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LIBERTÀ E LAICITÀ OGGI

Di Raffaello Morelli | 10.03.2017


Italialaica  è un riferimento cardine nel purtroppo sconnesso mondo laico. Perciò, non posso non commentare quanto uno dei fondatori ha scritto giorni fa nell’articolo “Laicità oggi”.

Lo spunto dell’articolo è il ritorno dell’Espresso alla testata originaria del ’55, L’Espresso, al fine di marcare  un cambio di marcia, come allora. Un ritorno spiegato così. Allora si trattava di squarciare il silenzio del paese, oggi si tratta di squarciare il rumore assordante del giornalismo tutto e subito. Provando ad uscire dalle abitudini che non hanno seguito il cambiamento nel mondo.

Con il mio commento non intendo tanto riferirmi all’atmosfera dell’editoriale de L’Espresso che l’articolo “Laicità oggi” equivoca. L’Espresso, scrive l’articolo,  ha “indicato la laicità al primo posto fra i nostri valori fondanti prima di libertà, diritti di donne e uomini, uguaglianza, dovere di stare alle calcagna del potere”. Ma l’articolo dimentica il grande sottotitolo “la nostra storia è il nostro futuro: liberi, laici e fuori dal coro”, ove il termine liberi precede laici (insomma L’Espresso elenca i suoi caratteri distintivi senza priorità). Commento invece un fatto indubbio:  per “Laicità oggi”, la laicità viene prima della libertà. Non ne faccio una questione semantica. Il problema consiste nel fatto che un tale concetto mette in secondo piano l’individuo e insieme sminuisce la laicità e i suoi valori.

Riflettiamo. Partire dall’idea che laicità viene prima di libertà, significa ritenere che la laicità contiene aspetti che la libertà non ha. E siccome la libertà riguarda tutti gli individui e la loro diversità, questi aspetti ulteriori non possono che riferirsi al superare il fattore individuo tendendo alla comunità d’ogni genere, fede, classe, territorio, razza, cultura. Per questa via, si colpisce subito l’importanza dell’individuo – e quindi il motore della libertà, retrocessa al secondo posto – ma in realtà si colpisce anche la laicità , trasformandola, nel farla contenitrice di quegli aspetti ulteriori, dall’essere un modo della libera diversità di convivere (rispetto  ad altre forme, religiose o ideologiche) ad essere veicolo strumentale di una concezione impositiva del convivere ispirata al comunitarismo.

Una seconda distorsione dell’anteporre laicità a libertà, si manifesta quando si scrive che “la convivenza delle culture è imposta dalle migrazioni e dalla creazione di un unico universo culturale grazie all’immediatezza del sistema delle comunicazioni”. Nel mondo reale, la convivenza delle culture è presente ovunque si anteponga la libertà e la diversità, da tempo, senza bisogno di migrazioni e di rapide comunicazioni. Una terza distorsione si manifesta subito dopo, quando si scrive che “la fine delle ideologie e la convivenza delle culture hanno restituito alle religioni un ruolo centrale nella società e la possibilità di essere utilizzate come sostegno a proposte politiche”. Nel mondo reale, nessuna ideologia e nessuna cultura hanno potuto impedire alle religioni né di avere un ruolo centrale nell’animo umano del cittadino né  di pretendere la preminenza nella gestione del potere civile né di essere usate quale progetto politico.

Per imbrigliare simili inclinazioni,  i fautori della libertà hanno  concepito la separazione Stato religioni onde mettere la sovranità del cittadino al primo posto civile. Mentre l’articolo “Laicità oggi” giunge a scrivere (quarta distorsione) che le esigenze degli adepti religiosi hanno “un valore che va ben oltre il tradizionale ambito dei rapporti stato/chiesa”, teorizzando quindi che i rapporti stato/chiesa non sono determinanti per la libertà civile dei cittadini religiosi. Eppure il valore degli adepti è la diversità effettiva resa possibile solo dal vivere nella libertà, che in Italia non dipende dalla Chiesa cattolica.

La quinta distorsione in “Laicità oggi” è la pretesa impositiva di contribuire con atti laici “alla gestione democratica delle comunità religiose le cui autorità non potrebbero prescindere dalla partecipazione ad essa dei loro fedeli”. Il che è surreale, visto che, occupandosi della gestione della comunità religiosa, il laico rinnegherebbe la propria diversità di individuo che distingue l’ambito religioso da quello civile (sapendo che la partecipazione laica fa decidere il cittadino mentre la partecipazione cattolica chiede di obbedire a ciò che decide l’autorità nel nome della verità divina).

Oltretutto, le cinque distorsioni sono strettamente legate tra loro, e il filo è appunto non riconoscere che la libertà del cittadino e la sua diversità sono il pernio della conoscenza storica applicata ai criteri della convivenza.

La sperimentazione nei secoli ha fatto capire che, solo partendo dal principio della libertà tra diversi, tutti hanno  diritto ad esser liberi come ognuno preferisce. Ed inoltre che la laicità è l’atteggiamento comune tra coloro che, credenti e non credenti, escludono la religione (salvo la libertà di praticarla)  dalle condizioni per decidere in campo civile, anzi la giudicano un sistema che comprime la sovranità del cittadino. Perciò, il come costruire le istituzioni (cioè le regole delle relazioni  interpersonali) è l’aspetto essenziale del vivere insieme, in quanto la garanzia dell’esercizio delle libertà tra i diversi cittadini sta nelle istituzioni.

