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Laicità per consiglio di stato

Di Giovanni Fioravanti | 29.03.2017


Che differenza c’è tra una benedizione e un crocifisso? Se il crocifisso è ammesso durante l’orario scolastico, perché una benedizione non può essere celebrata come attività parascolastica, al di fuori dell’orario curricolare? Tanto più che è più forte l’impatto di una croce appesa ad una parete di un aula dove si siede per impara ad apprendere di qualunque sceneggiata liturgica.

Non mi convince la via giurisdizionale alla laicità, perché se uno stato non è costituzionalmente laico è difficile che porti a qualche approdo. È il caso della sentenza del Consiglio di Stato a proposito della benedizione nelle scuole che altro non poteva essere che ovvia.

Il tema è tutto culturale e consiste nell’ossimoro di una razionalità che rincorre gli dei o come direbbe Kant di una razionalità che galleggia come un’isola in un mare di irrazionalità. Non si può tollerare l’insegnamento della religione cattolica, sia pure a richiesta individuale, nel curricolo delle nostre scuole pubbliche e poi ricorrere perché un consiglio scolastico decide di far benedire la scuola, come si fa con gli animali e le auto, al di fuori dell’orario scolastico. Non mi sembra il modo migliore per vincere la battaglia della laicità.

In questi giorni mi ha colpito l’immagine delle donne musulmane che con il capo coperto dall’ hijab hanno manifestato contro l’attentato di Londra. Un segno di democrazia ed emancipazione ma soggiogato alle pratiche imposte da un’appartenenza religiosa. Anche qui a vista d’occhio c’è qualcosa che non va, ritorna l’ossimoro, la contraddizione, l’inconciliabilità per una mente umana laica. È l’impressione che la vita si conduca sempre con una riserva, un rifugio peccatorum, con uno sguardo che, contro ogni razionalità, ritiene più potente l’al di là dell’al di qua.

È questo equivoco ad essere pericoloso e nutrirlo nei luoghi della conoscenza, dove si tenta l’impervia salita del sapere è ormai da irresponsabili. C’è un odore rivoltante di manipolazione delle menti, specie delle più fragili e sprovvedute, c’è la prevaricazione della dignità umana che ha il diritto alla libera scelta e non alle pratiche subdole degli indottrinamenti spacciati per cultura o tradizione.

Gestire l’umanità con l’imponderabile è da sempre il modo per schiavizzarla, per controllarne le menti, per privarla della libertà. E di questi tempi la questione si è tradotta nuovamente in tragedia, perché l’imponderabile esplode nell’imponderabile degli attentati, delle stragi, nell’annullamento del tuo simile e se questo può produrre la religione in menti malate è come fornire un’arma nelle mani di qualcuno che da un momento all’altro può usarla contro di sé come contro gli altri.

Attenzione perché sempre più la religione sta assumendo il ruolo di antidoto alla crisi, al malessere dell’umanità e pensare che non vi sia qualcuno che abbia tutto l’interesse a tirare i fili in questa direzione sarebbe davvero da sprovveduti.

Papa Francesco, sarà pure umanamente grande, la grandezza umana fortunatamente abita sconosciuta anche in tanti altri luoghi della Terra, ma l’uso che se ne sta facendo da parte in particolare dell’informazione pare stendere i suoi vapori di ottundimento sulle menti delle persone.

Viviamo quaggiù, su questo pianeta, e non per un mondo celestiale che non c’è, e a risolvere i nostri problemi non saranno le corone del rosario del pontefice.

Sono le fughe dalla realtà che ci uccidono. È l’Io e il Noi che dobbiamo ritrovare, ricongiungere, riconciliare se necessario. Siamo una comunità di destino e il destino di tutti si gioca su questa Terra.

Siamo entrati ormai nell’era dei suicidi altruistici, come direbbe Durkheim, ma si finge di non saperlo, non si dice, si dichiara invece che sono schegge impazzite, deflagrazioni di atti religiosi che hanno smarrito il loro percorso, consci di mentire a se stessi.

La religione come la minaccia del nucleare. Entrambi possono esplodere con conseguenze disastrose per l’umanità. La religione l’esito dell’irrazionale, il nucleare il risultato di quanto abbiamo di più razionale, vale a dire la ricerca scientifica. Dal nucleare ci possiamo difendere disattivando il nucleo, altrettanto dobbiamo fare della religione, per assicurarci che di entrambi si faccia un buon uso.

2 commenti

Antonia Sani:

questo articolo di Gianni Fioravanti mette in mezzo l'universo mondo. E' ricco di suggestioni e di inviti alla riflessione in più direzioni. Io vorrei però attenermi agli estremi della vicenda oggi all'ordine del giorno: il SI del Consiglio di Stato alle Benedizioni nelle scuole al di fuori dell'orario scolastico. Proporrei innanzitutto una distinzione tra la questione relativa all'esposizione del crocefisso nelle aule scolastiche e la Benedizione di rito cattolico nelle stesse (al di fuori dell'orario scolastico). Distingue frequenter. La presenza - perenne - del crocefisso nelle scuole statali è stata oggetto di un pluriennale iter procedurale, sulla base dell'Art.3/Cost, ben altra cosa rispetto allo Statuto albertino che considerava la religione cattolica "la sola religione dello Stato italiano". Al responso del TAR Veneto che aveva accolto il ricorso di coloro che in nome delle laicità dello Stato avevano chiesto la rimozione delcrocefisso dalle aule, rispose in ultima istanza -dopo un percorso rocambolesco- la Corte Europea rigettando il ricorso, in quanto il crocefisso "è simbolo del dolore universale" e come tale non può che essere da tutti accettato.... Diversa è la vicenda della Benedizione nelle scuole che fa parte degli "Atti di culto". Il TAR dell'Emilia si era pronunciato (con sentenza definitiva) contro la celebrazione di atti di culto nelle scuole, le Messe in orario scolastco... Qui ci troviamo di fronte a un atto di culto complesso. Si tratta di una benedizione "dei" locali, e "nei" locali. E' tradizione, infatti, che la benedizione pasquale, casa per casa, investa sia la benedizione dei locali della casa che delle persone che in essa si trovano in quel momento. Il ricorso alla Corte Europea -ventilato dal Comitato bolognese Scuola e Costituzione- a mio parere deve tener conto di questi due piani. La benedizione dei locali di una scuola statale è un attacco inaccettabile alla laicità dello Stato; quanto alla benedizione dei partecipanti -beninteso fuori dall'orario scolastico- può configurarsi come una forma di discriminazione nei confronti di altre fedi religiose. Se la richiesta di poter celebrare un atto di culto della propria religione fosse rivolta a un istituto scolastico da appartenenti a religioni diverse dalla religone cattolica quale sarebbe la risposta? Se negativa -come è facile supporre- il ricorso alla Corte Europea assumerebbe anche il carattere di tutela dei diritti umani contro una forma palese di discriminazione. Credo che un ricorso alla Corte Europea debba tener conto di questi 2 piani per poter essere vincente. Antonia Sani

martina franca:

Bene, signora Sani! Allora andiamo alla ricerca delle situazioni che potrebbero essere accolte per un ricorso! E se non riusciamo a trovarla aiutiamo a crearla! ci sarà qualche ebreo, quale islamico, qualche testimone di Geova, o comunque qualcuno di qualsiasi religione che avrà la volontà di farlo! Chiedere una cerimonia religiosa... nella scuola e poi via con il ricorso. Italialaica che spesso mi ospita può farsi parte diligente? Grazie, martina