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VESCOVI IN PRIMA LINEA
Di Marcello Vigli
Tempestivo è stato l’intervento della Santa Sede che ha estromesso il nigeriano Chinedu Thiomas, corista della Cappella Giulia, indiziato per un traffico di giovani compiacenti per Balducci, imputato eccellente nell’affaire “protezione civile”. Altrettanto tempestivo, ma meno pertinente, quello del Cancelliere della Pontificia accademia per le scienze, mons. Marcelo Sanchez Sorondo, che ha aperto all'agricoltura transgenica. Significativa infatti la sede - un vertice sui problemi dell’economia nella globalizzazione in corso a Cuba alla presenza di più di mille studiosi provenienti da ogni parte del mondo, rappresentanti di Ong e di organismi internazionali – e pienamente condivisibile la precisazione: "Purché non si trasformi in un'attività speculativa". Resta l’interrogativo della competenza dell’organismo vaticano sull’argomento e ancor più la curiosità circa il nesso con la violenta difesa dell’intangibilità della “legge naturale” quando si passa dagli appetiti delle multinazionali sui campi di patate o di mais, alla compassione dei famigliari al capezzale di un malato terminale che chiede di essere lasciato morire in pace.
Più coerente con la Missione affidatale da Cristo, che è quella di annunciare il Vangelo anche nella Vita sociale, cerca di valorizzare e sempre più “umanizzare” l’uomo, la sua dignità, il suo lavoro, a cui fa esplicito riferimento, il documento sulla grave crisi che attanaglia il mondo dell’agricoltura, elaborato dalla Chiesa Agrigentina, rappresentata dagli organismi di partecipazione ecclesiale diocesani presieduti dal Vescovo, che interviene a difesa di chi sulla terra vive e lavora. Dopo aver individuato fra i motivi della crisi, che l’agricoltura attraversa, la cattiva gestione di chi ha responsabilità di governo, denuncia con forza e incisiva puntualità i danni derivanti per gli agricoltori dalle speculazioni favorite dalla mancanza di tracciabilità dei prodotti che, invece, dovrebbe essere resa obbligatoria per legge.
È la comunità ecclesiale di base che, in un momento di assenza o di crisi della rappresentanza politica, si pone come parte della società civile per rivendicare legalità e giustizia sociale.
Anche la Cei, in verità, ha promulgato nei giorni scorsi - il 24 febbraio - un documento ampio e articolato sui problemi del Mezzogiorno: Per un Paese solidale. Chiesa italiana e mezzogiorno. Ha avuto una notevole eco per l’esplicito riferimento alle mafie pudicamente definite criminalità organizzata, ma duramente bollate come vero e proprio cancro, rilanciando una definizione contenuta in un testo di 20 anni fa sullo stesso tema nel quale coniugavano sviluppo e solidarietà. Nel nuovo l’analisi dei mali del sud è aggiornata con riferimenti puntuali alle trasformazioni previste con l’avvento del federalismo, valutato, però, alla luce degli esiti negativi dell’elezione diretta dei Sindaci, dei Presidenti delle Province e delle Regioni che non ha scardinato meccanismi perversi o semplicemente malsani nell’amministrazione della cosa pubblica.
Dello stesso fenomeno mafioso si sottolinea il salto di qualità anche con l’avvento della ecomafie e si rivendica l’impegno di don Pino Puglisi, di don Giannino Piana e dello stesso giudice Livatino, ma non si fa cenno alla presenza costante di Libera, né alla straordinaria mobilitazione dei giovani della Locride interrotta dall’allontanamento del suo animatore il vescovo Bregantini... promosso alla sede di Campobasso. Neppure esplicita è la denuncia del verminaio di collusioni della malavita con la casta dei politici dalla Puglia alla Calabria, dalla Campania alla Sicilia reso particolarmente evidente in questi giorni. Il suo effetto è stato comunque rilevante perché, fra l’altro, ha dato legittimità a chi sostiene che è giunto il momento che si giunga a comminare la scomunica per i mafiosi almeno alla stessa stregua dei divorziati.
Che il divorzio e con esso l’aborto e l’eutanasia siano peccati ben più gravi si ricava dal comunicato dei Vescovi dell'Emilia Romagna in vista delle elezioni regionali in cui si richiamano e si enunciano con chiarezza i valori non negoziabili, che poi sono puntualmente elencati:
“la sacralità della vita dal concepimento fino alla morte naturale, la libertà religiosa, la libertà della cultura e dell'educazione; la sacralità della famiglia naturale, fondata sul matrimonio, sulla legittima unione cioè fra un uomo e una donna, la libertà di intrapresa”. Ad essi si aggiungono, poi, “anche il diritto ad un lavoro dignitoso e giustamente retribuito, l'accoglienza ai migranti, lo sviluppo della giustizia e la promozione della pace; il rispetto del creato”. Il loro riconoscimento costituisce la premessa a cui deve ispirarsi il giudizio degli elettori nella prossima consultazione elettorale magari lasciandosi illuminare dai sacerdoti per individuare quei valori umani fondamentali che oggi in Regione meritano di essere preferibilmente e maggiormente difesi e promossi, perché maggiormente misconosciuti o calpestati.
Molto più espliciti sono invece, gli attacchi nel Lazio contro la candidatura di Emma Bonino che per monsignor Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia accademia per la vita, diventa un problema di coscienza perché avrebbe già dichiarato di non voler rinunciare per nulla a concretizzare le loro idee zapateriche su vita e famiglia. Ne deriva a suo avviso un problema di incompatibilità per il cattolico che mette in conto di votarla.
L’alternativa però è il voto per una candidata che ha avuto modo in questi giorni di esprimere fino in fondo il suo profondo disprezzo per la legalità non appena va a ledere interessi personali e di partito. Sarà bene che i vescovi dichiarino con chiarezza il posto che la sua difesa occupa fra i suddetti valori non negoziabili.
Roma, 4 marzo 2010
(4-3-2010) |