Una conseguenza è che laicità non può accettare che vengano imposti divieti legali in campo etico in base a convinzioni personali. Questo l‘articolo “Laicità oggi” lo scrive. Ma poi,  fatti alcuni ragionamenti interessanti, prosegue con le distorsioni e chiude incitando L’Espresso a promuovere il rifiuto dell’insegnamento della religione cattolica iscrivendosi a scuola e a  sollecitare il non dare l’8 per mille alle confessioni religiose per riservarlo allo stato. Tale incitamento viola l’insegnamento della libertà istituzionale. Secondo cui l’azione laica non è scimmiottare il proselitismo tipico della Chiesa cattolica, ma sostituirlo con le battaglie politiche quotidiane di libertà per modificare le norme istituzionali fonte di privilegi obbrobriosi. Magari iniziando dalla battaglia legislativa e referendaria tesa ad eliminare dalla legge 222/85 la riga e mezzo che, distribuendo l’ 8 per mille inoptato con le percentuali risultanti nell’ optato, assicura l’implicito privilegio alla Chiesa cattolica.

La conclusione del mio commento è l’auspicio che anche tra laici ci si ricordi, come L’Espresso, di mutare marcia e di adeguarsi al tempo che scorre.

 

 

3 commenti

Marcello Vigli:

Ringrazio Raffaello Morelli per l’attenzione dedicata al mio testo sulla Laicità oggi lasciando ai lettori la valutazione delle cinque “distorsioni” da lui rilevate anche perché, essendo strettamente legate tra loro, esigono, per una risposta esauriente, più spazio di quanto concesso ad una breve nota a margine. Mi permetto solo di rilevare che la convivenza delle culture, pur se affermata da tempo in alcune società, è, invece, imposta a livello mondiale dalle migrazioni e dalla creazione di un unico universo culturale grazie all’immediatezza del sistema delle comunicazioni, in concomitanza con la cosiddetta fine delle ideologie. Nel suggerire all’Espresso la promozione, fra genitori e studenti, del rifiuto dell’insegnamento della religione cattolica nella scuola pubblica e la sollecitazione a non destinare l’8 per mille alle confessioni religiose per riservarlo allo stato, c’è solo un invito alla coerenza ai tanti che si proclamano fautori della “laicità”: far seguire alle parole i fatti, non per sostituirli alle battaglie politiche quotidiane di libertà per modificare le norme istituzionali fonte di privilegi obbrobriosi, ma per renderle più efficaci e comprensibili per i cittadini non addetti ai lavori. Questi sanno che non è in loro potere condure direttamente battaglie legislative di competenza del Parlamento! Lo avrebbero potuto imporre, forse, i cosiddetti partiti laici in cambio della loro insostituibile partecipazione ai governi in collaborazione con la Democrazia cristiana, ai tempi della Prima Repubblica. Si è preferito, invece, modernizzare il Concordato lateranense!

Francesco Introzzi:

Riprendo il brano oggetto del mio commento: "La sperimentazione nei secoli ha fatto capire che, solo partendo dal principio della libertà tra diversi, tutti hanno diritto ad esser liberi come ognuno preferisce. Ed inoltre che la laicità è l’atteggiamento comune tra coloro che, credenti e non credenti, escludono la religione (salvo la libertà di praticarla) dalle condizioni per decidere in campo civile, anzi la giudicano un sistema che comprime la sovranità del cittadino. Perciò, il come costruire le istituzioni (cioè le regole delle relazioni interpersonali) è l’aspetto essenziale del vivere insieme, in quanto la garanzia dell’esercizio delle libertà tra i diversi cittadini sta nelle istituzioni." Contesto radicalmente il fatto che "la garanzia dell'esercizio delle libertà tra i diversi cittadini sta nelle istituzioni." Credo che il concetto di Carlo Cattaneo per il quale "bisogna tenere le mani sulla libertà per non perderla" stia proprio a significare che non si può attribuire alle istituzioni una funzione di garanzia che invece dev'essere "esercitata direttamente" dalla "comunità liberazionista" [la terminologia è mia] da Cattaneo, secondo me, auspicata. Nel suo progetto federalista (di base) le istituzioni sono destinate ad esercitare - non una funzione politica sovrana che non è a loro delegata, ma solo una "funzione strumentale", di tipologia amministrativista. Questo significa che "nel "ederalismo cattaneano la sovranità della comunità locale auto-organizzata è intrasferibile". E questo con buona pace dei poco credibili "federalisti sovra-nazionalisti" (spinelliani/ventoteniani comopresi). Pur rimanendo, a suo tempo, encomiabile il loro "federalismo sovra-nazionalista" - in quanto strumento di pace tra europei dei vari stati nazionali - quello che il federalismo spinelliano non garantisce è il sistema di libertà che invece costituisce l'anima del "federalismo cattaneano. Sono i cittadini - cittadine comprese - che devono farsi - in prima persona plurale, comunitaria - garanti della loro propria libertà, non c'è istituzione che tenga! Il discorso di Carlo Cattaneo è lo stesso che, a suo tempo, era sostenuto Oltre-Atlantico da Thomas Jefferson politicamente battuto dai "federalisti deviati" americani. Per questo gli USA sono sempre più diventati una "macchina da guerra" invece che diventare quello che avrebbero dovuto diventare, ossia, uno strumento di libertà e di pace. L'Europa, per adesso (ma non avrà più in futuro altre chances) si trova davanti a questo, pericoloso, fatale, bivio. Fuori dal federalismo - visto, sentito e organizzato - come struttura ecumenica della libertà, non ci può essere nemmeno la pace! Cuneo, 30 marzo 2017 Francesco Introzzi

@benadam49:

Non sono d'accordo, laicità è bene sia posta prima di libertà. Il contrario vede infatti porre davanti a tutto una libertà che è subito libertà di operare di religioni che negano per natura proprio la libertà. Dare invece precedenza alla laicità promuoverà quel libero individuale e inconnotato sentire e vivere il sacro che dovrebbe essere, ben stiamo vedendo oggi, il solo modo di approcciarsi a quei temi.