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L’INTOLLERANZA DEGLI INCERTI

Di Ileana Montini | 06.12.2018


L’ultima notizia è quella proveniente dal comune friulano di Codroipo che ha proibito le manifestazioni delle differenze culturali negli asili. Qualcuno, più raffinato, ha aggiunto che non si potranno più utilizzare strumenti musicali in uso in altri Paesi del mondo. In seguito ci sono state precisazioni da parte dell’amministrazione  un po’ contro la delibera regionale  aperta alle differenze culturali: “Al nido ogni azione è svolta nel rispetto delle diverse fasi di crescita, dei personali ritmi di sviluppo di ciascun bambino e alla cultura di provenienza”, modificata nel modo seguente: “Al nido ogni azione è svolta nel rispetto delle diverse fasi di crescita, dei personali ritmi di sviluppo di ciascun bambino garantendo a tutti i piccoli uguali possibilità di sviluppo e di mezzi espressivi e contribuendo a superare i dislivelli dovuti a differenze di stimolazioni ambientali e culturali”. A dir il vero è un po’ difficile da decodificare.

Il clima, comunque, è incandescente su tutto il territorio nazionale anche perché il Natale trascina con sé polemiche a non finire sul presepe e l’albero. A Brescia l’imam del Centro Culturale dichiara al giornale locale che loro non sono contrari al presepe nelle scuole: per rispetto alla cultura locale cristiana. Ma sui social i musulmani sono divisi, perché ci sono quelli che pur non opponendo ostacoli alle tradizioni cristiane a scuola, precisano che però i loro figli non parteciperanno. Altri si dicono contrari al Natale perché celebra la nascita di dio: Gesù è soltanto un profeta.

Sempre di più si afferma -non soltanto in ambito leghista- il bisogno di difendere l’identità cristiana dell’Italia e dell’Europa. Una presunta e compatta identità che poco ha a che fare con la fede e la sua pratica, come ci dicono le statistiche sul calo della frequenza ai sacramenti. È vero che il cattolicesimo è stato in fondo l’unico elemento unificante degli italiani, e il cristianesimo degli europei e, dunque, è un fattore forte dell’identità. L’identità è una costruzione della memoria, e l’identità conscia è la riflessione che il soggetto fa sulla propria continuità temporale e sulla sua differenziazione dagli altri. L’appartenenza al gruppo si fonda sulla costruzione di una identità collettiva a conferma e sostegno di quella individuale. Credenze, riti, sistemi valorici condivisi, in altri termini una cultura, sostanziano il rapporto identità/appartenenza. Dunque, siamo di fronte sempre di più al bisogno di dirsi cristiani, come difesa rispetto alla paura di perdita del “paesaggio” antico, messo a rischio -si presume- di disfacimento a causa di una immigrazione né controllata, né oggetto di un modello di integrazione- come in altri Paesi è accaduto-; in aggiunta a una terribile crisi economica che ha gettato nella disperazione anche il ceto medio. Anche perché, l’assenza di un discorso sulla figura dell’immigrato portatore di altri sistemi valorici e comportamentali, ha permesso la formazione di comunità chiuse, autoreferenziali, come quelle di etnia musulmana o indiana sikh.

È di questi giorni il “licenziamento” dell’imam di Trieste Nader Akkab perché troppo aperto, “fraternamente”, ai cristiani e agli ebrei.

Sui social -come facebook- un giorno sì e uno no, si leggono considerazioni per dimostrare la superiorità dei musulmani rispetto ai cristiani o ai laici: le donne musulmane velate risplenderebbero di luce, mentre le donne non velate e che vestono in modo “succinto” rischierebbero di essere oggetto di violenza sessuale. Come dire “se la cercano” e poi si lamentano.  Le donne occidentali non farebbero più figli perché preferiscono la carriera e la loro libertà individuale. E così via.

