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NEI DETTAGLI C’È DIO O IL DIAVOLO?

Di Alessandro Chiometti | 03.08.2018


Da tempo ci si arrovella fra linguisti se la versione originale del famoso proverbio riguardante i dettagli (di origine peraltro ignota) fosse stata “Dio è nei dettagli” o “Il diavolo è nei dettagli”.

Il significato è ovviamente completamente diverso nelle due versioni.

Se il primo invita a guardare il dettaglio delle piccole cose perché è lì che opera davvero la grandezza dell’onnipotente, ovvero dove nessun uomo mai penserebbe; il secondo invece avverte della possibilità che i grandi progetti vadano storti per minuzie a cui non si era pensato e che generano conseguenze disastrose.

Fatto sta che quando siamo venuti a sapere che il nostro “amico” Prof. Pierluigi Garlaschelli (ospitato da Civiltà Laica nel 2011 per la presentazione della sua “seconda Sindone”) ha trovato con il suo nuovo studio l’ennesima prova sulla falsità della Sindone di Torino, ci è venuta in mente la seconda versione di questo proverbio.

Perché è sempre più evidente che nei dettagli della Sindone, promossa qualche anno fa da icona a reliquia dall’incauto Ratzinger, non si trova certo dio (ovvero la prova della resurrezione o dell’esistenza di Gesù Cristo) ma il lavoro artigiano di qualche bravo falsario medievale.

Questa volta ad essere “sotto accusa” sono le macchie di sangue che non hanno la formazione che avrebbero dovuto avere se fossero state ottenute per sanguinamento da un corpo morto.

Per chi ha seguito la vicenda e non è un sindonologo (“È difficile far capire qualcosa a qualcuno il cui stipendio dipende dal fatto di non capire quella cosa” diceva Upton Sinclair, a proposito di motti e proverbi) il fatto che la Sindone di Torino sia un falso medievale è ormai cosa certa. Datazione con il radiocarbonio, il tipo di filatura di lino risalente al 1200 circa, la mancanza dell’effetto maschera di Agamennone, il fatto che i vangeli non ne parlino nonché la smentita delle tante bufale create dai sindonologi, prima i pollini e poi le monete e le scritte che “ha visto” solo la povera Barbara Frale probabilmente in estasi mistica.

A tutto questo si aggiunge adesso il nuovo studio del Garlaschelli che già, qualche anno fa, aveva smontato uno dei dogmi dei sindonologi ovvero l’irriproducibilità dell’immagine impressa sulla Sindone con mezzi umani.

Ovviamente non possiamo che stimare il Professore che cerca di contrastare la propaganda a mass media unificati (e santificati) che continuano ad ignorare i dati di fatto.

Tuttavia ci viene da sorridere perché è talmente evidente l’improbabilità storica di quel lenzuolo che usare una prova così raffinata per farlo ci sembra come voler smentire la teoria della Terra Piatta con una ricerca sulle onde gravitazionali.

D’altra parte noi razionalisti non abbiamo molta scelta, dobbiamo continuare a provare ciò che è razionalmente evidente contro le menzogne dettate dalla malafede.

Ed è curioso che questo suoni un po’ come uno dei proverbi enunciati da quel cattolico bigotto G. K. Chesterton: “Accenderemo fuochi per dimostrare che due più due fa quattro!” diceva nel suo ottuso fanatismo.

Senza però accorgersi che lui stava sommando mele e pere.

 

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