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DOPO IL COVID19, PIÙ SPAZI PER I LAICI

Di Raffaello Morelli | 17.05.2020


La pandemia Covid19 avrà almeno una conseguenza non negativa: limiterà parecchio il conformismo sociale. Perché, con gran dispetto del mondo dell’informazione di massa, dopo il Covid19 è assai più difficile rifiutare i fatti e drogarsi con la sicurezza del sogno ideologico o religioso consistente nel “tutto è sempre sotto controllo”. La convivenza e le istituzioni devono esser preparate in ogni momento a fronteggiare disagi anche forti e pericolosi. Nella vita reale i diritti non sono mai una condizione di natura, in cui cullarsi. Sono una conquista umana da manutenere tramite meccanismi funzionanti tutti i giorni.

La mentalità laica – in quanto decisa a praticare l’esercizio dello spirito critico individuale sui fatti al passar del tempo ­– è dunque più forte dopo il Covid19. I fautori dell’ideologia e della religione lo avvertono e per loro è un drammatico risveglio. Temono che allarghi la loro difficoltà a seguire gli eventi e che quindi diminuisca la loro credibilità quale potente riferimento nel convivere. Così attuano disperati tentativi di confondere le carte, rovesciando la realtà.

Il voltafaccia del Corriere

Un esempio eclatante è l’articolo dello scrittore Sandro Veronesi sul Corriere del 9 maggio. La tesi è, alla lettera, che “il mondo laico boccheggia, mentre quello cattolico è pieno di vita”. Ora, come laici, sosteniamo la diversità e rispettiamo pure le idee esaltate di Veronesi. Però riteniamo assai disdicevole il voltafaccia del direttore del Corriere (che ha pubblicato Veronesi senza distinguersi, con ciò condividendolo col farsene veicolo) rispetto alla linea secolare della testata, mai clericale. Un articolo costellato di gravi errori.

Secondo Veronesi, la prima clamorosa lezione inflitta dalla Chiesa al mondo laico è stata nel 2013, quando in pochi giorni Benedetto XVI si dimise ed il Conclave elesse il successore, mentre il Parlamento non fu capace di eleggere il successore di Napolitano e dovette confermarlo. E già questa è una logica farneticante. In seguito Veronesi scrive che “papa Francesco solleva temi fondamentali il cui peso la politica laica, via via sempre più rachitica e orfana, non riesce più a sostenere”. Anche questa è un’asserzione apodittica tipica del misticismo invasato. Poi Veronesi affronta il tema pandemia. E da il peggio, demonizzando ciò che non è Chiesa.

“Il mondo laico produce polverosi funzionari impegnati a snocciolare numeri senza senso mentre ogni prete fa sentire la propria voce ed i valori necessari per superare la prova. Non soltanto l’immagine blu di Francesco che prega da solo in Piazza San Pietro vuota: il parroco di Codogno o un giovane prete di Bergamo visti in TV, i sacerdoti sui social, gli amici preti sentiti per telefono — solo da loro è venuta l’ispirazione, la compassione e la forza necessarie per affrontare lo sprofondo in cui il fallimento della scienza, per secoli baluardo della cultura laica, ci aveva condannato. Un fallimento («non sappiamo nulla») condito da un’arroganza insopportabile”. Con l’anatema apodittico, il mistico invasato intende fustigare la scienza che fa progredire da secoli la conoscenza, quella scienza di cui Veronesi non afferra il metodo. Perché per lui la colpa della scienza sta nell’usare un metodo che funziona meglio di quello religioso, nonostante si fondi sullo sperimentalismo e non sulle scritture, cioè sull’osservare individualmente i fatti nel tempo e sul trovare i meccanismi che li spiegano così da poter migliorare la convivenza umana.

