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IL VALORE DEL DUBBIO

Di Renato Piccini | 07.03.2017


Il dubbio, piaccia o no, sta alla radice non solo del pensiero, ma della complessa vita umana, dalla riflessione intellettuale, alla scienza, al progresso, al processo generale del vissuto, come può esserlo dell’amore, della libertà di scelta, della fede religiosa e laica… che sono a volte decisivi nelle scelte personali.
Gli interrogativi che hanno sempre tormentato la mente e la coscienza dell’uomo, sia quelli esistenziali sia i più semplici della quotidianità, nascono dal dubbio, da una profonda incertezza che permane in tutta l’esistenza.
Dal pensiero alla coscienza, l’uomo, fin da piccolo, è tormentato da “se” e da “perché”.
C’è poi la ricerca della “verità”, religiosa e laica, una ricerca che deve essere costantemente alimentata dal dubbio.
È noto che tra i valori e i diritti universali dell’uomo, la verità resta un concetto essenziale, ma non riesce neppure ad avere una corretta definizione filosofica… ancor più difficile, quindi, la sua “oggettivizzazione”.
E ciò non ha nulla a che fare con il soggettivismo e relativismo… è semplicemente un dato di fatto che una verità piena non è raggiungibile, perché una verità è il mosaico di più verità.
Il dubbio ha qui una funzione essenziale che si può così sintetizzare: dubitare di una parziale verità per arrivare sempre più vicino alla verità.
È l’arma principale per mettere in discussione schemi, stereotipi, ideologie, ordinamenti di pensiero che si appellano alla “verità”, ad una “specifica” verità… apre cammini pieni d’incognite e di rischi, ma anche, forse soprattutto, di possibilità e di novità perché schiude orizzonti inediti che la certezza della “verità” impedirà sempre di vedere.
Il dubbio è concreta espressione della razionalità della mente, della libertà di coscienza, della totale indipendenza e dignità della persona umana.
La veritiera lettura della storia del passato è la fonte dei dubbi della storia presente e pone interrogativi per la storia del domani, una lettura che possiamo definire la saggezza della coscienza… quella saggezza necessaria alla ricerca della verità, mai unica e, soprattutto, mai definitiva.
Il dubbio crea una coscienza critica che rifiuta ogni assolutismo razionale o di fede.
Di fronte ad una semplice immagine televisiva, vedendo la tragedia di un’umanità, fatta soprattutto di giovani, quindi del futuro, che, disperati, fuggono dalle loro terre e, spesso, trovano un mare come tomba, viene spontaneo chiedersi: ma che società abbiamo creato? dove sono i grandi principi e valori del cristianesimo, dell’illuminismo, l’uguaglianza, la libertà, la terra patria di tutti?
E quale mondo andiamo costruendo ora? Un mondo non solo di voci diverse, di incomprensioni, ma di muri autentici.
Ne avevamo appena distrutto uno, cementato dal sangue di tante vittime, ora ne costruiamo non uno, ma tanti… e anche questi saranno cementati dal sangue di moltitudini disperate in cerca di una terra ospitale per riposare e di un tozzo di pane per far tacere i crampi dello stomaco.
Eravamo certi che le conquiste della scienza e della coscienza (1948 – Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo), della libertà di pensiero, di una vita più umana, fossero per tutti… eravamo certi! Ma è venuto il tempo di dubitare delle nostre certezze perché chiudere gli occhi offusca la coscienza, potrebbe essere una colpa imperdonabile per le generazioni future.
Anche se queste certezze hanno fatto la storia di “santi ed eroi”, una terra sempre più ricoperta di sangue innocente, sparso in nome di una falsa “verità”, è l’evidente dimostrazione di un fallimento epocale che ci trasciniamo da troppo tempo.
In questo mondo, dove si diffondono menti offuscate da certezze di progresso infinito, l’umanità globale si trova senza punti di riferimento per costruire il presente e preparare il futuro su autentici valori, giustizia, libertà, verità… i soli che possano far sorridere alla speranza di una nuova civiltà globale.
Non è forse spontaneo chiederci, almeno per chi ancora sa usare i suoi occhi – del volto, della ragione, della coscienza – in che storia viviamo e quale sarà quella di domani?
Quanto sono povere, senza valore, lontane dal vero quelle parole che scendano dai pulpiti e dalle cattedre, di ogni chiesa e di ogni istituzione, culturali e no, e pretendono di essere la “vera luce” di un cammino reale, che il tempo rende bugiarde.
Si fanno incontri a non finire, nei luoghi più celebri del nostro passato, con sorrisi e strette di mano, mentre sulle coste del Mediterraneo arrivano, quando non oscurano l’acqua dei loro giovani cadaveri, i naufraghi di un’odissea senza fine.
