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ARMI SEMPRE ARMI

Di Antonia Sani | 18.04.2022


Ho trovato molto efficace la denuncia presentata dal Centropace di Viterbo contro l'uso delle armi e la difesa dell'art. 11/Cost.

Attraverso quel foglio, diffuso più volte nel corso delle settimane, la denuncia viene riproposta alla meditazione dei cittadini su vari aspetti che rendono improponibile la forma militare.

Continuano a essere presentati in rete, uno dietro l'altro senza tregua, articoli sulla guerra e invocazioni alla pace; una sorta di disperati protagonismi, la foga di esprimere il proprio pensiero, il percorso rivisitato negli anni, nei decenni… Non so se i cittadini di tutti gli Stati europei si comportino con le loro esternazioni a somiglianza dell’Italia... Non avrei mai immaginato nel nostro paese una così estesa preparazione e consapevolezza in tanti soggetti, maschili e femminili, in grado di reggere confronti, dibattiti, chiamando in ballo riferimenti storici, fornendo informazioni assai circostanziate a un pubblico, fino al mese precedente, all'oscuro degli antefatti.

Quale il risultato?

- L'incertezza dominante dovuta alla sfiducia nella comunicazione radiotelevisiva;

- la curiosità alimentata da quanto viene quotidianamente propinato dalle nuove tecnologie;

- una famigliarità improvvisa, e via via penetrante, verso un mondo orientale fin qui pressoché indifferente riguardo a storia, costumi, alimenti, parole e segni in lingue sconosciute. Il mese di guerra e l’altalena dei risultati fin qui conseguiti dalle forze in campo ha aperto scenari inediti divenuti abituali.

La guerra, per chi l'ha vissuta da bambini, era un fuggire da “sfollati”, di luogo in luogo, dove non giungevano notizie all'infuori di racconti a voce riferiti nelle cerchie in cui casualmente ci si trovava a riparare. Era un detto diffuso che i Russi avrebbero rapito i bambini e portati in Russia. Erano le idee politiche del momento, del tutto estranee ai bambini di allora...

Oggi la forma del mondo non è più una cartina muta. In tutte le famiglie si trasmettono immagini e informazioni, dagli adulti ai bambini, intrecciate a spaventosi video ritratti a gara, e a spericolati droni fuori da ogni realtà...

Improvvisamente la guerra non è più un gioco dei bambini “maschi” dedicato alle distruzioni in campo avversario, mentre le bimbe “femmine” giocano il ruolo di vivandiere. Il tutto coi castelli di sabbia sulla riva del mare...

Ciò che torna prepotentemente in campo sono le ARMI.

I giovani, ragazzi e ragazze, prendono sul serio quanto viene mostrato in tv: giovani come loro muoiono uccisi, insanguinati, colpiti da un'arma. Allora, bisogna addestrarsi, imparare come farle funzionare. Quello che era sembrato un gioco, o osservare in casa con timore reverenziale la rivoltella paterna, è divenuto realtà.

Ma quale realtà? Una realtà che per i nostri giovani continua a rivestire le sembianze del gioco.

La guerra appare in tutte le sue sembianze, ma da noi realtà non è… allora ci si può divertire a dipingersi volti insanguinati con tinta rossa fluente, a imbracciare un’arma per la prima volta sentendosi per la prima volta parte in causa, e nello stesso tempo, una spinta eroica a incarnare chi veramente muore tra le bombe. Grandi striscioni perlopiù rivolti alla pace.

Le tante manifestazioni dei giovani denotano uno stato di insicurezza tra una realtà brutale, il rifugio in un volontariato inatteso, la percezione di un futuro europeo ben distante dalla vita scolastica quotidiana...

Antonia Sani

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