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L’ITALIA E I MUSULMANI

Di Ileana Montini | 30.10.2019


Una musulmana molto attiva sui social e collaboratrice di una pubblicazione cattolica online di "dialogo interreligioso", ha dichiarato che lo stato dovrebbe punire i vizi. Subito dopo un interlocutore ha tentato una timida correzione: lo stato deve punire i reati. Ma si trattava di una giusta affermazione dal punto di vista islamico: stato e religione sono la stessa cosa.

Sul web i profili creati dai musulmani sono numerosi, tipo i "musulmani italiani", "Islam la vera religione naturale della fitra".

Ogni tanto qualche musulmano   ribadisce che loro "non si integreranno mai". Inoltre una significativa maggioranza esprime, un giorno sì e uno no, l'ammirazione per il neo sultano Erdogan ritenuto un autentico esempio di che cosa deve essere un fedele dell'Islam.

Intanto a S. Giovanni in Laterano a Roma alla manifestazione ottobrina della Lega di Salvini, si sono viste bandiere accanto all'esibizione di crocifissi. Alla vigilia della manifestazione Matteo Salvini- dopo aver informato in uno dei suoi soliti video dove appare in primo piano, dell'esito del suo ricovero in ospedale per un malore- ha esibito un piccolo crocifisso spiegando che era il dono di una giovane.

Non era mai successo, in Italia, che alle manifestazioni politiche prendessero parte immagini della Madonna e del crocifisso. Neppure in epoca democristiana. E' la fine della secolarizzazione? Stiamo assistendo a un rilancio della fede cristiana in Europa? Dalla Lega partiranno giovani diretti ai seminari e ragazze ai conventi?

C'è chi si scandalizza di questo uso politico dei simboli religiosi in nome della autentica professione di fede cristiana. Si scandalizzano anche i politici a sinistra, disertando contemporaneamente riflessioni e analisi superficiali e non smettendo di   ribadire che M. Salvini crea la paura degli stranieri e che gli stranieri hanno il diritto di   vivere ed esprimere la propria cultura, anche perché "le differenze" sono bellezza e ricchezza.

Le differenze culturali sono in effetti una ricchezza, ma anche un problema quando gli emigrati   intendono applicare i loro diversi sistemi valoriali e normativi; e si chiudono nelle loro comunità etnico-religiose.

Ogni tanto una ragazza indiana, pakistana, marocchina o egiziana e di altre etnie, si ribella al padre, alla famiglia, al clan, magari dopo essere stata oggetto di violenze o minacce perché dialogante con "gli occidentali", o perché intenzionata ad assumerne gli stili di abbigliamento stringere amicizie, vivere amori...

L'integrazione è stata intesa quasi sempre sul versante economico. Uno degli esiti è stato la formazione, dopo gli anni '90 del Novecento, di comunità autoreferenziali su base etnica e religiosa; offrendo l'immagine di una chiusura sulla base dell'appartenenza identitaria. Di fatto si sono scatenate reciproche difese, legittimando un uso identitario storico del cristianesimo da parte degli autoctoni.

Interessante, a proposito dell'evoluzione delle comunità, è il caso dell'Islam in Europa, dell'Islam in Italia ormai seconda religione, come emerge da uno studio (OASIS  28,21/11/2018, L'Islam in Italia, dalla comunità alla cittadinanza) firmato da Bartolomeo Conti.

Fino ali anni '90 la religiosità dei musulmani in Italia è rimasta confinata alla sfera privata.  Quando si è dato avvio alle ricongiunzioni familiari, è iniziata anche la rivendicazione a manifestare pubblicamente la propria religione. Un segnale evidente è stato quello del cambiamento avvenuto nell'abbigliamento delle donne che, arrivate da sole non mettevano il velo, mentre in seguito al formarsi delle comunità intorno alle prime "moschee", se lo appiccicarono addosso; esattamente come le ultime arrivate a seguito della formazione dei nuclei familiari. Con i figli nati o cresciuti in Italia, nelle comunità inizia anche un certo confronto tra coloro che vogliono mantenere la separatezza dagli italiani per proteggere un'identità sentita come minacciata, e quanti vorrebbero giocarsi l'integrazione nella società italiana.

Sono le parole chiave appartenenza, identità religiosa prima ancora che nazionale a indicare tre diversi approcci all'articolazione del rapporto tra comunità e cittadinanza.

Prima di tutto ci sono coloro -una minoranza di cui fa parte l'associazione "musulmani laici"- che sostengono la necessità di rispettare la legge italiana. Seguono coloro -pare la maggioranza- che vogliono una shari'a applicata in ambito famigliare e infine c'è chi vorrebbe una applicazione integrale della legge islamica.