Un progresso continuo, che aveva creato l’illusione di un mondo totalmente diverso dal nostro triste passato, un mondo di pace, di libertà e di giustizia, è naufragato nelle acque dei nostri mari, ormai divenuti cimiteri non solo di cadaveri umani, ma di illusioni e di speranza.
Sorge, allora, con forza un dubbio: che fine hanno fatto le speranze, soprattutto nel secolo dei Lumi, di un’umanità che pensava di iniziare un “nuovo tempo” dove i valori essenziali della dignità umana potessero diventare storia quotidiana universale? Un dubbio storico: abbiamo tradito le aspettative di una “casa comune” dove ogni essere poteva realizzare le sue naturali aspirazioni?
Il dubbio di un grande tradimento concreto sta alla base delle nostre scelte… l’umanità di ieri e di oggi, ricca dei valori più nobili poteva dimenticare, pur lungo e faticoso, il cammino di libertà, giustizia, dignità?
Nasce qui il difficile ma essenziale e prezioso rapporto tra verità e dubbio.
L’intellettuale dogmatico, il politico di professione difficilmente hanno un dubbio sulle loro pseudo-verità.
La verità è una conquista della ragione, differente dall’evidenza che è una costatazione dei sensi.
La ragione non coglie la verità in modo intuitivo o rivelato (questo è un problema di fede religiosa) ma attraverso il cammino della razionalità, intessuto di incertezze sottoposte alla logica razionale del dubbio.
Così il dubbio è inevitabile, anzi è un valore, forza della razionalità e spinge a scoprire la verità, seppur parziale e, a volte, contraddittoria.
La ragione può aiutare a cogliere l’assurdo delle nostre convinzioni di fronte all’evidenza, ma non le spiega in alcun modo se non in termini deduttivi, che possono “errare”, allora il dubbio diventa essenziale per una cultura del “ripensamento”.
Diviene così la strada maestra per giungere alla verità, perché la verità assoluta non è raggiungibile dalla mente umana, e quella relativa va tradotta dal singolare al plurale, date le molte le facce della verità. E ciò non solo per i molteplici aspetti della verità e della ragione ma per la soggettività della stessa ragione.
Allora: il dubbio è lo strumento essenziale di ricerca della verità perché aiuta a dubitare della stessa ragione personale.
Tommaso d’Aquino afferma che chi vuol cercare la verità fuori da ogni dubbio è come “chi non sa dove sta andando”.
Se per giungere alla verità è necessaria la ricerca, il dubbio è strumento e valore indispensabile.
Il dubbio, anzi, “la metodica del dubbio”, sottolineata da Aristotele e Tommaso d’Aquino, come afferma Angelo Marchesi, è indispensabile momento di ricerca e di approfondimento per attingere poi la verità in modo motivato e sicuro.
«Sempre Tommaso d’Aquino aggiunge, sulla scorta del testo di Aristotele, che coloro che vogliono inquirere veritatem non considerando prius dubitationem” assomigliano a coloro che “non sanno dove stanno andando (assimilantur illis qui nesciunt quo vadant)”.
Emerge pertanto con chiarezza che la metodica del dubbio è accettata e messa a tema, sia da Aristotele, sia da Tommaso d’Aquino, come un indispensabile momento di ricerca e di approfondimento per attingere poi la verità in modo motivato e sicuro. […] Continuando infatti il suo “Commento” al terzo libro della Metafisica, l’Aquinate rileva che coloro che non hanno, dubitando, in precedenza problematizzato la loro indagine, non sono neppure in condizione di sapere se hanno o no trovato ciò che cercavano»[1].
Il dubbio è parte integrale dell’esistenza. Vi sarà sempre, nella storia universale dell’umanità, come nella breve storia della vita di ogni essere umano, il dubbio esistenziale, legato all’essere, e il dubbio vitale è parte costante, a volte profonda e sofferente, dell’esperienza di ogni esistenza.
Così si esprimeva Voltaire: «Il dubbio non è piacevole, ma la certezza è ridicola. Solo gli stupidi sono sicuri di ciò che dicono».
Questo pensiero di Voltaire risulta essere tangente alla sfera vitale dell’uomo, in quanto l’esistenza stessa è un unico, grande e complicato dubbio che l'uomo non riuscirà mai a risolvere, poiché, nella finitezza della sua dimensione, non può e non deve pretendere di racchiudere in uno spazio definito l’infinità e l’illimitatezza del mondo.
Chi, ad un certo punto del proprio cammino, ripensa alle mille diversità che avrebbero potuto cambiare profondamente la personale e comune esistenza, non fa che rimpiangere tanti dubbi non ascoltati e tante risposte, date ad ogni dubbio, senza uno sguardo aperto e sincero al futuro.

