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REFERENDUM: SO DI NON SAPERE

Di Elio Rindone | 27.09.2020


Votare Sì o No al referendum sul taglio dei parlamentari?

Dico subito che sono molto incerto perché … non sono competente in materia.

Fine del discorso? No, perché ho riflettuto sul metodo da seguire quando ci si trova ad affrontare questioni che esulano dalla propria competenza, e sono queste poche riflessioni metodologiche che vorrei condividere.

Dunque: se ho seri problemi di salute, io mi rivolgo ai migliori tra i medici che conosco. Così, se devo decidere come votare su possibili cambiamenti della Costituzione mi rivolgo ai costituzionalisti che stimo di più. È ciò che ho fatto nel caso delle riforme costituzionali proposte da maggioranze di centrodestra prima e di centrosinistra poi. Posso dire che tutti i costituzionalisti da me più apprezzati portavano argomenti che mi hanno convinto a votare No in entrambi i casi.

Questa volta, invece, la situazione è diversa: tra i costituzionalisti che stimo, alcuni sono per il Sì e altri per il No. Nei pochi giorni che rimangono prima del voto continuerò, quindi, a informarmi e a riflettere, sempre con l’atteggiamento socratico di chi sa di non sapere, per prendere una decisione soltanto dopo avere attentamente soppesato le ragioni pro e contro.

Cosa, questa, che non è per nulla facile, perché i grandi giornali, i più seguiti canali d’informazione e i personaggi televisivi che hanno maggiore audience sono compattamente schierati per il No, mentre gli argomenti dei costituzionalisti favorevoli al taglio dei parlamentari mi pare che abbiano difficoltà a trovare uno spazio adeguato sui mezzi di comunicazione. Il rischio che vedo, dunque, è quello di dare per scontato che la ragione stia tutta da una parte. Ma davvero certe affermazioni dei sostenitori del No sono così inoppugnabili che i sostenitori del Sì si possono trovare esclusivamente, o almeno prevalentemente, nelle fasce più incolte della popolazione? Vediamo!

Uno degli argomenti più consistenti per votare No è che dal taglio del numero dei parlamentari conseguirebbero una minore rappresentatività del parlamento e una sua minore efficienza. Tesi sostenibile, che però non si può dare per scontata: mi limito a riportare qualche parere contrario. Lorenza Carlassare, la prima donna in Italia a ricoprire la cattedra di diritto costituzionale, ritiene che quei mali abbiano in realtà ben altre cause: “Il cattivo funzionamento delle istituzioni, del rapporto Parlamento/governo in particolare, dipende solo dai numeri o ha cause più profonde? È alla radice della rappresentanza che dobbiamo guardare, alla legislazione elettorale che da decenni produce ‘un’alterazione profonda della composizione della rappresentanza democratica’ e compromette la ‘funzione rappresentativa dell’Assemblea’; […] non abbiamo norme conformi a un sistema liberale – e dunque pluralistico – del quale le minoranze sono l’essenza. È dunque indispensabile mobilitarsi per una legge elettorale nuova: proporzionale, con soglia di sbarramento non superiore al 3, e senza liste bloccate. Questa è oggi la vera, indispensabile battaglia nella quale il ‘popolo’, per Costituzione sovrano, deve impegnarsi per riprendere l’esercizio della sovranità di cui è stato espropriato. Se, con liste bloccate, la scelta di chi sarà eletto sta unicamente nei vertici dei partiti, gli eletti si sentiranno responsabili soltanto verso i vertici: il loro futuro politico dipende infatti dall’acquiescenza alle direttive imposte, non certo dagli elettori. […] Perché, fra i tanti appelli, non proporne uno sulla riforma elettorale?”.

Anche secondo Andrea Pertici, professore ordinario di diritto costituzionale all’Università di Pisa, il fatto che i cittadini si sentano o meno rappresentati dagli eletti non è questione di numeri: “il voto sulla riduzione dei parlamentari ha posto la questione della rappresentanza. Dopo che questa è da anni umiliata dalla rinuncia dei partiti a svolgere la loro funzione costituzionale per il concorso dei cittadini alla determinazione della politica nazionale, dopo che sono state approvate una sequela di leggi elettorali che impediscono qualunque rapporto tra elettore ed eletto, dopo il noto assenteismo dei parlamentari, dopo gli episodi di conflitto d'interessi degli stessi, […] dopo tutto questo, il problema della rappresentanza può essere davvero ridotto alla diminuzione del numero dei parlamentari?”.

E Andrea Morrone, professore ordinario di diritto costituzionale all’Università di Bologna, sostiene che la riduzione dei seggi non mortifica ma al contrario valorizza il ruolo del parlamento: “Esiste una regola generale: il numero dei parlamentari è inversamente proporzionale alla democrazia di un paese. Le assemblee pletoriche si ritrovano solo in dittature come Cina, Corea del Nord e nella ex Urss. Per questo sostengo il “sì”: un Parlamento con numeri più contenuti è coerente con le altre democrazie parlamentari. Tutte quelle europee hanno un numero di eletti compreso tra 450 e 700”.

In sostanza, secondo i suddetti costituzionalisti, molti cittadini non si sentono adeguatamente rappresentati nonostante l’attuale ampio numero di seggi, e ciò perché i parlamentari che i cittadini eleggono come propri rappresentanti non rispecchiano adeguatamente le diverse posizioni degli elettori a causa delle leggi elettorali che alterano l’espressione della volontà popolare mediante premi di maggioranza, liste bloccate o altri espedienti del genere. La riduzione del numero dei parlamentari non risolverebbe certo i problemi ma potrebbe essere un’occasione per varare leggi elettorali che favoriscano una maggiore corrispondenza tra elettori ed eletti.

Il timore di una possibile deriva oligarchica è quindi, a loro giudizio, infondato come infondato sarebbe il timore che gli interessi locali non siano più sufficientemente tutelati, e ciò sia perché con l’istituzione delle Regioni, nel 1970, e con la successiva modifica del titolo V, nel 2001, gli interessi regionali sono anche troppo tutelati dai consigli regionali, sia perché, in base all’art. 67 della Costituzione, “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione” e non interessi locali.

C’è un’obiezione al taglio, infine, che mi sembra davvero poco convincente: il ridotto numero dei componenti di un’assemblea ne compromette l’autorevolezza e l’autonomia. Ma allora il nostro Senato, che già ora ha la metà dei componenti della Camera, gode di autorevolezza e autonomia dimezzate! Strano che sino a oggi nessuno se ne sia accorto: forse per la semplice ragione che non è vero!

Credo dunque che si possa affermare, concludendo, che le affermazioni dei sostenitori del No non sono, come si vorrebbe far credere, né verità evidenti né dogmi indiscutibili: sono opinioni da verificare confrontandole con opinioni contrarie non meno argomentate e ugualmente degne, nonostante la potenza di fuoco messa in campo da un’informazione spesso asservita ai poteri forti, di essere prese in considerazione.

P.S.: Sull'argomento potete leggere anche: http://www.italialaica.it/news/editoriali/60701

 

 

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