Chiese vuote

Questo infortunio di Veronesi sul Corriere, non è il solo tentativo dei clericali in questo periodo di imbrogliare le carte. Un altro esempio di rilievo, seppur d’altro genere, arriva proprio dall’interno della Chiesa. Il tema è stato come celebrare le messe al tempo del Covid19. Intorno a metà marzo, in piena epoca Covid19, il Papa ha disposto il non svolgimento di funzioni religiose alla presenza dei fedeli. Per non alimentare i contagi, come indica la scienza.  Con tale atto il Papa ha riconosciuto la necessità di affidarsi talvolta alle indicazioni della scienza piuttosto che alla religione. La cosa non è andata giù a cattolici a vari livelli (a parte i politici sovranisti che hanno insistito a vuoto per riaprire le Chiese a Pasqua) ma il Papa è il Papa e dunque diocesi silenti. Ma quando a fine aprile è arrivato il Decreto per contenere l’epidemia, la CEI ha sfruttato un errore commesso dalla burocrazia redattrice del testo (“l’apertura dei luoghi di culto è condizionata all’adozione di misure tali da evitare assembramenti di persone…….”) e ha inscenato – aiutata dalla grancassa mediatica – una protesta per rivendicare la libertà di culto, quasi da molte settimane non esistesse già la disposizione papale sulla non presenza fisica alle messe. All’alba del giorno dopo il Papa ha ribadito che le norme devono essere rispettate, e così la CEI ha cercato di svicolare trattando con il governo un dettagliato protocollo per la graduale ripresa della liturgia pubblica. Protocollo emanato nove giorni dopo, a conferma della linea effettiva dettata dalla scienza in tema di comportamento vitale.

Il mondo laico è opportuno prenda atto di questi sintomi di novità. Ma farebbe un grave errore se ne deducesse che con ciò Francesco intende rinunciare al credo anche solo in parte. Le messe senza fedeli sono una scelta corrispondente alla tradizione gesuita dello spregiudicato realismo orientato al probabilismo e alla casistica per scopi mondani. Peraltro Francesco non manca occasione per ribadire la fede e la dottrina della Chiesa. Non da indizi di accettare il metodo individuale e quello sperimentale. L’unica stella è sempre la religione del Libro.

Ultras clericali

I laici non devono neppure farsi fuorviare dal mondo clericale conservatore che di continuo si contrappone a Francesco quale usurpatore, facendo finta di non accorgersi dei suoi profondi legami con il Papa emerito. Ratzinger da oltre un quarantennio dipana lo svolgersi dottrinale cattolico e nel 2013 si dimise (parole sue) “non per promuovere la purificazione nel piccolo mondo della Curia, ma della Chiesa nel suo insieme”. Ratzinger in queste settimane ha sottolineato che il “matrimonio omosessuale” e l’“aborto” esprimono il “potere spirituale dell’Anticristo”. Insieme specificando che le preghiere contro questo potere hanno bisogno della Chiesa Universale per resistere alla crisi dell’esistenza cristiana minacciata dalla dittatura mondiale della “ideologia relativista”, che esclude le altre concezioni e glorifica l'uomo al posto di Dio e del suo Messia. Cose che anche Francesco ripete di continuo ma che i clericali conservatori vorrebbero sostituire promuovendo una guerra santa contro la scienza (sopra ho richiamato l’articolo di Veronesi).   Questione sulla quale Francesco è assai più accorto, rendendosi conto, da gesuita, di quale sia la sfida della realtà, insufficiente per i cattolici ma difficile da negare.

Peraltro, anche qui, Francesco non si concentra sulla questione – centrale per la cultura laica e scientifica così come per la politica occidentale – dei meccanismi per far funzionare nel convivere l’esprimersi dei diritti umani e della libertà di culto. Perciò diffida dell’impegno a rafforzare il manifestarsi della metodologia individuale dello spirito critico. Di nuovo nello stile gesuita, Francesco privilegia i riferimenti alla comunità indifferenziata in uno spirito avverso al capitalismo, riferimenti che, per intercettare l’attenzione dei più disagiati, puntano ad enunciare i problemi piuttosto che a cercare di risolverli.  E dunque pure lui, seppure con un percorso differente dal tradizionale potere ecclesiale, è un fiero avversario della laicità, dei suoi valori individuali, della scienza avvinta allo sperimentare.

Scienza e laicità

Nel sostenere la scienza, il mondo laico non può ritenerla quale la suppongono i religiosi: un distributore rapido di certezze utilizzabili a piacere. La scienza è dubbio derivante dall’uso del senso critico, dal provare, dal verificare tutto, dal trarre utilità dagli errori fatti. In pratica, l’opposto del nucleo delle ideologie e della religione organizzata: cioè nessuna autorità. Per mezzo della scienza, usciremo dal Covid19 o comunque lo argineremo. Ma con tempi e con modi della scienza, cui è sperabile che ora la società sia più propensa ad adattarsi dismettendo il “tutto va sempre bene” ed accettando fino in fondo la logica del rischio e dell’incertezza finora avversata da ideologie e religioni istituzione. Confidiamo che dopo il Covid19, crolli la considerazione per il determinismo e per la rigidità dei comportamenti pubblici. Crollo utile pure per affrontare lo spettro dell’indigenza derivante dal taglio epidemico agli scambi e ai consumi. Così la mentalità laica è più forte in prospettiva.

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