IL DUBBIO NELLA PROBLEMATICA RELIGIOSA

Ogni religione proclama l’Assoluto, il possesso pieno della verità.
Dato e non concesso che ciò sia vero – e di fronte al Dio unico, verità contrapposte possono portare ad una contraddizione in natura – la verità deve essere messa a confronto con la razionalità della mente che può trovarvi infinite sfumature che contrastano l’essenza stessa di verità.
Anche il cammino religioso è pieno di incertezze, interrogativi, dubbi, come del resto fu tutto il travagliato percorso della dottrina e della teologia cattolica.
Il dubbio non è certo estraneo alla problematica religiosa.
Anche chi ha fatto un’esperienza di fede cristiana tanto piena da essere portati ad esempio di tutta la comunità dei credenti, ha sentito e vissuto l’esperienza tormentata del dubbio della fede.
Basta ricordare le grandi figure storiche del percorso cristiano, da Agostino a Tommaso d’Aquino, alle figure contemplative come Caterina da Siena, Margherita Alacoque, Francesco di Sales… l’elenco sarebbe lunghissimo, tutti sono stati tormentati dal “dubbio” o della fede religiosa cristiana nel suo insieme o di specifiche verità, come il male e la salvezza eterna.
Non poteva essere altrimenti, dato che una “verità religiosa” non è mai frutto di un ragionamento razionale complesso, anche se non è in contrasto con la ragione.
Lo stesso Meslier, il parroco ateo del ‘700, non condanna tanto i contenuti della fede, ma la sua strumentalizzazione che impedisce alla coscienza umana di giudicare gli inganni religiosi che oscurano la mente e la coscienza della gente comune.
Se la teologia è scienza è perché porta con sé il tormento del dubbio che le permette una ricerca costante e preziosa per smascherare le pseudo-verità del passato, imposte per dogma. Attraverso il travaglio del dubbio arriva a scoprire il cammino verso la verità, se non la verità stessa, a volte sofferta per un credere solo fideistico.
Ogni scienza ed ogni conquista scientifica hanno alla base il dubbio come forza e valore di ricerca scientifica, razionale, laica o religiosa.
È possibile, allora, coniugare fede e dubbio?
Non solo è possibile, ma indispensabile, anche per un processo di purificazione della fede stessa.
Nella passione di Cristo, Chesterton vede una chiara e suggestiva allusione al fatto commovente che l’autore di tutte le cose, in qualche possibile maniera, non solo passi attraverso l’agonia ma attraverso il dubbio [cuore perverso][2] .
E qui non si parla di un dubbio che può essere alla base di un dissenso religioso-politico, ma di una capacità di avvicinare la fede alla ragione.
È indispensabile intromettere nell’atteggiamento delle proprie convinzioni quel “sapiens” che impedisce, in ogni risvolto del pensiero umano e della cultura, di distinguere il valore soggettivo del proprio credere di fronte ai contenuti oggettivi del proprio credo, per arrivare ad un atteggiamento di “ascolto”. Un ascolto senza condizioni e totale perché il dialogo arrivi a svilupparsi su comuni valori.
Il dialogo tra le grandi religioni non si può svolgere nell’interno di una cultura eurocentrica o, peggio ancora, di una teologia eurocentrica, ma deve passare dal binomio “fede = certezze” a “fede = tormento e ricerca”.
Il dubbio dovrebbe essere il valore assoluto di qualsiasi dottrina religiosa, non un preconcetto, ma uno strumento essenziale di lettura di ogni “catechismo”.
Ma quali sono i contenuti del “mio” credo?
Come faccio a giustificarlo di fronte alla ragione?
Quando la “mia” fede crea divisioni, barriere, lotte (le guerre di religione sono le peggiori perché giustificate da un credo assoluto)… come può essere un valore nell’esperienza esistenziale?
Ecco allora che il dubbio rende la fede problematica e impedisce l’assolutismo della fede, che è la cecità della ragione.
Il dubbio entra a far parte come valore necessario e “purificatore” del patrimonio e della ricchezza della fede su due aspetti:
–       impedire alla fede di entrare nel campo della ragione e dell’esistenza in modo assolutistico, dittatoriale…, distruggendo così i valori stessi della ragione, preziosi per una ricerca della verità, necessari per l’amore e la fraternità, e non permettere ad una fede astratta di diventare protagonista della e nella storia personale e comune della società;
–       consentire alla ragione di cogliere nella fede e dalla fede (non solo necessariamente religiosa) i forti valori propositivi per il bene del singolo e della società, così da costruire un bene storico concreto, condiviso, proprio perché problematico, dubitativo in ogni esperienza, in ogni cammino umano come in ogni “civiltà”.
La fede religiosa in una specifica dottrina non può e non deve cancellare la libertà piena di ogni essere dotato di libera intelligenza, ma, purificata dal dubbio, si apre alla ragione e perde le sue certezze assolute, proprio perché supera la sua dogmatica e diventa valore positivo per la ragione e per le scelte di un nuovo cammino.
Esiste, certo, un grave problema di coerenza tra ciò che credo e ciò che faccio. Il dubbio, vissuto nella sua dimensione positiva, può trovare il punto di coerenza nella piena libertà di adesione e di rifiuto.
La Chiesa cattolica, nella sua assurda concezione d’infallibilità, ha tolto alla libera coscienza del credente lo strumento del dubbio, che poteva e può evitare gravi errori, non solo per l’esperienza della comunità cristiana, e permettere un’incarnazione “dinamica-storica” dello stesso messaggio cristiano.
Se l’annuncio evangelico contiene valori essenziali per la dignità umana, deve esservi una capacità di amore e d’incarnazione perennemente rinnovabile.
E il dubbio sul passato e sul presente dell’annuncio e dell’etica cristiana è, di fatto, un continuo esame di coscienza di coerenza per essere testimoni di parola e di vita del messaggio evangelico.
Il dubbio, quindi, è fondamentale in ogni religione, proprio perché sfugge ad ogni razionalità.
La religione, soprattutto sotto l’aspetto storico-dottrinale, è “misteriosa”, già nelle sue origini, il che si ripercuote nei contenuti sia ideologici sia etici, come nelle sue finalità.
Il dubbio religioso non toglie nulla alla validità di una religiosità, che può avere radici profonde nelle origini di una civiltà, ma ne limita l’aspetto assolutistico e determinante che penalizza la ragione e la coscienza paralizzando il processo di evoluzione culturale, scientifica e storica.
Ecco perché la religione, sia nei suoi principi che nella concretizzazione, è stata un ostacolo al processo umano nel suo complesso.
I valori religiosi possono dare un apporto alla rettitudine di ogni scelta di coscienza, purché il dubitare sia libero a livello di ragione, di riflessione e a livello di coscienza nella sua scelta concreta.


