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Gli Articoli

UNA CONSULTA LAICA IN OGNI CITTÀ

Tullio Monti, Coordinatore della Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni, propone di estendere ad altre realtà del paese l’esperienza della Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni. Roma ha già aderito: è nata la CONSULTA ROMANA PER LA LAICITÀ DELLE ISTITUZIONI

Di fronte ai nuovi scenari mondiali, determinatisi alla fine del secolo scorso (crollo del comunismo e dell’equilibrio bipolare del mondo, messa in discussione delle ideologie tradizionali, globalizzazione dell’economia, del commercio, dei flussi migratori, delle idee, della sicurezza), il mondo occidentale, e non solo esso, si interroga su quali nuove forme di relazioni possano garantire la civile convivenza fra genti, culture e religioni diverse, sia all’interno dell’Occidente stesso, sia nei rapporti tra esso e le altre civiltà del pianeta. Parallelamente a tali fenomeni, o forse in conseguenza di essi, si assiste in tutto il mondo (sia pure sotto forme estremamente diverse) ad un ritorno del “sacro” e della dimensione religiosa nella vita di tutti giorni, ciò che sembra andare contro quello che pareva costituire l’inarrestabile e progressivo fenomeno di secolarizzazione e/o di laicizzazione delle società occidentali. Ricompaiono, con forza e virulenze ormai dimenticate, visioni fondamentaliste ed integraliste di tutte le principali religioni (cattolicesimo, protestantesimo, ebraismo, islamismo, induismo), con il loro corollario di dogmi, intolleranza e, in alcuni casi, terrore e morte.

Anche nella vita quotidiana dei cittadini, si assiste ad un conflitto sempre più aspro fra l’evoluzione liberale dei costumi e la richiesta di sempre nuovi spazi di libertà e di diritti civili, da un lato, e, dall’altro, la pretesa delle religioni e delle chiese di imporre a tutta la società (credenti e non credenti) la propria visione etica e del mondo, in forza di leggi civili. La via d’uscita da tutte queste forme di conflitto, potenzialmente dirompenti, sia all’interno che all’esterno dell’Occidente, non può che consistere nella rivalutazione e nella rideclinazione del concetto di laicità delle istituzioni, inteso come spazio neutro e comune per tutti i cittadini (e gli Stati) di qualsiasi credo filosofico o religioso, all’interno del quale ciascuno rinunci a voler far prevalere e ad imporre le proprie convinzioni “ultime” e non negoziabili, per ricercare invece soluzioni concrete e condivise, volte al perseguimento del bene comune, nel rispetto della libertà e dell’identità di ciascuno. In tale scenario, la cultura laica è chiamata con forza a ridestarsi dal torpore, troppo a lungo praticato, in cui l’aveva fatta cadere l’illusione che certe conquiste fossero state acquisite una volta per tutte, almeno nell’Occidente liberale. Ma la Storia non accetta di farsi scrivere a priori o di farsi incanalare negli schemi culturali o ideologici dell’uomo: essa procede inesorabile, imprevedibile e senza logica, per strappi violenti in avanti, lunghe stasi apparenti e regressioni repentine, cui solo la vigilanza attenta delle culture può porre argine, rispetto alle sue manifestazioni più distruttive.Ecco quindi che i laici sono chiamati ad un nuovo imperativo etico: ricominciare con solerzia e determinazione a tessere i fili di quella cultura laica, liberale e tollerante che costituisce il miglior frutto della civiltà e del progresso dell’uomo, per metterla, come proprio patrimonio condiviso, a disposizione di tutta l’Umanità e della civile e pacifica convivenza fra tutti gli uomini. Nella società contemporanea, sempre più multiculturale e multireligiosa, la laicità delle Istituzioni costituisce il più sicuro punto di riferimento per evitare l’inasprimento di fenomeni di fondamentalismo ed integralismo religioso, di ogni matrice, pericolosamente disgregativi del patto di civile convivenza fra tutti i cittadini, uguali e portatori degli stessi diritti e doveri di fronte alle Istituzioni, a prescindere delle proprie connotazioni religiose, etiche, razziali, linguistiche, etniche, politiche, di sesso, di orientamento sessuale, od altro. Da queste considerazioni siamo partiti, a Torino, città dalle antiche radici laiche e tuttora ricca di Associazioni che si richiamano alla cultura laica, nelle sue diverse sfaccettature (comprese quelle religiose che si riconoscono nella laicità e nella “neutralità delle Istituzioni Pubbliche), per costituire, a maggio del 2005, la Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni che raccoglie, ad oggi, circa 70 Associazioni e Istituzioni culturali laiche.

La Consulta, da un lato, costituisce una sorta di lobby culturale laica (forse l’istituto culturale torinese più attivo e vitale), che si rivolge a tutta la città per trasmettere e comunicare i propri princìpi e le proprie iniziative culturali; dall’altro, intende porsi come interlocutore laico delle Istituzioni Pubbliche locali (Comune di Torino, Provincia di Torino, Regione Piemonte ed altre Istituzioni), confrontandosi in maniera dialettica con esse, ai fini di garantire il rispetto della laicità istituzionale. La Consulta intende rivolgersi inoltre a tutte quelle Associazioni che ne possono condividere i princìpi e gli obiettivi, al fine di costruire un percorso comune di collaborazione. Non passa giorno senza che l’intuizione che ha portato alla nascita della Consulta si dimostri fondata, ovvero che le tematiche della laicità costituiscono il vero terreno di confronto per il governo delle società contemporanee. Tale affermazione è ampiamente suffragata dalla continua e per alcuni aspetti sorprendente messe di richieste di adesioni che giungono alla nostra Consulta: sono associazioni diversissime fra loro, per natura, fini, estrazione culturale ed ambiti di azione, tutte però accomunate dal mutuo far parte e dal mutuo “sentirsi parte” di quel grande crogiuolo di pensiero, di quello straordinario ed inestimabile giacimento culturale costituito dalla “cultura laica”: associazioni laiche e laiciste tradizionali, istituti e fondazioni culturali, associazioni politicoculturali, associazioni del movimento delle donne, associazioni del movimento gay, lesbico, bisessuale e transgender, associazioni dei diritti umani, enti di promozione sociale, sindacati, associazioni professionali, associazioni delle minoranze religiose, associazioni ambientaliste e naturiste.

