel primo libro che scrissi su questo tema, quando gli studi erano ancora pochi (‘Nel ventre di un’altra’, Castelvecchi 2017, pagg. 95, euro 13.50). Oggi non si possono ignorare i molti risultati di ricerche internazionali pubblicati su riviste scientifiche prestigiose, di cui scrivo in ‘Odissea Embrionale’ (Mimesis 2019, pagg. 168, euro 16).

 

La Gpa è nociva per le donne e i nascituri! Questo sì che è uno scoop! Complimenti! Un attimo che avvisiamo subito la giuria del Pulitzer vi porteranno di certo il premio a casa! Ecco… è partita la telefonata… siamo in linea, come? Chiedono delle fonti! Ah già… le fonti…. ebbè “molti risultati di ricerche internazionali” Come? Uff… che pignoli, chiedono “quali”! Ah e già che ci sono mi chiedono come mai questi studi la CEDU non li ha neanche nominati quando ha dato il primo parere consultivo nel 2019… aspettate, gli giro gli studi che avete indicato… ma… ma… che fa Dr.ssa Corradi cita i suoi stessi libri come fonti? Vabbè, no niente, scusate amici del Pulitzer, niente è che siamo in Italia e… ah lo sapete. Grazie della comprensione.

Andiamo avanti? Ma sì.

A parte le questioni di salute, (ecco lasciamole stare che è meglio ndr) perché la Gpa ‘solidale’ non è accettabile?
La Gpa ‘solidale’ è tale quando non ci sono incentivi economici di alcun tipo: ad esempio in India è ammessa ma solo tra sorelle – per cui chi nasce resta nel contesto famigliare, con due mamme nel certificato di nascita, non viene portato/a via dai compratori – ovvero non ci sono quelle fratture dolorose previste tra partoriente e neonato/a. Chi nasce cerca il seno di chi l’ha partorito/ a, e dovrebbe aver diritto a una relazione, così come colei che ha generato. Non è solo un legame genetico, biologico, ma anche un legame generativo, emotivo importantissimo. I ripensamenti in queste situazioni sono frequenti.

In genere in un’intervista si risponde alle domande, non è questo il caso evidentemente. A meno che, la sig.ra Corradi non sta seriamente portando come argomentazione che il figlio di Maria Sole cercherà il seno della madre che l’ha partorito e non il suo (sic). Quindi diamo per scontato che la Sociologa Femminista Corradi sia fermamente contraria ad ogni tipo di adozione. Si chiama logica.

Cosa ne pensa della campagna dell’Associazione Coscioni per portare nei tribunali la richiesta di accesso alla Gpa ‘solidale’ da parte di una donna nata senza utero?

Ho molto rispetto per alcune battaglie dell’Associazione Coscioni, ma la riproduzione non è un diritto: è una possibilità, e molte di noi non l’hanno avuta, per motivi biologici, o economici. Pensiamo alle tante precarie che non possono fare figli e delle quali non si parla mai! Perché non ci impegniamo in una campagna affinché lo Stato garantisca un salario alle donne che decidono di fare figli, come succede in altri Paesi? E per quelle che non ne possono avere, perché non mobilitarci affinché diventi più semplice adottare? Io vedo (e vivo) la maternità come un sentimento non egoistico, non legato ai propri geni e alla consanguineità, ma a una relazione di scelta di parentela, di crescita e affetto reciproco. Altrimenti corriamo il rischio di medicalizzare i nostri sentimenti e nutrire le ‘cliniche della fertilità’ che promettono doni avvelenati. Non è solo la Gpa a essere nociva e problematica: dal 2014 stanno nascendo i primi bambini da utero trapiantato da ‘donatrice’ vivente – si tratta di vendita di organi –. Dove vogliamo fermarci?

Nel medioevo, a giudicare dalle ultime righe. E lasciamo stare il fatto che la Logica sia appena morta con il contrasto fra la richiesta di facilitare le adozioni e quello che la sociologa ha dichiarato prima.
“Io…io…io”. Ecco Per l’appunto.

Lei, individuo.
Io, individuo.
Maria Sole, individuo.
La giornalista Mariani, individuo.

Maria Sole non le sta dicendo di non semplificare le pratiche per l’adozione.
Io non le sto dicendo di non mettere un salario per le mamme.
E soprattutto né io né Maria Sole ci permettiamo di convincerla di geni e di consanguineità e di altre cose che c’entrano in questa discussione come il giornalismo con i giornali italiani.

Un diritto non esclude l’altro e una richiesta di diritti non esclude le altre richieste per altri diritti. Quando si vuole invece affermare che un diritto non esiste (in questo caso lei sta negando che il diritto di Maria Sole e di molte altre donne) bisogna portare prove e argomenti scientifici condivisi e accertati.

Dopo di ché bisogna legiferare etsi deus non daretur, e cioè in modo laico. E prestarsi a fare la femminista da comodino per il giornale dei vescovi non aiuta.

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