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SEMPRE NIENTE DI NIENTE DAI NOSTRI VESCOVI SULLA PEDOFILIA DEL CLERO

Di NOI SIAMO CHIESA | 17.11.2018


 

Solo belle parole. Fino a quando questa difesa dell’istituzione? Avevamo chiesto cose precise, ragionevoli e di buon senso per la tanto attesa assemblea straordinaria dei vescovi conclusasi oggi, il cui punto veramente più importante all’ordine del giorno era quello della pedofilia del clero, essendo le questioni relative al Messale Romano e alla traduzione del Padre Nostro già praticamente decise. Si trattava di prendere atto della gravità della situazione anche in Italia, di esprimere un pentimento collettivo per la prassi diffusa di proteggere il prete pedofilo, di organizzare atti penitenziali importanti, di istituire una struttura di indagine per il passato e di monitoraggio per l’oggi (come fatto da altri episcopati), di modificare le Linee Guida del 2012 (corrette nel 2014) che i vescovi si erano date, prevedendo l’obbligo di denuncia alla magistratura del prete pedofilo, l’istituzione di un’autorità indipendente in ogni diocesi che accogliesse e ascoltasse le vittime che poi avrebbero dovuto essere supportate in ogni modo.

Il documento conclusivo, diffuso oggi, parla genericamente di “priorità ai ragazzi feriti e alle loro famiglie”. Poi più niente. Nessun intervento di quelli ipotizzabili come urgenti e necessari è stato deciso. Ci sono un po’ di buone intenzioni che appaiono solo belle parole alla luce della gravità del problema e della situazione. Il Card. Bassetti aveva detto che sarebbero state modificate le Linee Guida, che fanno acqua da tutte le parti. Invece tutto è stato rinviato alla prossima primavera. La Commissione ad hoc (di cui si sa ben poco), presieduta dal vescovo di Ravenna Mons. Lorenzo Ghizzoni, non ha concluso niente di significativo, a quanto sembra. Ma più si prende tempo, più la situazione peggiora e la credibilità su questa questione dell’episcopato diminuisce. C’è ancora chi pensa che la questione nel nostro paese sia sopravalutata o che sia la conseguenza di un attacco dei “laicisti”? Oppure non c’è accordo se e come rovesciare veramente le prassi che hanno protetto il sistema clericale per troppo tempo? Troppi vescovi si sentono coinvolti direttamente e temono di dover aprire gli archivi? L’esempio di quanto hanno cercato di fare molti altri episcopati è stato ignorato.

È stato istituito un “Servizio nazionale per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili” con scopi di formazione, prevenzione e consulenza a disposizione dei vescovi. Si è anche deciso di trovare referenti in ogni diocesi per un percorso di formazione sul problema. Sono interventi d’apparato che potranno forse avere efficacia sui tempi lunghi, ma che hanno ben poco a che fare col problema vero, quello dei fatti di ieri e di oggi, quello della confessione collettiva del peccato, quello del venire incontro con azioni concrete di ascolto e di riconoscimento dell’ingiustizia subita nei confronti di chi ha sofferto, magari in un lontano passato, per le violenze subite. E poi chi parteciperà a queste due iniziative? Le vittime saranno ascoltate? Abbiamo detto che senza una determinante partecipazione femminile si può fare del tutto a meno di interventi a livello centrale o diocesano di ogni tipo. Se non si rovescia la mentalità maschilista che trasuda da tutti i pori delle strutture della nostra Chiesa non se ne viene fuori soprattutto su problemi così delicati. E poi i tanti bravi preti, che sono in difficoltà per i comportamenti di certi loro confratelli e di molti dei loro vescovi, dovrebbero alzare la voce.

Roma, 15 novembre 2018 NOI SIAMO CHIESA

NOI SIAMO CHIESA Via N. Benino 3 - 00122 Roma Via Soperga 36 - 20127 Milano www.noisiamochiesa.org tel. 022664753 - cell. 3331309765 - email: vi.bel@iol.it

2 commenti

Emiliano Ramoni:

Che significa "noi siamo chiesa"? Voi siete una chiesa che si chiama così? Oppure siete cristiani CATTOLICI (VISTO CHE DITE "NOSTRI" DEI VESCOVI)che dicono alla chiesa cattolica che chiesa lo siete voi e non lei? Allora perchè dite "nostri vescovi"? Invece, se siete all'interno della chiesa cattolica perchè sentite la necessità di affermare che "voi" siete chiesa? Volete puntualizzare che siete all'interno del cattolicesimo, ma non di quello di Roma? Mi piacerebbe capire e vedro di informarmi sul vostro sito, ma mi piacerebbe avere una risposta personale. Non so se questo sito sia la sede possibile, visto che si definisce "Italia laica"! E allora perchè pubblica un comunicato di una chiesa?

Marcello Vigli:

Gent.mo signor Ramoni spero che abbia visitato il sito di Noi Siamo Chiesa dove avrà trovato qualche risposta alle sue domande. Mi permetto quindi di intervenire in merito al suo interrogativo sulla laicità che il nostro sito dichiara di aver assunto come suo principio ispiratore. Il tempo in cui laico era “non prete”, secondo la versione cattolica, è finito nel secolo dei Lumi con la Rivoluzione dell’89 quando ha progressivamente assunto il significato, un po’ spregiativo secondo la comune opinione, di “non cattolico”, “non religioso”. Ne aveva provocato la fine il trionfo della Ragione e della Scienza sulla teologia e la superstizione, coinciso con il ridimensionamento del potere delle chiese negli Stati a regime assoluto, prima, e liberal-democratico, dopo. Con l’avvento delle ideologie nazifasciste a sostegno dei governi autoritari in opposizione all’avvento del social-comunismo ispirato al pensiero marxista, “laici” si definirono regimi, partiti e intellettuali ispirati al pensiero liberale e ai principi democratici. Con qualche riserva si riconoscevano laici alcuni credenti illustri. Tali non furono i “cattolici comunisti”, favorevoli all’articolo 7 della Costituzione, mentre tali si consideravano i “cristiano sociali” il cui responsabile alla Costituente, Gerardo Bruni, fu fra quanti in Commissione, votarono contro l’approvazione di quell’articolo che riconosceva un ruolo particolare alla religione. Dopo l’avvento del Concilio Vaticano II e il progressivo imporsi dell’ecumenismo fra i protestanti, questa attribuzione del termine “laico” a credenti cattolici si è generalizzato ad indicare quelli di loro che, pur integrati nella Chiesa, non si riconoscono nella “cultura” cattolica o in partiti ad essa ispirati. In questa posizione si riconoscono, con diverse sfumature, quei cattolici “laici” che considerano la loro fede una scelta non necessariamente condivisibile, non degna quindi di garantire diritti particolari per chi la professa. Nessuna discriminazione quindi, ma nessuna condizione privilegiata seppur condivisa con altre fedi. Questa tesi ha ormai piena cittadinanza nella comunità ecclesiale, pur se non universalmente condivisa dall’oltre un miliardo di cattolici che la compongono. Forse, quindi, può essere legittimo per “Italialaica” dare voce a cristiani che vivono la loro fede ispirandosi alla laicità, senza snaturarne i principi, rivendicando legittimamente il loro diritto a chiamarsi, anche, Noi siamo chiesa, parte di questa Chiesa.