Intanto la sinistra -politica e cattolica- cerca “il dialogo” a suon di condivisione del cibo tra etnico e indigeno, in nome del rispetto delle varie specificità culturali. Ma è specificità culturale anche la poligamia, il matrimonio combinato, la mutilazione genitale femminile, il ripudio della moglie, il nikab, la non condivisione della genitorialità in nome del ruolo paterno e, persino la Sharia, la legge islamica superiore a ogni altra legge umana. Ha ragione l’ex ministro Carlo Calenda (Orizzonti selvaggi, ed. Feltrinelli, 2018). I progressisti hanno invece dimostrato di aver ‘paura della paura’, come se riconoscerne le ragioni mettesse in discussione tutta l’impalcatura del progresso e la ragione della loro stessa esistenza. Ma compito della politica non è esorcizzare la paura ma comprenderla e affrontarla.”. Appunto, non va censurata la crisi “della presenza”, come scriveva Ernesto De Martino raccontando del contadino del Sud che allontanandosi dal paese, era entrato in confusione e in angoscia. Il problema delle identità gruppali e il bisogno di appartenenza, è una cosa seria.

5 commenti

Paolo Crocchiolo:

Non metterei sullo stesso piano la poligamia (beninteso come una forma di matrimonio fra adulti consenzienti) che di per sé non confligge, appunto se liberamente scelta, con la dichiarazione dei diritti umani e le altre pratiche elencate (tipo l'infibulazione o la violenza sessuale) che non sono in alcun modo giustificabili, in nessuna cultura, in quanto in aperta contraddizione con la stessa dichiarazione dei diritti umani.

michele:

CHE CONFUSIONE RAGAZZI LE DIFFERENZE CULTURALI NON POSSONO VENIRE PRIMA DELLA LEGGE DIVERSAMENTE DOVREMMO AMMETTERE CHE LA MAFIA VA BENE IN ALCUNI LUOGHI LA POLIGAMIA è FUORI LEGGE IN MOLTI PAESI ARABI E COSI ANCHE L'INFIBULAZIONE UNA PRATICA CHE IL CORANO NON RICONOSCE METTIAMOCI IN TESTA UNA COSA: IL CODICE VIVILE E IL CODICE PENALE SONO UNA COSA DEGLI STATI CIVILI E MODERNI IL CODICE CANONICO E LA SHARIA SONO COSE DIVERSE E' VERO CHE MOLTI PAESI NON HANNO I CODICI ANCHE LO STATO PONTIFICIO NON LO AVEVA FINO I A QUALCHE SECOLO FA

Montini ileana:

1.La poligamia è un privilegio degli uomini che possano ambire,nell'Islam,fino a 4 mogli. Dunque,stabilisce una disuguaglianza di genere. Infatti nei Paesi musulmani ha subito delle limitazioni , come il consenso della prima moglie. 2. Il mio elenco di esempi serviva per porre il problema dei differenti sistemi valorici tra cittadini autoctoni e cittadini di altre comunità straniere.

montini ileana:

La Dichiarazione dei Dirittti Umani del 10 dicembre 1948,riconosceva i diritti individuali contro le antiche tradizioni dei diritti comunitari. E ciò significava la parità dei generi ,l'eguaglianza uomo/donna. Ora, la poligamia, come diritto dell'uomo a più mogli, contrasta proprio questo principio. Comunque, il mio articolo cerca di mettere in evidenza la questione dei sistemi valorici differenti che confliggano, per esempio nel caso italiano, con il Diritto di Famiglia che ha abolito la preminenza del "capo famiglia" maschio , o la non eguaglianza nell'ereditare mentre, per esempio, nella Sharia islamica la differenza esiste ,come anche altri "precetti" quali la separazione maschi/ femmine ecc. nei luoghi pubblici .

michele:

IN ITALIA VALGONO LE LEGGI DELLO STATO ITALIANO. TUTTI I CITTADINI ITALIANI, DI QUALUNQUE RELIGIONE ESSI SIANO, DEVONO RISPETTARE LE STESSE LEGGI. LA SHARIA E IL CODICE CANONICO, COSA NOSTRA, NON APPARTENGONO A QUESTO PAESE.