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IL COGNOME DEL MARITO SULLE CANDIDATURE ELETTORALI: UN “IN” CHE STA PER DOMINIO

Di Alessandro Giacomini in *Maestranzi | 17.10.2020


Le prime tracce di assumere il cognome del marito si riscontrano nell’antica Roma, tutto ciò era di legge in quanto il matrimonio prevedeva l’affrancamento della donna alla podestà del marito, la cosiddetta “ Manus“, la manus era un diritto del marito di poter decidere perfino della morte della moglie.

Purtroppo, pur balzando di parecchi secoli la situazione non si è evoluta, già in tempi più recenti il codice civile del regno d’Italia si esprimeva cosi :

“ il marito è capo della famiglia, la moglie ne assume il cognome, ed è obbligata ad accompagnarlo dovunque egli creda “

Lo stesso obbligo che si è palesemente notato nelle recenti consultazioni elettorali, l’aggiunta del cognome del marito sarebbe avvenuto d’ufficio, senza la richiesta dell’interessata, o meglio, le amministrazioni lo hanno inserito senza avvisare le elettrici.

La possibilità di inserire il cognome del marito accanto a quello della consorte sulla scheda sui registri elettorali e sulle candidature esiste da almeno 20 anni, ma solo negli ultimi mesi il ministero dell’Interno ha fatto applicare questa possibilità, facendo stampare il nome del coniuge sulle tessere delle elettrici.

L’articolo 13 della legge 30 aprile 1999 n.120 sulle "Disposizioni in materia di elezione degli organi degli enti locali nonché disposizioni sugli adempimenti in materia elettorale" disciplina le modalità di istituzione della tessera elettorale.

Da segnalare pure diversi casi di donne separate con l’aggiunta del cognome del marito, un insopportabile passo indietro anche di sensibilità .

Ma che significato ha dire la moglie di, forse le donne sposate non sono più se stesse ?

Un personale e simpatico esempio:

la mia dolce consorte candidata alle comunali in Trentino si è recata al seggio e a caratteri cubitali ha letto, in appendice al suo nominativo, il mio cognome.

Ha quindi rivolto lo sguardo al capolista dei candidati, il candidato sindaco che era anche il suo marito, cioè il sottoscritto, avendo quindi notato che accanto al cognome del marito non c’era il suo è uscita dal seggio senza votare e senza sostenere il malcapitato consorte.

Aldilà dello spassoso episodio personale la situazione è molto più grave di come appare, quel “ in “ sta di possesso : è una chiara equazione al femminicidio.

Il recente passato ha lasciato, come solchi dell’aratro, mentalità culturali gravissime, basti ricordare  il “matrimonio riparatore” che estingueva i reati sessuali compiuti contro una donna e il “delitto d’onore” (articolo 587 del codice penale) prevedeva un’attenuazione della pena per gli omicidi di donne compiuti da fratelli, padri o mariti, se la motivazione addotta fosse la scoperta della “illegittima relazione carnale ”.

Si potrebbe obiettare che tale codice penale è di un tempo passato ma la legge che abrogò le norme sul “matrimonio riparatore” e sul “delitto d’onore” è del ben più vicino anno 1981.

Cosi pure rilevante è il nono comandamento della religione cattolica, dove la donna è considerata come una proprietà maschile, una “cosa” tra le altre.

Emerge quindi quella atavica cultura del “non desiderare la moglie e la roba d’altri”, scritta nei  comandamenti, che equipara la donna a una cosa da possedere e di cui disporre a piacimento, fino a esercitare su di essa il diritto di morte.

Probabilmente molti non sono, in questo caso “fortunatamente”, avvezzi ai dettami dei comandamenti, ma il dovere civile o l’obbligo di recarsi al seggio alle consultazioni elettorali tutti le identificano in qualcosa di istituzionale, quindi eliminare nel più breve lasso di tempo quel improprio cognome del marito non è mai troppo tardi prima che questo chiaro segnale di sottomissione si trasformi “volontariamente” in atti di inaudita violenza.

Alessandro Giacomini in *Maestranzi

Responsabile UAAR per il Trentino

*Coniuge

3 commenti

Francesca :

Anche la sottoscritta non ha votato.

tommaso gallo:

la solita misoginia della chiesa apostolica romana......

Paola Re:

Sono d'accordo su tutto. Aggiungo che mi dà molto fastidio anche un manifesto funebre del tipo MARIA ROSSI IN BIANCHI oppure MARIA ROSSI VEDOVA BIANCHI. Neppure da morta la donna riesce a essere libera dal dominio dell'uomo. E le donne che acquistano il cognome del marito famoso facendone un marchio di fabbrica sono davvero misere: da Hillary Clinton a Michelle Obama... due tra le donne più famose al mondo... che tristezza!