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SANT'ANTONIO ABATE ED IL RIEQUILIBRIO DEL RAPPORTO UOMO NATURA ANIMALI…

Di Paolo D'Arpini | 13.01.2020


La festa di Sant'Antonio Abate ricorre il 17 gennaio di ogni anno e segna l’inizio del Carnevale.   Nell'iconografia cattolica il santo viene raffigurato a fianco di animali scodinzolanti ed è stato preso come esempio di protezione degli animali stessi.  Vorrei però chiarire l’imbroglio attraverso il quale questo abate, che viveva nel deserto, è stato nominato “protettore degli animali”. Spesso nei santini si vede il monaco che ha un maiale al fianco che non è però un suo amico per la vita ma solo un simbolo per ricordare la cura da lui scoperta per il “fuoco di Sant’Antonio” una malattia della cute che veniva appunta curata usando un intruglio di grasso di maiale. In ogni caso ciò  presupponeva che il maiale venisse accoppato per ricavarne il miracoloso grasso.  Un po’ come nella pubblicità del pollo Arena dove si vede un galletto tutto contento che fa chicchirichì per poi finire direttamente al forno. Insomma è sempre il diavolo che fa le pentole… ma riuscirà a fare anche i coperchi?

Con l'intento di riequilibrare il messaggio animalista ed ecologista vorremmo sperimentare l’armonia fra noi ed il resto del mondo vivendola nei suoi aspetti più immediati, riconoscendoci l’un l’altro parte di un tutto inscindibile, senza discriminazione di razza o specie.

Perciò in occasione della ricorrenza di Sant'Antonio pensiamo con amore agli animali, in particolare i pochi selvatici   che  vivono ancora liberi, ma fra mille difficoltà per il freddo  e nell'insicurezza della sopravvivenza, sia per la mancanza di cibo sia per le predazioni dei nemici naturali, sia per l'opera decimatrice dell'uomo. Aiuteremo questi animali durante  una passeggiata pomeridiana sulle sponde del fiume Panaro, disseminando qui è lì un po' di pan secco e di semi, dirigendo verso di loro, verso il loro cuore e la loro anima, pensieri di fratellanza per aiutarli a sopportare il loro triste destino.

L'appuntamento per la passeggiata ecologista ed animalista, quest'anno è a Spilamberto, alle 14.30,  di sabato 18 gennaio 2020, con partenza  da via Manni 9.  Per info. 333.6023090

Un commento

Paola Re:

E’ vero ciò che è scritto su Sant’Antonio. E’ un vero imbroglio, come lo è d’altra parte San Francesco, per non parlare di Papa Francesco che, sull’onda dell’enciclica Laudato sii, si spaccia persino per animalista ma sappiamo bene quali siano i suoi piatti preferiti e soprattutto lo abbiamo visto accanto a una tigre incatenata dai circensi in vaticano. In barba a Sant’Antonio Abate, secondo quanto è scritto sul sito web dell’Associazione Cattolici Vegetariani, ci sono stati santi e sante che non hanno mai sfruttato gli animali rifiutandosi di mangiarli e addirittura di usare le loro pelli per vestirsi, cosa alquanto singolare, dato che in passato non esistevano tessuti alternativi alla lana per coprirsi dal freddo. Per esempio: Agostino di Ippona, Ambrogio di Milano, Antioco Eremita, Basilio Magno, Benedetto da Norcia, Bernardo di Chiaravalle, Bonaventura da Potenza, Caterina da Siena, Cesario d'Arles, Chiara da Montefalco, Filippo Neri, Francesca Romana, Francesco di Paola, Fulgenzio di Ruspe, Giacomo Minore, Giovanni Battista, Giovanni Bono, Giovanni d'Avila, Giovanni Maria Vianney, Girolamo, Giuseppe Cottolengo, Gregorio da Nazianzeno, Leonardo da Porto Maurizio, Matteo, Migne, Nicola da Tolentino, Nilo, Paconio, Paolino di Nola, Pietro, Pietro d'Alcantara, Pietro il Galata, Pietro Regalado, Apprezzo molto il messaggio lanciato da questo articolo cioè di riconoscerci «l’un l’altro parte di un tutto inscindibile senza discriminazione di razza o specie» perché, mentre il razzismo è giustamente condannato, non lo è lo specismo. In nome dello specismo si commettono atrocità. Non c’è bisogno di uccidere per mangiare, né per vestirsi. Gli animali non sono ingredienti e indumenti ma esseri senzienti ed è ora che si prenda una posizione nettamente contraria al loro sfruttamento. La Chiesa certamente non aiuta in questo perché è ferma sulla sua dottrina tragicamente antropocentrica, ma chi non è credente dovrebbe arrivare alla soglia minima di empatia per capire il dramma che vivono gli animali per mano di Homo Sapiens.