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LA “CROCIATA” FERRARESE

Di Goldoni Lidia | 24.09.2019


La notizia ha già fatto il giro di tutti i social e i media: al ritorno a scuola studenti, genitori, insegnanti e collaboratori troveranno tutte le aule, nonché i laboratori e le mense, forniti di un crocifisso nuovo di zecca. Lo ha deciso il Sindaco di Ferrara, investendo denaro pubblico per acquistare 385 crocifissi per le scuole.

Non si vuole qui riaprire l’annosa controversia che registra, tra l’altro, due sentenze della Corte Europea (2009 e 2011) affermare l’una il contrario dell’altra. Fatto sta che, a tutt’oggi, è stabilito che l’esposizione del crocifisso non viola i diritti umani di chi non vi si riconosce da un punto di vista religioso (argomentazione che, a rigore, varrebbe anche per tutti gli altri simboli religiosi).

Ma il punto non è questo, non si tratta di un’avversione nei confronti dei simboli religiosi visibili, che sono invece fondamentali per la civiltà umana. Si tratta invece di fare luce sulla confusione e sugli errori che infarciscono l’argomentazione a sostegno dell’esposizione del crocifisso nelle scuole.

A questo riguardo, riprendiamo i punti della dichiarazione dell’Alleanza Evangelica Italiana, in occasione della storica sentenza della Corte Europea del 2011, che condividiamo pienamente.

  • • Lo stato non deve vietare l’esposizione di qualsiasi simbolo religioso, ma uno stato laico deve astenersi dal fare proprio un simbolo religioso particolare. L’abc della laicità dice che lo stato rispetta tutti i simboli religiosi, ma non ne adotta uno particolare come proprio. Lo stato laico, per esempio l’Italia, ha i suoi simboli che sono la bandiera ed il ritratto del Presidente in carica. Se proprio vuole esporre dei simboli nelle aule scolastiche, può usare questi. Usare il crocifisso come simbolo dell’identità nazionale è un abuso del crocifisso (che non significa quello) e della laicità dello stato (che non sposa alcun simbolo religioso).
  • • Non dimentichiamo la storia dell’esposizione del crocifisso in Italia. L’esposizione del simbolo cattolico è lì per espressa volontà di Benito Mussolini, che dopo avere per anni attaccato ripetutamente il cristianesimo e Gesù Cristo stesso, improvvisamente si scoprì paladino della fede cattolica, per evidenti interessi politici. Per conquistare i favori del Vaticano, il fascismo impose l’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche e l’insegnamento della religione cattolica con la circolare ministeriale 2134/1867 del 29 maggio 1926. Ora, grazie a Dio e almeno sulla carta, lo stato confessionale non c’è più e il regime fascista neppure. Perché tenere in piedi retaggi di quel passato oscuro e non aprirsi ad assetti più avanzati di laicità e di rispetto del pluralismo religioso?
  • • Il crocifisso non è nemmeno un simbolo civile di fratellanza e di tolleranza. Intanto, sul piano storico, la croce è stata anche il simbolo di violenze, di sopraffazioni, di crociate, di guerre, ecc. Per i cristiani, poi, la croce è “scandalo” e “pazzia” per i non credenti, ma è “potenza di Dio e sapienza di Dio” per i figli di Dio (1 Corinzi 1,23-31). Se si vuole ammansire la croce, renderla un simbolo “buonista”, si stravolge il suo significato. Che si rispetti la specificità religiosa del simbolo, senza caricarlo di significati civili che non gli appartengono.
  • • Quando si parla di crocifisso non si deve parlare di una tradizione “cristiana” tout court, ma specificamente cattolico-romana. Nella tradizione evangelica, infatti, non esiste il crocifisso (la croce con la rappresentazione del corpo di Cristo appeso), ma la croce semplice. Essa ricorda il sacrificio di Gesù, ma anche il fatto che Gesù è risorto e che è asceso al Padre. Cristo oggi non è più in croce. Il crocifisso (cattolico-romano) è caricato di una sovrastruttura teologica che comporta uno scompenso nella spiritualità. Ad esso, infatti, è associata la legittimazione della venerazione di immagini, reliquie, sindoni ecc. che non onorano Colui che è stato sulla croce.
  • • L’esposizione del crocifisso è espressione di un progetto politico della Chiesa cattolica, nel suo abbraccio fatale con l’autorità secolare, che rappresenta un modo efficace di “marcare il territorio”  e affermare la propria egemonia nei confronti di tutti gli altri. È un vero peccato che il crocifisso      sia strumentalizzato per finalità di potere che nulla hanno a che fare con la laicità dello stato e il significato della croce. Per queste ragioni, pur rispettando le norme di legge, continueremo ad impegnarci affinché i principi di libertà religiosa, di rispetto del pluralismo e di laicità dello stato si affermino sempre più anche nel nostro Paese, pluralista e multireligioso, e in particolare nella scuola pubblica, che si fa paladina dell’accoglienza e dell’integrazione di tutti gli alunni.

 

Per il Comitato Insegnanti Evangelici Italiani

Goldoni Lidia

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