CONCLUDENDO

Bisogna, però, riflettere con oggettività anche sulla negatività del dubbio: il dubbio su tutto e tutti, fatto principio di coscienza sia razionale che storica. Non sostituisce l’autocritica della ragione, per cui non è lecito farne una necessità assoluta nella ricerca della verità.
Se il dubbio non è una necessità assoluta e unica per arrivare alla verità è, però, uno “strumento” indispensabile per costruire i “ma” e i “se” della ragione, cercando nel travaglio culturale di dar loro una risposta, seppur parziale.
Ogni epoca storica crea “un tempo di civiltà” che il dubbio mette a confronto con altri valori di civiltà di tempi diversi.
Impedisce l’assolutismo della ragione che si crea ed esaurisce in un periodo determinato perché proietta (almeno nella razionalità “profetica”) in una cornice storica sempre nuova, la capacità dell’intelligenza umana di raggiungere altre mete e valori del vivere e del sapere perché il dubbio diventa un interrogativo permanente nell’infinita varietà della storia umana nello spazio e nel tempo.
Il dubbio, quindi, non solo è indispensabile, ma diventa dubbio storico che si immedesima nello sguardo sul passato e diventa tormento per il presente e per il futuro: potrà l’umanità creare una storia dove i suoi valori essenziali possono essere al centro di un nuovo cammino?
Qui il dubbio acquista una dimensione di coscienza universale ed è indispensabile non solo per saper leggere il passato con la visione del tempo futuro, ma per prendere coscienza che se non si riesce a dare una risposta, il futuro sarà peggiore.
E in questo dubbio storico-universale, prima che sia troppo tardi, vanno presi seriamente i dubbi di ogni sapere e di ogni coscienza.
Allora il dubbio non è solo lecito e indispensabile alla ricerca della verità in ogni tempo, ma è un dovere per giungere alla verità intellettuale e storica… e se è essenziale alla ricerca della verità in ogni campo, non può avere né esclusioni né limiti.
Il dubbio, ripetiamo, è prezioso nella ricerca della verità storica, perché cerca, attraverso gli strumenti interrogativi storici di oggi, di capire meglio lo “scenario” che ha formato e costruito una particolare presenza ed una specifica dinamica.
Quante volte il dubbio del “poi” ha aiutato a scoprire le infinite ombre di pseudo-verità ritenute storia vera! Purificando il passato, lo rende scuola e insegnamento del presente, cancella menzogne e condizionamenti del percorso storico.
Il famoso ciceroniano “historia docet”, è valido proprio perché il dubbio, disinteressato, del “dopo” permette di giungere alla verità essenziale di un determinato tempo che solo il dubbio ripropone alla ragione della storia.

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