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Veronica Tussi, LA DURATA "NATURALE" DELLA VITA UMANA

Commenti alle dichiarazioni del cardinale Saraiva Martins fatte su "La Repubblica" del 24 luglio

Gentile direttore, a proposito della sentenza di assoluzione del medico di Welby, il cardinale Saraiva Martins, su "La Repubblica" del 24 luglio, ha ripetuto un concetto già espresso dalla Chiesa (cf Evangelium vitae di Giovanni Paolo II) in diverse occasioni: «Ricordo che la vita è sacra e che è il dono supremo di Dio; e che solo lui, Dio, può decidere quando farla finire». Il concetto, a ben riflettere, è irriguardoso, o addirittura offensivo nei riguardi di Dio. Il fatto che il creato, compresa la vita umana, dipenda da Dio; che Dio possa creare e distruggere, non significa assolutamente che sia Dio a "decidere" volta per volta di dare la vita e la morte ad ogni individuo. È un concetto semplicistico che non trova seria rispondenza nelle Scritture, ed è contraddetto dalla ragione e dalla nostra esperienza. È assurdo, infatti, attribuire a Dio, ogni particolare nascita o morte, soprattutto se queste sono disgraziate o accidentali (si pensi ad un concepimento a seguito di stupro). Non è possibile pensare che sia Dio a "decidere" la morte di un bambino magari ancora in grembo alla madre, che Lui stesso avrebbe "deciso" di far nascere. Non avrebbe senso. Così come è insensato pensare che Dio nel corso dei secoli abbia cambiato idea riguardo alla durata "naturale" della vita umana. Veronica Tussi (ex docente di religione)



(26-7-2007)