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OCEAN TERMINAL

Di Redazione | 02.05.2012


Roma, 2 – 3 – 4 Maggio 2012, adattamento drammaturgico dal romanzo Ocean Terminal di Piergiorgio Welby, Castelvecchi Editore presso la DOMUS TALENTI - ORE 20.45, VIA DELLE QUATTRO FONTANE, 113 – ROMA

L’Associazione Culturale TEATRI&CULTURE, in collaborazione con l’Associazione Culturale TICTO e con il sostegno dell’ASSOCIAZIONE LUCA COSCIONI e di CASTELVECCHI EDITORE presentano

EMANUELE VEZZOLI in OCEAN TERMINAL dal romanzo Ocean Terminal di Piergiorgio Welby, Castelvecchi Editore

adattamento drammaturgico Francesco Lioce, Luca Morricone

scene e costumi Helena Calvarese

movimenti scenici Gabriella Borni

produzione esecutiva Alessandro Tartaglia Polcini

consulenza tecnica Gennaro Paraggio

disegno luci Marco Zara

contributi audiovisivi Francesco Andreotti, Livia Giunti

foto di scena Luigi Catalano

direzione organizzativa e distribuzione Carlo Dilonardo

direzione artistica Giorgio Taffon

regia Emanuele Vezzoli

Ingressi: Intero 16 € - Ridotto 12 € (over 65 e studenti)

Info, Prenotazioni, Contatti con la Direzione Artistica: Carlo Dilonardo Cell. (+39) 392.1505171

E-mail: carlodilonardo@gmail.com http://oceanterminal.blogspot.it/

Ufficio Stampa: Monica Soldano - Cell. 345/2127034 - E-mail: stampaocean@yahoo.it

Ocean Terminal è il titolo del volume di Piergiorgio Welby pubblicato postumo e curato da Francesco Lioce.

“È un insieme di prose spezzate che si riannodano a distanza o si interrompono proprio quando sembrano preannunciare altri sviluppi: dall’infanzia cattolica alla scoperta della malattia, fino all’immaginario hippy e alla tossicodipendenza, passando attraverso gli squarci di una Roma vissuta nelle piazze o nel chiuso di una stanza. In un continuo susseguirsi di toni lucidi e febbrili, poetici e volgari, Welby riavvolge il nastro della propria vita, adottando un linguaggio babelico (stream of consciousness) che colpisce per originalità e potenza”. Da queste bellissime pagine, di rara intensità, di scavo interiore, sintesi letteraria dell’esistenza di questo importante intellettuale, pittore e fotografo, nasce l’idea e l’esigenza di far conoscere, attraverso il palcoscenico, chi fosse. Un condannato a vita in cui forte è il conflitto tra l’abbandono della speranza e l’inno alla vita, in un corpo che diviene ogni giorno di più un abito sgualcito e che, come in Lasciatemi morire, esprime l’insofferenza di colui che assiste da spettatore a un dibattito di cui è, invece, involontario protagonista.

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