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Di Giacomo Grippa, Lecce | 23.04.2012


Non ha fatto mancare la  raccomandazione al retto agire il vescovo di Lecce, indirizzato ai candidati  delle prossime amministrative. Un richiamo - ha dichiarato  - al disinteresse, alla lealtà, all'attenzione per i non garantiti, senza voler invadere lo spazio della politica, senza esprimersi sui programmi, ma solo per sollecitare la "qualità'"  dei comportamenti degli aspiranti nuovi amministratori cattolici.  Il capo della Curia  che si definisce "annunciatore di verità'  precisa che, in analogia al significato della venuta sulla terra del messia, la terra va amata, di essa occorre occuparsi, senza silenzi o diserzione. Mi sarei aspettato, di conseguenza,  un suo concreto pronunciamento, un contributo  sulla formulazione di scelte utili allo sviluppo sano della nostra città. Su questa pastorale elettorale  si sono registrate  le prime critiche, non da parte di laicisti o atei, ma di autorevoli esponenti dell'università, credenti, ai quali l'intervento del presule è risultato  "inopportuno", quasi  pleonastico, in quanto i principi richiamati rappresenterebbero  patrimonio comune, valido per ogni cittadino, indipendentemente  dal proprio credo o concezione della vita.    Da parte mia,  pur preferendo escludere interventi della gerarchia anche quando fossero ritenuti opportuni, ricordo, in ossequio al dovere di astensione, sancito nell'art. 7 della Costituzione, che i poteri dello Stato e della Chiesa  vengono qualificati come " autonomi e sovrani", due società cioè perfette, senza che una si sovrapponga o supplisca l'altra.
Il vescovo  tiene a sensibilizzare i candidati cattolici a fare salvo il riferimento alla Casa del Padre, alla Casa di Dio, che su questa "terra" è rappresentata dalla Chiesa, quasi a considerarli prima  credenti che cittadini. Su questo aspetto ricordo come l'ex-abate Franzoni, sospeso a divinis, cioè licenziato in  tronco dall'esercizio sacerdotale per aver appoggiato, nel referendum del 1974,  la difesa della legge sul divorzio, rispose all' invito a non peccare di superbia e di ritornare come il figliol prodigo nella casa del Padre.
Si tratta del metodo utilizzato tutte le volte che si mira a delegittimare il libero pensiero o di critica.
Giovanni Franzoni  precisò che la Casa del Padre non era la Casa dell Amore, per la presenza in questa anche del fratello, meschino e invidioso.
Per il valore della "reciprocità, sempre invocato dalla gerarchia nel rapporto con gli Stati e le altre confessioni,  sarebbe opportuno che anche ad essa un politico o un candidato  rivolgesse un appello pe  un solidale, generalizzato impegno  contro i vari mali che insidiano ogni comunità, ogni realtà laica  od ecclesiale.

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