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SUI MILITARI ANCORA UN CAPPELLO ANZI UN CAPPELLANO

Di Giacomo Grippa | 13.09.2017


Il Vaticano  non rinuncia, di buon grado, ai suoi compiti, posizioni di potere confessionali. Anzicchè abolire, come previsto nella lontana legge istitutiva, i cappellani, ha istituito per i militari un patrono, papa Giovanni XXIII. Scelta autorevole, inattaccabile. Perchè? Perchè Roncalli, il futuro pontefice, al tempo della prima Guerra Mondiale, aveva prestato servizio militare, a cui il clero non ne era esonerato, come cappellano.
E' intercorsa una intesa preliminare al riguardo con i vertici delle Forze Armate, ma col Governo e Ministero competente, quasi una nuova prassi di fatto extra-Concordato.
Meraviglia la situazione del mancato scioglimento dell' "ordine" dei Cappellani, quanto del fatto che i cappellani militari, secondo il grado di chi devono religiosamente assistere, si differenziano anche loro per gradi. Abbiamo al vertice dei cappellani anche quello di generale di corpo d'armata e conseguenziale stipendio elevato  di oltre cinquemila euro. Un po' come se le messe venissero celebrate per i fedeli, secondo lo "scaglione" di reddito. Ma già i fedeli, associati ai Rotary, per esempio, si ritrovano tutti a seguire una propria messa. Ma una voce dissonante, capita sempre così, si è registrata nella Gerarchia ecclesisaastica, il vescovo di Altamura, presidente della Pax cristiana, ha contestato la scelta di un Papa che ha sempre predicato la Pace, a cui ha addirittura dedicato una enciclica. Non sappiamo se gli intimeranno di "cedere le armi", di silenziare l'"obiezione". Sta di fatto che non "cederanno" comunque il lauto, forse anche iteologicamente innaturale, compenso statale per continuare a benedire soldati ed armi, con l'ordine di Marcianò, il capo nazionale dei cappellani.
Giacomo Grippa (Brugherio).

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