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Pene confermate in appello a don Cesare Lodeserto

Di Giacomo Grippa (Lecce) | 07.07.2012


La Corte di Appello di Lecce ha confermato, come riferito oggi, 6 agosto, sul quotidiano locale: Paesenuovo,la condanna a 5 anni e 4 mesi a Cesare Lo Deserto (comprese quelle per altri tre collaboratori) per reati che portarono già al suo arresto nel 2005 per sequestro di persone, abuso dei mezzi di correzione delle ragazze, sottratte al racket della prostituzione, estorsione per averle avviate al lavoro in nero, calunnie nei confronti di un ufficiale dei Carabinieri.
Il prete gestiva il Centro diocesano di accoglienza immigrati  e recupero donne traviate "Regina Pacis" di Roca, nel Salento, per il quale risulta già condannnato ad altri 4 anni per peculato nella gestione dei fondi ministeriali, nonchè ad un anno e 4 mesi per truffa nei relativi conti.
Per quest'ultimi addebiti il religioso è sottoposto ad accertamenti da parte della Corte dei Conti per difetto di rendicontazione al riguardo che i difensori sostennero non  sussistere per enti extraterritoriali, appartenenti a Stato straniero, cioè al Vaticano.
A parte i reati contro la persona, il maneggio irregolare dei fondi ministeriali fu per caso scoperto dalla Magistratura nell'ambito di accertamenti a carico delle Guardie di Finanza; nel computer di un maresciallo, zio del Lo Deserto, fu reperita una contabilità, parallela, in nero, della gestione del Centro.
Ora il prete si trova impegnato in Moldavia in un centro simile al Regina Pacis, per il recupero delle donne, vittime del racket della prostituzione, che ha beneficiato di un contributo " a fondo perduto", cioè senza rendicontazione, elargito extramoenia dalla Provincia di Lecce, che fu oggetto non solo di un esposto da parte dello scrivente, al tempo coordinatore dell' Uaar, ma anche di una mozione, presentata da un consigliere provinciale di Rifondazione, prof. Margarito, che avrebbe impallinato, più che la Giunta, l'assessore competente del suo stesso partito, Luigi Calò.
Ma la relativa delibera fu regolarmente ratificata dal Consiglio Provinciale per la soddisfazione del Presidente del tempo, ex-senatore Giovanni Pellegrino, grande, dichiarato estimatore del vescovo, Francesco Ruppi, per il quale anche per queste vicende tarda la decisione delle supreme gerarchie ecclesiastiche ad ospitare, ormai defunto,  nel Duomo la sua salma.
Si fosse trattato di una intestazione di struttura pubblica italiana, veloce sarebbe stata la decisione dei politici nostrani!
All'epoca del primo arresto del suo braccio destro, don Cesare Lodeserto, i maggiori esponenti politici da D'Alema alla PoliBortone si recarono dal metropolita per esprimergli solidarietà.
Ma i magistrati leccesi hanno tenuto duro, dopo acclarati, inconfutabili accertamenti hanno giustamente bollato le malefatte del prelato, anche se i suoi difensori sperano ancora un'attenuazione delle pene con l'ulteriore esame in Cassazione.
Ma proprio sulla cassa dei fondi ministeriali definitivi restano i giudizi di responsabilità emessi dalla Corte dei Conti...risulta ancora silenziato l'importo da restituire, ingiunto al condannato.
Ne verranno fuori, di cassa in cassa zione tagli anche alle condanne...e alla restituzione?

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