Si tratta, in effetti, di una maggioranza che auspicherebbe il riconoscimento ai musulmani di potere applicare il proprio diritto di famiglia conforme alla shari'a, riguardo al matrimonio, all'eredità, ecc. Significherebbe, per fare un esempio, ritornare al capo famiglia maschio, all'articolo precedente il nuovo diritto del 1975, che obbligava la moglie a fissare la residenza secondo il volere del coniuge. Qualcosa del genere succede in altri Paesi come la Gran Bretagna e il Canada con i tribunali islamici.

Spesso, sui social, i musulmani ribadiscono la loro contrarietà ad accettare norme e linee di comportamento "occidentali", come classi miste, insegnamento del darwinismo, ecc., in quanto contrarie alla legge islamica la cui origine divina impedirebbe qualsiasi stravolgimento interpretativo.

In effetti la transizione all'era post industriale è anche caratterizzata dal fatto che la cultura è diventata uno dei fattori di conflittualità all'interno della società.

I nuovi attori sociali perseguono lo scopo di uscire dallo stato di minorità anche introducendo nella legislazione italiana il diritto di famiglia islamico (a loro riservato); minando di fatto il principio di universalità. Ma anche per diventare sempre più visibili come comunità dotata di una specificità, che si manifesta, tra l’altro, con l'affermazione del corpo delle donne simbolo della identità collettiva tramite l'abbigliamento islamico.

Si arriva sempre più ad affermare piani contradditori: da una parte si chiede il riconoscimento della pratica religiosa comprensiva della normativa islamica come comunità di minoranza, dall'altra si auspica la lenta conversione ("ritorno") dei popoli autoctoni alla "vera religione" di Allah per una società liberata dai disvalori occidentali.

Il sociologo Renzo Guolo ha scritto di una "hiijra neo-tradizionalista", per spiegare che più che a mirare all'integrazione individuale, si auspica uno statuto derogatorio di cittadinanza, capace di definire il grado di autoesclusione necessario alla riproduzione della propria, esemplare, separatezza.

Una musulmana scrive su facebook :"L'educazione parte dalla famiglia, si insegna già da casa ai figli come comportarsi, si evita di mandarli all'asilo in tenera età in modo tale che non assorbono ciò che le insegnanti cercano di inculcare  (come festa di natale, Halloween, San Valentino ecc..).quando entrano nelle scuole a classi miste i bambini musulmani, se sono forti nella loro fede, non saranno toccati da ciò che hanno attorno perché  già hanno delle basi solide... purtroppo anche tra le famiglie musulmane esiste questo lassismo e per loro non sussiste il problema di stare in classi miste e fare attività che li spingono a mescolarsi tra loro... che poi mi sa che le maestre lo fanno apposta... in questi anni poi ci hanno messo anche la psicologa.. mah.

Le questioni ereditarie? Noi seguiamo il corano, non stiamo ad ascoltare quello che l'ordinamento italiano dice, poi prima di morire in Italia ce ne vuole. in sha Allah moriremo tutti e le questioni ereditarie saranno solo un problema dei vivi.

Lavorare per i figli è già un lavoro. Se c'è un marito che mantiene la famiglia è meglio ancora, prima di fare dei figli si fanno delle scelte, chi tiene i figli con sé lo fa perché lo ha scelto. Quante donne vorrebbero essere al posto di quelle che stanno a casa invece di andare a lavorare. Questo è il sistema societario dell'occidente, dove non si vuole la donna libera e pari all'uomo, ma schiava del lavoro e pure dei suoi figli. Per questo l'islam guida le persone verso la giustizia e mette dei limiti e differenze tra uomo e donna."

È su questa lunghezza d'onda che si avverte l'affermazione, orgogliosa, identitaria collettiva, isolazionista e rivendicativa.  L'Italia fino a tempi recenti -anni '90 - appoggiata su una identità laica intrisa di sub cultura cristiana con tinteggiatura integralista qui e là, reagisce in una difesa "a pelle" temendo di perdere i contorni antichi e tradizionali che fanno la propria sicurezza di ancoraggio.  A sinistra   si sorvola sulla problematica complessa, ma reale dei diritti universali (1948) -che i Paesi musulmani non sottoscrissero- messi in discussione dalle comunità culturali immigrate.  Forse perché a pagare il prezzo di deroghe al diritto di famiglia del 1975 sarebbero soprattutto le donne; italiane e straniere?

