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LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DELLA REGIONE MARCHE

Di Luigi Tosti | 26.08.2021


Oggetto: IL DIRITTO ALL'EUTANASIA

È noto a tutti il martirio che Dj Fabo ha dovuto subire per accedere al DIRITTO di porre fine ad una "vita" apparente che nient'altro era, per lui, che una tortura e una gabbia insopportabili. Dj Fabo è stato costretto ad andare in Svizzera per ottenere, a pagamento, la soddisfazione di questo DIRITTO, perché il nostro Paese, vittima di un antico e ancorato retaggio “culturale”, non glielo concedeva.  Marco Cappato, dando dimostrazione di quel SENSO CIVICO che solo una sparuta minoranza di italiani possiede, ha affrontato in prima persona una battaglia giudiziaria penale che ha visto anche l'intervento della Corte Costituzionale, grazie alla sagacia, alla civiltà e al coraggio dei giudici milanesi. La Corte Costituzionale ha affermato che i cittadini italiani hanno il DIRITTO di ricorrere all'eutanasia, delegando tuttavia il Parlamento ad emanare una legge, senza però risparmiare il monito di un suo ulteriore intervento, in caso di persistente inattività, al riguardo dei nostri politici attenti alle posizioni romane. E’, ancora, noto a tutti, che l'Italia è solo apparentemente uno Stato di diritto SOVRANO -come Carta Costituzionale comanderebbe- perché in realtà questo Paese legge ed ascolta con molta attenzione le bolle, le encicliche papali, le raccomandazioni della Chiesa, della C.E I.  ed anche il codice canonico. È noto a tutti che i parlamentari dell'Urbe Eterna, che i politici italiani -qualunque sia il loro orientamento di destra, di sinistra, di centro, di centro destra e di centro sinistra-, nonché la RAI e pressoché tutti i giornalisti, temono le conseguenze ed i rischi di coloro che non sono omologati.  In una siffatta situazione, così come è avvenuto per il DIRITTO all'interruzione della gravidanza, sarà difficile che qualche politico o qualche giornalista possa prendere l’iniziativa per portare avanti l'approvazione di una legge sulla eutanasia, essendo questa invisa ai parlamentari clerico-fascisti.

È noto a tutti che nella Repubblica Italiana vige da tempo immemorabile l'escamotage volpino, mutuato dal Gattopardo di Tomasi di Lampedusa, e cioè cambiare tutto perché tutto rimanga come prima.

Chiusa questa premessa, ritengo doveroso riportare, di seguito, l’articolo apparso su alcuni quotidiani nell'oramai lontano 24 marzo 2021, limitandomi a ricopiare un solo commento: “come funziona male la nostra sanità nazionale, ci rammarichiamo di una regione italiana che dovrebbe essere ‘progressista’ ed invece lecca anche lei le balaustre parrocchiali e la solita ingiustizia all’italiana!”.

Il caso riguarda la Regione Marche, cioè la regione dove sono nato e che è sempre stata una roccaforte dei Papi-Re. La persona coinvolta non intende declinare le proprie generalità, per motivi di giustificabile privacy, così lo chiamerò "Mario", un nome di fantasia.

Suicidio assistito in Italia: iniziato il primo processo contro l’Asl delle Marche

Un paziente tetraplegico si è rivolto ai giudici dopo che l’azienda sanitaria aveva respinto la sua richiesta di poter morire senza doversi recare all’estero.

Si è tenuta oggi la prima udienza del procedimento di urgenza, in cui un uomo di 42 anni tetraplegico, in condizioni irreversibili si è opposto al diniego ricevuto dalla sua Asl di riferimento delle Marche rispetto alla sua richiesta di accedere al suicidio assistito.

Questa persona chiede dunque al giudice che ordini all'Azienda Sanitaria delle Marche di effettuare le verifiche sulla sua condizione e sul protocollo a cui accedere, così come previsto da una sentenza della Corte Costituzionale, per poter procedere - previo parere del comitato etico - alla prescrizione del farmaco letale che il malato richiede, in base alla propria condizione, di poter assumere per porre fine alle sue sofferenze con il suicidio medicalmente assistito.

Dichiarazione della persona:

“Io, immobile da 10 anni. E l’Asl mi nega il suicidio assistito!

