UNO STRANO PAESE

Di Marco Comandè | 28.08.2020


L’Italia è quello strano Paese dove uno riesce a contestare l’ovvio. Vale anche per i cristiani che possono permettersi di affermare l’inesattezza dell’attribuzione a Voltaire della massima “Non condivido quello che dici ma mi batterò perché tu possa esprimere il tuo pensiero”, come se l’autenticità storica fosse necessaria per dare un significato alla massima! Piuttosto l’impressione è che i clericali usino la metodologia storica, per non ammettere che nel cristianesimo manca l’equivalente del “Trattato sulla tolleranza”; o meglio: se la massima ha importanza nella filosofia e non nella storia umana, perché non possono ribattere con la filosofia? L’ultima versione dell’intolleranza dell’Opus Dei è la contestazione di una norma a tutela dei gay, con l’argomentazione che diverrebbe reato criticare un matrimonio tra persone dello stesso sesso. Il rimpallo delle responsabilità abusa dello strumento della retorica sofistica per sottacere il funzionamento dei cavilli normativi; già gli esperti hanno provato a spiegare che i trattamenti contro gli omofobi sarebbero equiparati a quelli antisemiti, ma occorre una riflessione più puntigliosa sulla responsabilità penale che è solo personale e non politica o sociale. Cioè, affinché ci sia un procedimento penale occorre che la parte lesa, il gay o l’associazione GLBT, sia una persona fisica o giuridica e non un astratto gruppo Tizio/Caio/Sempronio offeso da un’opinione negativa sulle convivenze civili. È la persona del gay ad essere lesa, non il dubbio sulla liceità della pornografia, perché il buon costume non ha più alcuna rilevanza penale, ma è solo sanzionabile civilmente con una multa. Curiosamente, l’affermazione secondo cui il decreto Zan contro l’omofobia farebbe equivalere il bullismo sui gay alla critica ai matrimoni omosessuali, ricalca pari pari la denuncia di cristianofobia fatta propria da Antonio Socci, Marcello Veneziani, Vittorio Feltri, Alessandro Sallusti, Magdi Allam e la schiera dei cristiani di destra. Secondo costoro, uno che si schiera per il divorzio tra due ebrei lo fa solo perché odierebbe i cristiani; stessa cosa per il preservativo “nemico dell’italianità”, per l’accoglienza dei migranti “nemici della cultura cristiana”, per il testamento biologico “genocida”, per il divieto costituzionale di finanziare le scuole paritarie come minaccia al cristianesimo, eccetera! Per quale motivo un clericale può affermare che criticare il matrimonio gay non è equivalente de bullismo contro i gay, mentre criticare i privilegi del Vaticano è cristianofobia? Piuttosto, per tentare di dare un senso compiuto alla partecipazione dei cristiani nella società civile, il minimo che si possa constatare è che la Chiesa cattolica non fa violenza sui peccatori, dunque deve dimostrarlo riconoscendo il diritto dei gay alla legittima difesa in campo penale e le argomentazioni di critica verso il libertinaggio si spostano sul campo civile, che gli è consono.

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