 

11 commenti

Mansur Cristian Farano :

Sono un italiano convertito all'Islam, mi permetto di dissentire da chi nella mia comunità magari esige una applicazione totale di principi magari non consoni alla costruzione, ma francamente il voler ad esempio indossare dei simboli della fede musulmana, hijab ad esempio non credo che sia violazione a laicità etc ,oppure si pretende che chi pratica una fede debba tornare nelle catacombe????Perché benissimo il rispetto della Costituzione, ma non è la stessa che garantisce comunque libertà di culto??.oppure dovremmo andare nelle catacombe???

Mansur Cristian Farano :

Ribadisco da italiano convertito all'Islam, che certe asserzioni da parte di alcuni musulmani di applicare in toto certi dati della tradizione, non mi trovano assolutamente favorevole, ma non bedo assolutamente il motivo magari di scandalizzarsi ,se magari si vuole vivere la propria dimensione di fede anche pubblicamente, attraverso simboli etc,o dovremmo andare nelle catacombe????

michele:

QUESTI PROBLEMI SI POTREBBERO RISOLVERE MOLTO FACILMENTE RIPORTANDO TUTTE LE RELIGIONI NELLA SFERA PRIVATA. E LASCIANDO LO STATO TRANQUILLO AD OCCUPARSI DEI CITTADINI, RISPETTANDO L'ART 3 DELLA NOSTRA CARTA.

Ileana Montini:

il mio articolo analizza e riporta una ricerca, ovvero non riguarda la libertà di culto che deve essere sempre garantita. La difficoltà peró sorge quando tale libertà viene invocata ,come da parte musulmana, per chiedere la legittimazione ad applicare ,per esempio, un diverso diritto di famiglia.

Mansur Cristian Farano :

Sono il signor Mansur Cristian Farano, ci tengo a precisare che assolutamente non sono d'accordo con posizioni e proposte da parte di elementi della comunità musulmana, e che magari possano cozzare con la Costituzione italiana. Mi preme però ad esempio affermare che se fortunatamente non siamo una teocrazia, però ugualmente non siamo in un regime laicista o con dottrina di ateismo di stato ,ad esempio al riguardo del velo ,OVVIAMENTE NON IL NIQAB O BURKA, non vedo il motivo di scandalo se delle persone liberamente scelgano di indossarlo. Perché appunto siamo in un ordinamento laico,ma non laicista ,o dobbiamo andare nelle catacombe o nasconderci etc?Perché cara Montini se posizioni estremiste magari liberticide verso le donne vanno combattute assolutamente, però inutili crociate antivelo o sul fatto che si debba esercitare il culto nel privato etc non credo siano posizioni liberali e democratiche,poi dipende da cosa abbiate ad intendere per laicità, o dobbiamo magari pensare che dietro la concezione di alcuni circa la laicità, in realtà ci sia una posizione illiberale ???O magari posizioni ostili ai musulmani, spacciate da difesa della laicità?Sbaglioo il principio democratico del neminem ledere è ancora presente???Sbaglio o comunque la Costituzione salvaguardia la libertà di culto e individuale????Certe sue prese di posizione, signora Montini ,sono assolutamente condivisibili,ma non vedo lo scandalo odierno,ad esempio verso Hijab,oppure il fatto che la fede magari deve stare nel privato al riguardo dei simboli etc,perché altrimenti si corre il rischio di un certo grado di illiberalita',perché piaccia o no ai commentatori ,siamo uno stato laico,ma non laicista, a meno che non ci si voglia dire che dobbiamo andare nelle catacombe, o che integrazione passi per assimilazione il che sarebbe molto discutibile,magari imporre su come uno deve educare i figli etc.Ribadisco da musulmano e italiano sono contrario a posizioni o proposte che vadano ad urtare con la Costituzione,ma certe battaglie contro velo etc le trovo non propriamente esatte

Mansur Cristian Farano:

