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Paolo Bonetti fa seguito a Marco Comandè

Di Paolo Bonetti | 31.10.2011


Al commento di Marco Comandé, pubblicato alla pagina
Paolo Bonetti aggiunge:

Credo che, nell’affrontare le questioni della pace e del sottosviluppo, si debba essere realisti. Altrimenti il rischio è quello di fare affermazioni moralmente nobili ma poco incisive sul piano pratico. E credo anche che il ruolo della Chiesa cattolica non vada sopravvalutato, come è accaduto, tanto per fare un esempio significativo, quando la caduta dei regimi comunisti nell’est europeo è stata attribuita alla predicazione di Giovanni Paolo II. Il successo odierno di questa Chiesa è più un fatto mediatico che il segno di una sua effettiva incidenza sulle faccende del mondo. La morale familiare e sessuale difesa dalle gerarchie ecclesiastiche non è praticata neppure da gran parte di coloro che si dicono cattolici e questo non accade soltanto nell’Occidente secolarizzato. Noi italiani, abituati alla quotidiana grancassa di televisioni e giornali su quello che il papa fa o dice, spesso non ci rendiamo conto che in altre parti del mondo la presenza cattolica nella vita sociale non ha il rilievo che noi le attribuiamo. Più complesso si fa il discorso quando dall’etica cattolica passiamo all’influenza che può avere lo spirito religioso (di qualunque religione, anche di coloro che non appartengono ad alcuna chiesa) sulla vita della comunità mondiale e sui rapporti fra gli Stati. Ebbene, la mia opinione è che le religioni istituzionali, quella cattolica in testa, si limitino a qualche solenne dichiarazione di principio e per il resto lascino le cose come stanno, perché sono tutte, in modi diversi, compromesse con il potere politico. Non è il caso di sorprendersi, è sempre stato così: la fede che diventa istituzione, si trasforma inevitabilmente in una organizzazione di tipo politico, con precisi interessi da salvaguardare e la necessaria prudenza per riuscirci. Lo spirito profetico dei fondatori evapora e restano i burocrati del sacro. Roma (intesa come burocrazia vaticana) sa benissimo quello che succede in certe zone del mondo, naturalmente condanna la violenza, ma è del tutto utopistico pensare che essa intenda applicare l’insegnamento evangelico alla lettera. Ripeto: quel tanto di giustizia e di pace che riusciamo a realizzare su questa terra (personalmente non credo in un regno di Dio mondano o extra-mondano), lo dobbiamo soltanto ai nostri sforzi di uomini e donne che lavorano quotidianamente non per la società perfetta, ma per una società vivibile. Senza offesa per i credenti : aiutiamoci, che Dio non ci aiuta. E il papa meno ancora. (Paolo Bonetti)

Un commento

Marco Comandè:

Ognuno ragiona in modo diverso dall'altro perchè segue schemi mentali e associazioni di idee che sono propri, maturati dall'eseperienza. L'influenza del Vaticano segue la leggenda di Stalin che chiese "Quante divisioni ha il Papa?". Il dittatore (quello comunista, non quello dello Stato del Vaticano: scusate la battuta) vedeva che tutti i diplomatici e capi di Stato si inchinavano e si agitavano di fronte a lui. Un punto secondo me non colto è che sia il capitalismo che il comunismo hanno un'ascendenza occidentale, allo stesso modo del fascismo e del cristianesimo, dei Rinascimento e del Romanticismo. Ciò andava bene quando c'era la Guerra Fredda e tutto il mondo sembrava Occidentalizzarsi. Ma oggi, quale influenza possiamo descrivere per il nostro Universo culturale? Ognuno ha le proprie opinioni, ripeto. Quello che personalmente ho dedotto dalle notizie ufficiali è che il Sudamerica è ancora in bilico tra scomuniche vaticane e idee costituzionalmente liberali. Quindi qua possiamo parlare di influssi vaticani. Quando poi ci spostiamo in Africa, il discorso scema perchè il loro cristianesimo è stato adattato ai culti locali e alla cultura tribale, meno produttiva e più rispettosa della natura e delle sue forze divinizzate. Nel Continente nero la predicazione, se non vuole fallire, è costretta ad adattarsi, cioè a rinunciare all'assolutismo teologico. Forse un esempio chiarirà: ricordo un libricino di un missionario, costui constatava che anche tra gli indigeni c'era il matrimonio, "Vedete? I valori cristiani sono universali!", poi però si lamentava che c'era il divorzio, "Male! Bisogna convertirli!". Beh? Dove sta l'Universalità? Per concludere a metà: suggerisco il testo di Carl Schmitt, "Cattolicesimo romano e forma politica", dove si spiega che la Chiesa romana è assolutistica in patria e liberale dove il cristianesimo è minoranza. /// Quanto all'autenticità delle predicazioni religiose, il punto più importante, secondo me, è la storicità del fenomeno più che il detto "fate quel che dico e non quel che faccio". Il cristianesimo, da culto messianico degli schiavi, era associato a tante altre religioni succube del paganesimo romano (Mitra, Dioniso e altre). Poi nel Medioevo raggiunse il potere. La domanda è: quanta parte della predicazione è derivata dai Vangeli e quanto dalla Storia? Ad ogni affermazione di purezza clericale, segue sempre l'ironia popolare. Si predica bene e si razzola male. Ma io seguo l'altra logica: la Storia segue un percorso diverso rispetto a quello religioso, la religione è per l'ESSERE, la Storia è per il DIVENIRE (Nietzsche). Purtroppo uno dei grossi difetti della fede (da qualsiasi angolazione, musulmana, induista, ecc.) è non voler scendere a patti con la realtà. Nel caso cristiano, ha a che fare con i principi non negoziabili. Seconda conclusione da parte mia: il cristianesimo è la mia religione perchè appartiene alla mia tradizione familiare, culturale, storica, ma lo sforzo per scinderla dal divenire storico è immenso. Per conto mio, ne vale la pena.