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A QUANDO UN'EUROPA FEDERALE?

Di Francesco Introzzi | 27.01.2018


L’amica tedesca Angela Merkel contro “l’America prima di tutto” di Donald Trump, slogan che richiama il vecchio nazionalismo tedesco del “Deutschland über Alles

La netta presa di posizione della cancelliera tedesca – e leader massima dell’Unione europea – nei confronti della “politica autarchica”, del presidente federale americano, scopre un vero e proprio rovesciamento di fronte rispetto al confronto politico pre-bellico. Tra le due guerre mondiali del secolo XX, l’Asse italo-tedesco si era arroccato su posizioni autarchiche mentre erano gli alleati anti-fascisti su posizioni libero-scambiste. Paradossalmente la politica europea di sostegno agli scambi commerciali, mentre spinge il rafforzamento monetario dell’euro, penalizza le esportazioni europee (e avvantaggia i consumatori europei) e favorisce le esportazioni statunitensi verso l’Europa (e penalizza i consumatori americani).

L’aspetto più allarmante per gli europei riguarda l’esportazione americana di armi verso i paesi afro-asiatici (a cominciare dalla nostra “alleata” Turchia e probabilmente anche verso il nostro (poco rassicurante partner ed ex-nemico) russo, per non parlare degli stati Medio-Orientali/Sud-Mediterranei (Asia Occidentale-Nord Africa) i quali, già fra di loro,  non fanno che scannarsi, con l’intenzione dichiarata di tenersi allenati,  per poi sfogarsi nei nostri stessi confronti (sulle tacce di un terrorismo che, per adesso, non molla, né fra di loro, né con noi).

Angela Merkel, finalmente, dimostra di avere le idee chiare ma non è passata ancora ad attivare – dentro la stessa Europa e in area afro-asiatica - un deciso impegno di sviluppo socio-culturale generale vedendovi l’unica alternativa possibile alle tensioni belliche dilaganti in ogni dove.  Solo il progressivo sviluppo di una effettiva società civile degli ex-paesi sotto-sviluppati – a cominciare dalle ex-colonie italiane (!) – può fare da argine al nostro naufragio sociologico, economico e politico.

Dobbiamo riconoscere a Donald Trump un grandissimo merito culturale (che però non era compreso nei suoi propri piani): è riuscito a sconfiggere – forse del tutto, ed è quello che spero – il nazionalismo idealistico hegeliano, parallelo all’italo nazionalismo: mazziniano-crociano (e gentiliano-fascista). Forse dobbiamo proprio alla tedesca Angela Merkel il recupero culturale europeo dei valori civili dell’Illuminismo di Voltaire, di Carlantonio Pilati, di Giandomenico Romagnosi, di Cesare Beccaria e del “positivismo illuminato” di Carlo Cattaneo e Ippolito Nievo.

Prima di chiudere questo, già di per sé disperante problema - disperante lo dico non solo per noi ma anche per le masse dei disperati in fuga da paesi sconvolti d’Oltre-Mediterraneo – sarà bene chiederci se riusciremo a disinnescare il rischio di massacro interno europeo che la questione ispano-catalana rischia di far esplodere, rinnovando quella “guerra civile spagnola” che fece da anticamera della “seconda guerra mondiale”. Vogliamo proprio prepararci per la terza?

Non possiamo permetterci di dubitare della capacità degli europei di superare tutte – tutte – le loro beghe autarco-nazionaliste. L’alternativa – rendiamocene bene conto – è la perdita di auto-governo.

Un’Europa di nazionalismi - culturalmente, tecnologicamente, economicamente e politicamente – deboli è condannata alla tracimazione!

In Germania occorre ripartire dalla Repubblica Federale di Weimar il cui fallimento – con buona pace del presidente americano Thomas Woodrow Wilson – è precisa responsabilità storica dei vincitori della prima guerra mondiale.

Infatti sono state le feroci condizioni del trattato di pace imposte alla Germania che hanno determinato: (1) la crisi economica tedesca degli anni 1920, in contemporanea con la stessa crisi interna statunitense; (2) il rigurgito nazional-socialista degli hitleriani e, con loro, di tutto il popolo tedesco e (3) negli anni 1930 – da bravi allievi, seguendo e perfezionandolo il modello del fascismo italiano – i tedeschi hanno prodotto la mostruosa macchina bellica di un euro-continentale fascio-nazismo!

C’è voluta la devastazione dell’intera Europa perché alla fine della seconda guerra mondiale il “Piano Marshall” impedisse di rifare l’errore commesso dagli “Alleati franco-anglo-americani” (e italiani) al termine della prima guerra mondiale!

La federazione è l’unica strada per salvare l’Europa, per salvarci.

Su questi Emma Bonino, come Barbara Spinelli e gli amici del Movimento Federalista Europeo, hanno tutti in questo perfettamente ragione.

Ma è dal dopo-guerra (è ormai passato più di mezzo secolo), è dal 1944, anno dell’accordo euro-federalista del “Colle Saretto” tra partigiani italiani e maquis francesi, che i nazionalisti europei negano alle comunità politiche locali il diritto sacrosanto di auto-governarsi e di creare – sulla base del loro diritto di auto-determinazione (alias “indipendenza”) – delle federazioni nazionali che sono il necessario presupposto della Amministrazione Federale Europea. Che cosa aspettano?


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