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L’ISOLA NUDA

Di Marcello Vigli | 28.05.2018


Soffocate dalle analisi e dalle diatribe, sulla dimensione politica e statuale del comunismo, poche e sommesse sono le “storie private” dei suoi militanti narrate senza l’intento di utilizzarle per esaltarne o per denigrarne le sue istituzionalizzazioni.

Fra queste ha certo un posto il libro Il segreto dell’isola nuda, della serie dei Diari dell’Archivi di Pieve Santo Stefano, che svela il segreto di una famiglia disgregata dalle conseguenze della fede politica del padre: una fede nel comunismo … più forte della sua ragione, più forte di ogni logica e ogni razionalità. Una fede nel comunismo profondamente vissuta dal protagonista il compagno Colussi Cherubino, giovane operaio friulano, che lo induce a lasciare l’Italia per trasferirsi con la famiglia nella Jugoslavia titina. Torna a Lussinpiccolo, il paese dove è nato e dove integra il lavoro con la militanza politica nel partito.

A rompere questo equilibrio giunge la rottura fra Stalin e Tito che mette in crisi, senza soffocarla, la sua fede inducendolo a ipotizzare il ritorno in Italia, auspicato da sua moglie. Non viene meno la sua fede, ma non gli è possibile superare la contraddizione esplosa, che lo rende indisponibile ad accettarne le conseguenze sulle sue scelte di vita. Questa sua indisponibilità lo rende sospetto alla dirigenza del partito che ne ordina l’arresto. A subirne le conseguenze furono: lui, con il processo, la condanna, l’espiazione della pena; la moglie e la figlia, con una vita di stenti e di angosce in attesa della sua liberazione.

Del racconto di queste drammatiche conseguenze è intessuta la tela delle poco più che 100 pagine del libro scritte in una prosa asciutta e sobria, che ben lascia emergere le sofferenze dei protagonisti. L’isolamento e le ristrettezze delle due donne per tutto il tempo che restarono a Lussinpiccolo in attesa di notizie sulla sorte del prigioniero, si innestano sulle vessazioni gratuite inflitte al compagno Colussi per tutto il tempo che resta nel penitenziario dell’isola di Goli Otok, vera tomba per tanti innocenti.

Di esse fece partecipi le sue due donne quando la vita tornò vivibile per il ricongiungimento a Lussinpiccolo al suo ritorno dopo i quattro anni di detenzione. Con minuziosa cura raccolse i suoi ricordi in un taccuino di appunti, che aveva pensato di nascondere nella cavità di un muro della stanza da letto, di coprire parete con della carta da parati e di appoggiarci un armadio. Voleva evitare nuove “conseguenze” per l’obiettività con cui li aveva raccontati

Sarà la figlia a trasformarli, insieme ai suoi ricordi personali, nella storia della famiglia narrata nel libro, svelando il segreto che suo padre le aveva affidato. e che offre un contributo per non dimenticare una realtà fatta anche della fede in un mondo più giusto che Colussi Cherubino insieme a tanti altri hanno conservato fino alla morte nella speranza di un suo prossimo avvento.

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