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26-7-2010, Valter Vecellio, IL CASO DI GIORGIA RICCI. ACCADE NEL CARCERE DI LIVORNO. L’ORO DEL VATICANO, Notizie Radicali

“La situazione” di oggi comincia con una notizia che lascia perplessi. Il Giudice per le Indagini Preliminari di Roma ha respinto la richiesta di arresti domiciliari per motivi di salute di Giorgia Ricci, moglie di Gennaro Mockbell, coinvolta nello stesso procedimento su un presunto maxi-riciclaggio che riguarda il marito. Colpevole o innocente che sia, conta poco. Giorgia Ricci si trova nel reparto infermeria del carcere romano di Rebibbia, perché malata di sclerosi multipla ed è inserita in un protocollo sperimentale di cura per cui ciclicamente deve essere sottoposta a terapia immunosoppressori. Per il GIP si esclude la sussistenza di patologie incompatibili con la detenzione in carcere. Ora nessuno contesta le esigenze diciamo investigative, tuttavia lo stato di salute di un detenuto, e la tutela della sua salute dovrebbero essere la preoccupazione principale del ministero della Giustizia. Il carcere preventivo si giustifica con il pericolo di inquinamento di prove, reiterazione del reato, un tentativo di fuga. Nel caso di Giorgia Ricci appare davvero incomprensibile perché il GIP abbia negato gli arresti domiciliari. Forse, si aspetta che parli, confessi, ammetta qualcosa. Forse se le cose stanno così, allora si può parlare di tortura.

Per restare in tema di carcere: Daniele Carcea da Livorno ci segnala il caso di due detenuti, un algerino e un tunisino, che hanno tentato di togliersi la vita bevendo varechina e ingerendo pile. Una forma di protesta davvero penosa. Pensate: il tunisino ha detto di averlo fatto non per scongiurare l’espulsione, piuttosto per favorirla. Ha quasi finito di scontare la sua pena, ha una figlia gravemente malata in Tunisia, spera in questo modo di accelerare la pratica per l’espulsione in modo da poterle stare vicino. L’algerino invece, non sapremo dire con quale fondatezza, sostiene di essere vittima di un’ingiustizia.

L’oro del Vaticano. Tempo fa, erano gli anni Ottanta, l’allora settimanale “Europeo” diretto da Gianluigi Melega, pubblicava una straordinaria inchiesta, l’elenco di tutte le proprietà immobiliari del Vaticano a Roma. Pagine e pagine, un elenco sterminato. Il Vaticano non la prese per niente bene, e ottenne la testa di Melega che ci rimise il posto. Trent’anni dopo c’è un libro, dello storico Claudio Rendina, si chiama “L’oro del Vaticano”, lo pubblica Newton Compton. E’ un libro pieno di nomi, fatti, indirizzi, elenchi di proprietà e “beni”. Ora non saprei dire se si tratta di anticlericalismo ottocentesco, di laicismo più o meno esasperato e malinteso, o quello che si vuole. Ma scorrendo quelle pagine con l’elenco delle proprietà vaticane, praticamente tutto il centro storico di Roma e non solo il centro storico, vien da pensare che spettacolo sarebbe, se sul portone di ognuno di quei palazzi e di quelle proprietà ci fosse incollato un manifesto e un fiocco giallo: questa proprietà è del Vaticano, questa proprietà non paga le tasse… Avremo tutta Roma infiocchettata, e sarebbe uno spettacolo impressionante

(26-7-2010)