LEGGE SUL FINE VITA: no alle resistenze del mondo cattolico

Di NOI SIAMO CHIESA | 06.02.2018


Dopo essere stata approvata con tanta fatica la legge sul fine-vita è stata subito contestata. Ora rischia di non essere applicata o di dare vita ad innumerevoli contenziosi. Le reazioni di alcuni vescovi sono state pesanti, con giudizi facili e scarsamente attenti ai contenuti reali della nuova normativa. Alcune strutture sanitarie cattoliche hanno minacciato di sollevare obiezione collettiva nei confronti di alcune norme. In questo contesto , grazie anche al clima della campagna elettorale,  le ipotesi di cercare di frenare la legge sono stati manifestati in modo diffuso a partire dalla ministra della sanità Lorenzin. Tra i favorevoli alla legge  c’è poca consapevolezza che, fatto il primo passo, bisogna fare il secondo, quello dell’impedirne il boicottaggio e di incentivare le buone pratiche previste dalla legge non solo nelle situazioni concrete ma ancor più nella formazione dei soggetti coinvolti e nella diffusione di una cultura comune sul fine vita. Di fronte alle reazioni   critiche di molti vescovi sta una buona parte dell’opinione cattolica che accetta le nuove norme. Il Consiglio Episcopale Permanente della CEI non ha finora sposato la campagna contro la legge che è  auspicata dalla destra cattolica oltranzista ma ha sollevato osservazioni su punti sui quali  Noi Siamo Chiesa  argomenta in senso contrario. Si tratta di una legge che sarebbe “ideologica”, che non consente l’obiezione di coscienza e che considera l’idratazione e la  nutrizione artificiale “trattamenti terapeutici” e non  “sostegni vitali”. Noi Siamo Chiesa, che  ha da anni approfondito tutte le questioni relative al fine-vita ( i testi sono sul sito www.noisiamochiesa.org), propone  che si accetti la legge, che i vescovi non avvallino obiezioni di coscienza di alcun tipo e che le strutture sanitarie  cattoliche si impegnino nella formazione del personale e in pratiche corrette. Sarebbe così capito e accettato  il messaggio di papa Francesco che, riprendendo la linea tradizionale della Chiesa, ha indicato  la strada per il rispetto della laicità delle istituzioni e la contemporanea condivisione dei criteri generali dell’autonomia del malato e dell’aiuto alle sue sofferenze in ogni modo possibile.


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