BUONASERA SIGNORI E SIGNORE, RIBADISCO DI ESSERE UN ITALIANO CONVERTITO ALL'ISLAM, HO PUNTUALIZZATO ALL'ARTICOLO DELLA SIGNORA MONTINI,CHE NON SONO D'ACCORDO CON EVENTUALI PROPOSTE O AMBIZIONI DA PARTE DI SETTORI DELLA COMUNITÀ ISLAMICA ,CHE POSSANO COZZARE CON LO SPIRITO DELLA COSTITUZIONE ITALIANA. CIÒ CHE MI PREME SOTTOLINEARE ,È CHE SE NON SIAMO UNA TEOCRAZIA, FORTUNATAMENTE, NON SIAMO NEPPURE UNA REALTÀ LAICISTA CHE TENDA AD OSTRACIZZARE LA LIBERTÀ DI CULTO, ANCHE ATTRAVERSO USO DI SIMBOLI RELIGIOSI E DI CULTO, ERGO NON VEDO TUTTO IL VOSTRO SCANDALO ALMENO LIMITATAMENTE A IMPIEGO DI VELO,OVVIAMENTE NON IL NIQAB O BURKA,MA SE UNA PERSONA LIBERAMENTE INDOSSA QUESTI SIMBOLI ,NON VEDO IL PERCHÉ DI GRIDARE ALLO SCANDALO ,O FARE BATTAGLIE INUTILMENTE ANTICLERICALI,PERCHÉ ALTRIMENTI, ALMENO PERSONALMENTE VEDO UNA MAL COMPRENSIONE DEL CONCETTO DI LAICITÀ ,FORSE VOLETE UN LAICISMO, CHE MAGARI PORTI LE COMUNITÀ RELIGIOSE A NASCONDERSI O AD ANDARE NELLE GROTTE????QUESTA SAREBBE LA LIBERTÀ DI CUI VOI VI FARESTE PORTAVOCI??.LIBERTÀ, MA NON PER CHI LIBERAMENTE PROFESSA FEDE????LAICITÀ È OSTRACISMO CONTRO I FEDELI SECONDO LEI ,CARA MONTINI????QUESTA SAREBBE LIBERTÀ???QUESTO SAREBBE DIFENDERE STATO LAICO???

Mansur Cristian Farano :

Signora Montini personalmente io non invoco ,da musulmano e italiano non invoco assolutamente applicazione di cose estranee alla Costituzione italiana,ma essenzialmente i musulmani avrebbero bisogno di un riconoscimento,luoghi di culto decenti,e poter seguire precetti di fede,ovviamente compatibilmente con il dettato costituzionale, poi signor Michele,certamente la religione è un dato privato,ma un paese che si dice civile si occupa anche magari di accordi con comunità etc Perché possano esercitare diritti costituzionalmente garantiti,altrimenti pure i luoghi di culto chiudiamo per ricondurre tutto al privato????peggio delle catacombe.Poi e faccio riferimento a me ,da musulmano e italiano chiedo solo un luogo decente in cui pregare e vivere liberamente la mia fede,senza chiedere cose non costituzionali,poi Michele nessuno vuole chiedere chissà cosa allo stato ,ma neppure nasconderci per pregare etc dato che la libertà di culto è nella Costituzione

Mansur Cristian Farano :

Signora Montini,non è detto che magari tutti i musulmani italiani possano chiedere un diritto di famiglia alternativo etc ,certo è uno studio sul tema,ma si fa riferimento anche al velo o ad educazione,per carità le citazioni di quelle parole di post di alcune musulmane etc,non le trovo condivisibili, ma velo o educazione comunque non sono per forza di cose desiderio di estraneità etc o di distinguersi etc Perché compatibilmente con Costituzione etc esiste una libertà educativa o il velo non per forza di cose è desiderio di separazione da maggioranze etc e della libertà di vivere la propria religione anche pubblicamente

ILEANA MONTINI:

Sig.Mansur, rilegga il mio articolo con meno faziosità. Dove è scritto che sono contraria al velo per le donne musulmane? La mia è un'analisi, mi ripeto, rispetto a come sono andare le cose con l'arrivo in Ue, in Italia di genti provenienti da altre etnie e culture .In particolare sulla situazione delle comunità musulmane analizzate anche da una importante ricerca. Lei ripete, tra l'altro,la solita tesi del non al "laicismo", che,in realtà è non alla laicità intesa come SEPARAZIONE dello stato dalle religioni. In altri termini: lo stato non deve legiferare le norme secondo i principi di una religione.

Pino Nicotri:

ARTICOLI OTTIMI! Un saluto. pino nicotri P. S. Proposta: credo sia urgente creare un partito laico. Potrebbe chiamarsi Democrazia Laica, anche se mi pare che tale denominazione già esista. Ci penso da anni, avevo anche scritto il suo Manifesto, ma ora credo sia davvero urgente passare all’azione. Sono disponibile per fare la mia parte.

Mirella Sartori p. Italialaica:

Gentile Signor Pino Nicotri, la ringraziamo per il suo apprezzamento che ci fa sentire neno soli. Ci farebbe piacere se rivisitasse il suo Manifesto e ce lo inviasse! In effetti esiste già una realtà denominata Democrazia laica, ma trovare un nome non dovrebbe essere difficile. Nel frattempo ci sarebbe gradito pubblicare qualche suo scritto. I saluti più cordiali, Mirella Sartori