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LA MORTE

Di Paolo Mario Buttiglieri (*) | 09.11.2019


È raro che sui giornali si parli dell’esperienza fondamentale della vita che è la morte. Si pubblicano i necrologi, si parla di incidenti mortali, della scomparsa di personaggi famosi. Ma non si parla mai del personaggio più famoso: la morte, o meglio la Morte.
La Morte è l’avvenimento che da il senso alla vita. Oggi più che mai. Ci sono quelli che vivono con la paura di morire. Quelli che si uccidono lentamente con alcol, sigarette, droghe, vita dissipata, autopunizioni, rinunce, esagerazioni, eccessi. Quelli che non hanno capito il dono della vita e se la fanno esplodere addosso in mezzo alla folla (i kamikaze).
E poi ci sono quella che la chiamano sorella morte. Una sorella che ci accompagna silenziosamente tutta la vita per poi un giorno improvvisamente togliercela. La vita è un dono e la morte pure. E i doni non ci appartengono. Quando ci convinciamo che i doni sono diventati di nostra proprietà iniziamo a soffrire perché proveremo la paura di perderli.

Ecco la paura. Il padre padrone della nostra vita. Sulla spinta della paura si fanno le guerre, si stipulano assicurazioni, si obbedisce, si pagano le multe, ci si fa condurre nei campi di concentramento e soprattutto si rinuncia a godersi la vita.

(*) Sociologo

4 commenti

renato pierri:

Corriere Nazionale 25 settembre 2019 La penna di Augias a Bianca Berlinguer Il simpatico scrittore Corrado Augias, durante la trasmissione “Cartabianca” condotta da Bianca Berlinguer, ha detto: “La mia vita appartiene a me. Chi dice che la vita è un dono di Dio, dice una sciocchezza”. E porgendo una penna alla conduttrice: “Il dono è questo: io mi spoglio della proprietà di questa penna e lei la prende e la butta via. E’ titolata a fare questo. E’ bella la frese che la vita è un dono di Dio, ma non ha senso. La vita è nostra, è una delle poche cose che ci appartengono”. Messo in questi termini, il ragionamento è un po’ debole. E’ accettabile forse da un punto di vista legale, ma non da un punto di vista morale. Finché, infatti, si tratta di una penna, magari che non scrive bene, che perde inchiostro, possiamo anche buttarla non facendoci vedere dal donatore, che altrimenti ci resterebbe un po’ male. Ma se si tratta di un bene prezioso (per i credenti il dono comprende la vita eterna), gettarlo via è una vera mancanza di riguardo verso il donatore. Un infischiarsene del donatore. Ovviamente sono d’accordo con Augias che siamo padroni di porre fine alla nostra esistenza qualora diventi per noi insopportabile e senza speranza. Ma il ragionamento sul dono lo posi in termini diversi, più giusti, in una una vecchia lettera che riporto qui di seguito. Fu pubblicata da “Il Riformista”, un giornale che non esiste più, il 23 gennaio del 2007, col titolo: “Il regalo di Dio”. «Gentile direttore, mettiamo il caso che io generosamente le regalassi un prezioso dipinto in una bella cornice. Ovviamente, anche per gratitudine verso di me, lei avrebbe gran cura di simile dono. Passa il tempo, ed un giorno lei si rende conto che i tarli hanno fatto scempio completo della bella cornice: il legno si sfarina e cade a pezzi. Mettiamo anche il caso che lei non abbia la possibilità di cambiarla, e che faccia invano tutto il possibile per ripararla. Che dice, le sembrerebbe mancanza di riguardo verso di me, amorevole donatore, liberare il dipinto dall’ormai inutile telaio destinato inesorabilmente a diventare polvere? Penso proprio di no. Il dono più importante è salvo. Pazienza per la povera cornice diventata orribile, che lo teneva prigioniero, e che lei in qualche modo è costretto a gettare via. Ora, immagini che il dipinto sia la vita eterna, e la cornice la vita terrena, e si renderà conto che l’affermazione ai credenti tanto cara, che la vita è «dono di Dio», non implica necessariamente che in determinate, particolarissime circostanze non possiamo disporre della parte terrena di essa. Io donatore amorevole, buono, comprensivo e intelligente, non mi offenderei, figuriamoci il buon Dio! Un’offesa invece sarebbe per me se lei deliberatamente sciupasse la cornice, o se ne disfacesse pur non essendo essa irrimediabilmente rovinata. E peggio sarebbe, se lei non tenesse nel massimo conto il dipinto, il vero dono». Renato Pierri

martina franca:

infatti, signor Pieri, la morale appartiene ai singoli, invece la lewgge è per tutti, quindi perchè fa del moralismo che appartiene legittimamwente a lei, ma che potremmo non condividere?

LUIGI TOSTI:

Il ragionamento di Augias è un ragionamento datato che presta il fianco all'obiezione mossa dal lettore. In realtà Augias, come il sottoscritto, non crede negli Dei (ovverosia in nessuno dei miliardi di dei inventati dalla fantasia dell'homo sapiens) e pertanto ritiene che la "vita" non sia il "dono" di queste inesistenti entità superiori, sicché ritiene che l'argomento "la vita è un dono di dio" sia un argomento che è valido per chi crede in quel particolare dio ma che, come tale, non può essere imposto a chi non crede in nessuna divinità. In altre parole, la vita è una questione "personale" che riguarda ogni singolo individuo, sicché ognuno è libero di farne ciò che vuole, ma non può pretendere che gli altri debbano "osservare" i propri convincimenti. E' la solita questione del principio di laicità, in virtù del quale ogni individuo ha il diritto di libertà di convincimento in materia di religione, di pensiero e di coscienza, ma non può pretendere, tanto meno attraverso leggi imposte dallo Stato, che chi la pensa in modo diverso debba soggiacere ad imposizioni comportamentali imposte da altri (magari la "maggioranza"). In materia di rispetto dei "diritti di libertà" dell'individuo non vale mai, come affermato dalla Corte Costituzionale e dalla Corte europea dei diritti dell'uomo, il criterio della "maggioranza". Quindi, se i cattolici o gli adepti di altre religioni ritengono che il suicidio sia un "peccato" contro una qualche divinità, sono liberissimi di non suicidarsi, ma non possono imporre a chi la pensa in modo diverso di fare quel che vuole della propria vita, sempreché, ovviamente, non invada la sfera delle libertà altrui (non è lecito suicidarsi facendo saltare in aria il palazzo nel quale abitano altre persone).

renato pierri:

La signora Martina Franca dovrebbe leggere con maggiore attenzione ciò che ho scritto. Non ho fatto del moralismo, mi sono limitato a dimostrare che “l’affermazione ai credenti tanto cara, che la vita è «dono di Dio», non implica necessariamente che in determinate, particolarissime circostanze non possiamo disporre della parte terrena di essa”. Per la contraddizion che nol consente.