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Eccesso di perdono a Lanciano

Di renato pierri | 28.09.2018


"Non provo rabbia, ma un grande dispiacere per tanta violenza inutile. Io li perdono perché questo mi aiuterà a recuperare serenità, ma lo Stato dovrà essere severo". Così ha detto la signora Niva Bazzan, la donna mutilata dai banditi durante la rapina a Lanciano. Nello splendido romanzo “La Certosa di Parma”, Stendhal scriveva: "La gioia immorale che gli italiani provano nel vendicarsi proviene della loro potenza d'immaginazione: negli altri paesi la gente non si può dir che perdoni, ma dimentica". Ora, è cosa bella che la signora Bazzan non nutra sentimenti di vendetta, però forse parlare di perdono significa passare da un eccesso all’altro. Esprimere anticipatamente la volontà di perdonare il delinquente che non ha mostrato un serio profondo sofferto pentimento, è diseducativo. Gesù chiese il perdono del Padre per i suoi crocifissori, ed aggiunse: "Perché non sanno quello che fanno"; quasi a dire: altrimenti non meriterebbero perdono. I delinquenti che hanno massacrato di botte i coniugi sapevano bene che stavano compiendo atti criminali. Gesù promise il paradiso non al malfattore crocifisso con lui, che lo insultava, ma a quello che mostrò d'essersi pentito. Amare i nemici significa volere la loro conversione e il perdono di Dio; ma è il caso di parlare di perdono quando il "nemico" ci ha appena tagliato il lobo di un orecchio, e magari sarebbe disposto a ripetere il gesto infame? Renato Pierri

Un commento

renato pierri:

Aggiungo che è un genere di perdono singolare. Di norma chi concede il perdono è il primo a beneficiarne, ma non si perdona allo scopo di trarne beneficio.