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Seminario a Brescia: I RISCHI DELL'ISLAMISMO IN EUROPA E NEL MEDITERRANEO

Di Ileana Montini | 05.11.2017


Il presidente di ”Convergenze” è un giovane ingegnere di origine marocchina. Si chiama Zouhair El Youbi: l’ho conosciuto alla presentazione di un libro alla Nuova Libreria Rinascita di Brescia perché avevo fatto un intervento sul concordato e la laicità dello stato, dietro l’intervento dell’imam di Trieste Nader Akkad; una squisita persona che era tra i presentatori del libro. Mi si era presentato dicendo che era d’accordo. Il seminario, a Brescia, su “i rischi del radicalismo islamista in Europa e nel Mediterraneo”, è stato fortemente voluto dal giovane ingegnere. Si è svolto il 3 novembre in una bella sala dell’ex palazzo di giustizia in centro storico a Brescia. L’evento ha avuto la collaborazione dell’Università di Brescia. Era presente anche l’ambasciatore del Marocco Hassan Abouayaoub. I relatori – docenti di varie università- hanno presentato ricerche e riflessioni, in specifico sulla situazione delle carceri dove avviene, spesso, la formazione e il reclutamento per forme di radicalismo islamico. Il prof. Roberto Mazzola dell’Università degli Studi del Piemonte Orientale, ha svolto il tema: “L’Europa multiculturale: quali sono le difficoltà?”.

C’è un rapporto – si è chiesto il docente- tra mancata integrazione socio culturale e il radicalismo? Sembra di sì a giudicare che soltanto il 5 per cento dei rifugiati si trova tra i terroristi musulmani che hanno agito nel teatro europeo. Comunque, i fattori reali sono di natura psicologica, di critica “ai costumi degenerati” dell’Occidente, al bisogno di trovare un’identità, al desiderio di avventura, alla reazione all’odio percepito contro i musulmani. Ma anche per una rivolta contro le umiliazioni subite dai genitori immigrati. I terroristi hanno in comune che si ritengono i detentori della verità.

Qualcosa del genere emerge anche nel libro scritto da Marco Belpoliti (Chi sono i terroristi suicidi, ed.Guanda, 2017). Belpoliti scava con attenzione nei motivi che aiutano a decifrare il profilo del terrorista a vocazione suicida. Il martirio, scrive d’accordo con Ali Shariati, uno degli ispiratori della lotta contro lo Scià, è un mezzo per conservare la fede. La fede sarebbe un elemento fondamentale nella decisione di trasformarsi in un martire “per infondere sangue nuovo nelle vene della fede religiosa”. Questi giovani musulmani di seconda generazione, tendono a una purezza “che è stata predicata loro, una purezza che non trovano nella società occidentale.”

Purezza contro impurità: un pensiero binario che attraversa i tre monoteismi ma che nell’Islam dell’emigrazione si autoesalta. Per inciso: il corpo della donna è stato, ed è, la visibilità concreta della concezione binaria: le mestruazioni la rendono impura; in quei giorni non può toccare il sacro Corano.

Carlo Alberto Romano, dell’Università degli Studi di Brescia, ha portato un interessante studio sul campo: ”I risultati di una ricerca all’interno delle carceri italiane”. Nelle nostre carceri i musulmani sono l’11,4 per cento. In prevalenza marocchini (il 36 per cento). Di cui il 43,4 per cento regolari e il 56,6 per cento irregolari. Tra i valori che non vengono apprezzati della cultura italiana, c’è la ”troppa autonomia delle donne”. La religione offre una possibilità narcisistica, un riscatto contro anche le proprie debolezze e contro una giustizia, quella occidentale, avvertita come …ingiusta. Di nuovo Belpoliti offre uno spunto interessante: “l’Islam viene presentato come la fede nell’unico Dio che consente di uscire dalla propria condizione di minorità, di diventare eroe o un’eroina.”

Paolo Barca, noto studioso dell’Islam dell’Università Cattolica di Milano, ha svolto il tema “La minaccia dell’ideologia radicale in Europa è reale?”.

Ha esordito spiegando che l’integralismo è un prodotto della modernità. E che il fondamentalismo è una reazione squilibrata alla modernità. Sono gli Usa cristiani la patria del fondamentalismo e dell’integralismo come si evince dal rifiuto delle teorie evoluzionistiche di Darwin. Il professore però non ha fatto alcun cenno ai musulmani, di emigrazione e convertiti, che hanno applaudito Erdogan che ha vietato il darwinismo nelle scuole turche. E qui si apre una riflessione che è mancata nello svolgimento del seminario.

Fermo restando che la maggioranza dei musulmani nel mondo non sono dei terroristi in erba, è lecito chiedersi se certe posizioni iterate, in qualche modo non diventano uno dei fattori culturali che favoriscano la costruzione di identità dei terroristi. Come la continua, esasperata, critica all’ Occidente decadente, ormai privo di valori e secolarizzato. Come, appunto, emerge nella eccessiva autonomia delle donne, nell’ “ideologia gender” che sovverte i ruoli sessuali voluti da Allah, nel permissivismo verso gli omosessuali con leggi come quella sulle unioni civili ecc..

Una società occidentale impura che avrebbe bisogno di iniezioni di purezza islamica.

Barca ha criticato la mentalità musulmana diffusa che fa del Corano un libretto d’istruzione per l’uso della macchina uomo. Allah, nel Corano, racconta storie o favole di contenuto morale. I testi, insomma, sono incompleti, la parola divina è infinita. Altra dovrebbe essere la lettura. Non è così nell’umma dell’emigrazione, come scrive su Facebook l’imam di Lecce: “Se guardiamo gli insegnamenti del messaggero di Dio (pace e benedizione su di lui), che i sapienti hanno raccolto, studiato e spiegato ed insegnato ai musulmani durante i secoli, vedremo che egli non ha trascurato nessun lato della vita dei credenti (i riti, l’educazione, il lavoro, l’igiene, i rapporti cogli altri…).”  Difficile non avvertire un sentimento di superiorità nei riguardi dell’Occidente che ha separato la religione dalla cosa pubblica, dallo stato. Che non fa leggi di ispirazione esplicitamente religiosa e non educa, nelle scuole, in linea con la supposta etica divina coranica.

Che permette alle donne di sottrarsi al volere divino di essere custodi del focolare domestico.

Barca ha sottolineato che nel Corano l’unica sura che non inizia invocando Allah, è la IX. E’ la sura della spada citata spesso come esempio della violenza legittimata. Dice il docente della Cattolica: non invoca Dio in apertura proprio perché tratta della violenza ammessa soltanto in difesa. Ma Belpoliti racconta che nel corso degli anni Ottanta il Movimento per il Jihad islamico in Palestina ha prodotto una teologia della liberazione, che ha legittimato l’ethos dell’autosacrificio, in nome del versetto: ”Non uccidete il vostro prossimo che Dio ha reso sacro, eccetto che per la giusta causa “(Sura VI, 151). Si è così legittimata con la “giusta causa” la “bomba umana” . Insomma, decolla così il martirio del terrorista suicida musulmano.

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