Credo che tutti quelli che si trovano in condizioni simili alla mia debbano avere il diritto di scegliere se andare avanti così, tra dolori e sofferenze, oppure no.

Io ho scelto, non voglio più soffrire. Per questo chiedo di attivare la procedura per il suicidio assistito in Italia.

Nessuno può capire, se non lo vive in prima persona, cosa vuol dire trovarsi in queste condizioni 24 ore su 24. La vita che sto vivendo ormai da 10 anni per me non è più sopportabile.

Preferisco andarmene con dignità piuttosto che vivere per chissà quanti altri anni una vita, piena di dolore, che non mi appartiene."

EXIT-Italia, attraverso il suo Presidente, Dr. Emilio Coveri, ha rilasciato questa intervista che merita di essere citata per sagacia e toni di indignazione:

«In attesa della decisione dei giudici, ritengo che sia di una crudeltà inaudita che i cittadini in condizioni gravissime di malattia, come si trova questa persona, debbano passare per i tribunali per ottenere risposte sull'esercizio dei propri diritti.

Ha poi aggiunto Coveri: la EXIT-Italia chiede, vista l'urgenza di questo caso e anche dei tanti altri che versano nelle stesse condizioni, al Ministro della Salute, al Ministro della Giustizia ed a questo nuovo Governo, di procedere e rispettare la Costituzione con gli atti necessari affinché le strutture pubbliche applichino la sentenza della Corte Costituzionale».

Ci riferiamo alla sentenza del 25.09.2019 che sul caso di Dj Fabo ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell’articolo 580 del codice penale per la parte relativa all’aiuto al suicidio.

La Corte ha stabilito che l’aiuto, di cui all'art. 580 del codice penale, non è punibile nei casi in cui una persona tenuta in vita da trattamenti sanitari di sostegno e affetta da una malattia irreversibile con intollerabili sofferenze, sia pienamente capace di intendere e volere e soprattutto capace di prendere decisioni libere e consapevoli.

"Vi è poi la Legge n. 219/2017", riprende Coveri, "che non soltanto è stata disattesa in questo caso, ma che in modo vigliacco, è stata fatta oggetto di totale bavaglio da parte dei mass media italiani, tutti, dico tutti - afferma Coveri- in modo che i cittadini non ne siano a conoscenza."

“E allora dico e affermo” -continua Coveri - “questi vigliacchi pensano di fare il bene del nostro Paese? Questa è EUTANASIA, parziale, va bene, ma si tratta di EUTANASIA!

Abbiamo quindi paura di chiamare le cose con l'esatto termine o abbiamo timore di urtare qualche sensibilità religiosa? Ed i nostri parlamentari che cosa stanno facendo? Non lamentiamoci poi se la Spagna ha approvato la legge sull’EUTANASIA prima di noi. …e noi? …dimenticavo, ora c’è Draghi, uomo della Goldman Sax, vicino alla B.C.E. e ai suoi amici europeisti ed europei franco-tedeschi!

La Politica italiana ci ignora, la Politica italiana ha in mano il nostro PROGETTO DI LEGGE-PROTOCOLLO EXIT depositato e consegnato a Roma ai gruppi parlamentari l'anno scorso. Si tratta di un lavoro fatto per bene e confezionato nella misura di poter essere presentato alle Commissioni parlamentari per una discussione: perché allora non ci convocano?"

Per quanto sopra premesso, Egregio Presidente della Regione Marche, sono anch’io aggredito dal dovere CIVICO di porle una DOMANDA e un INVITO.

LA DOMANDA: ma Lei si vergogna o si stima di presiedere una Regione italiana dove i DIRITTI INVIOLABILI dei suoi cittadini vengono vilipesi e calpestati dal suo Servizio Sanitario Regionale?

L'INVITO: premesso che è usanza frequente quella di dedicare uno o due minuti di silenzioso CORDOGLIO per le vittime di un qualche disastro o incidente, perché durante una delle sedute del Suo Consiglio regionale delle Marche Ella, Signor Presidente, non dedica un minuto di silenzioso CORDOGLIO in onore di "Mario", vittima incolpevole della codardia della politica e dell'ASL regionale?

Sarebbe gradita una risposta, altrettanto pubblica.

Rimini, addì 18 del mese di agosto dell'anno domini 2021 d.i.C.

Luigi Tosti

suddito della Pontificia Repubblica Italiana

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