Quello della Consulta Torinese costituisce un caso unico ed inedito, fino ad ora, nel nostro Paese, cui si sta guardando da molte parti con grande interesse e curiosità: lo testimoniano le richieste provenienti da istituzioni culturali laiche extra-torinesi (Bologna, Roma, Bergamo, Lecce, Milano, Palermo, Messina, Venezia, Pescara) che ci pervengono in continuazione.

Riteniamo che sarebbe estremamente utile estendere ad altre realtà del paese l’esperienza della Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni e ci dichiariamo sin d’ora disponibili ad agevolare la costituzione di tale rete.

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È NATA LA CONSULTA ROMANA PER LA LAICITÀ DELLE ISTITUZIONI

La Consulta romana per la laicità delle istituzioni intende essere un luogo di confronto e collaborazione fra le associazioni romane impegnate nella difesa della laicità e nella diffusione della cultura della tolleranza, del rispetto dell’autonomia, della libertà e della responsabilità individuali, della cultura della razionalità e della distinzione fra pubblico e privato. Le tematiche della laicità sono ormai all'ordine del giorno e ci sentiamo impegnati a stimolare e orientare il dibattito, a mettere in comune storie, esperienze, esigenze, visioni diverse, in altre parole a far maturare una cultura ed una coscienza laica in grado di agire e di farsi sentire. La Consulta romana per la laicità delle istituzioni nasce con lo scopo di rafforzare le azioni delle associazioni che vi partecipano e di avviare una collaborazione con la Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni, con la quale condivide i principi fondativi, e con le altre Consulte che stanno nascendo e ci auspichiamo nascano in altre città italiane.

Italialaica.it è tra i promotori di questa iniziativa ed è impegnata perché possa avere la più ampia adesione sul territorio romano ed in tutte le città italiane.

Chi volesse mettersi in contatto con la Consulta Romana per la Laicità delle Istituzioni può fare riferimento al Coordinatore, Mario Di Carlo.

Consulta romana per la laicità delle istituzioni

romalaica@gmail.com

Mario Di Carlo +39 339 1950147 dicarlo_mario@yahoo.it

Consulta torinese per la laicità delle istituzioni

e-mail: info@torinolaica.it



CARTA DEI PRINCIPI

A. Costituiscono conquiste irrinunciabili della civiltà umana, nelle sue più alte espressioni: la cultura della tolleranza, la cultura del rispetto dell’autonomia, della libertà e della responsabilità individuali, la cultura della razionalità e della distinzione fra pubblico e privato.

B. La dimensione e le istituzione pubbliche implicano il riconoscimento di uno spazio comune che garantisca libertà e diritti per ciascuno e per tutti, entro il quale gli individui ed i gruppi sociali trovino possibilità di libere relazioni, senza interferenze reciproche lesive.

La dimensione privata riguarda l’ambito di espressione degli individui e delle loro libere associazioni.

C. Le diverse comunità di individui, liberamente costituite e garantite, entro i limiti costituzionali, possono rivestire ruolo pubblico, ma non devono assumere funzioni prevaricatrici sul patto di civile convivenza, garantito dalla legge, secondo il quale i diritti dell’individuo devono trovare adeguata tutela e protezione anche nell’ambito e nei confronti delle stesse comunità di appartenenza, siano esse familiari, etniche, linguistiche, religiose, ideologiche, o di qualsiasi altro tipo.

D. La progressiva secolarizzazione culturale ed il processo di separazione fra religione e morale, fra religione e politica, fra trono ed altare, fra Stato e Chiese, fra reato e peccato, e l’affermazione delle leggi umane su ogni altra legge, a partire dall’Umanesimo, dal Rinascimento, dalla Riforma Protestante, dall’Illuminismo, dal Risorgimento Italiano, hanno dato vita ai moderni concetti di laicità, di libertà di coscienza e di religione, di democrazia, di liberalismo, di libertarismo, di socialismo, di costituzionalismo, di garantismo nella distinta o congiunta declinazione dei principi di eguaglianza e libertà individuale.

E. La laicità non è un sistema di valori rigido, né una ideologia, in opposizione ad altri sistemi di valori o ideologie, bensì libero confronto fra idee e valori; essa è al tempo stesso un valore ed un metodo capace di delimitare uno spazio pubblico, neutro e comune a tutti i cittadini, che accoglie in sé, su un piano di uguaglianza, la libera espressione di qualsiasi concezione del mondo nel reciproco riconoscimento del diritto all'autodeterminazione, assicurando la libera, civile e pacifica convivenza a tutti i cittadini, siano essi credenti, atei, agnostici, razionalisti, scettici, indifferenti od altro.

L’atteggiamento laico implica che i soggetti pubblici rinuncino ad applicare alla sfera collettiva, pubblica e politica i propri principi religiosi ed i propri valori etici assoluti in quanto limitano le libertà di espressione o di azione e tendono ad imporsi a tutti i cittadini in forza di legge.

La laicità, antitesi del dogmatismo e sempre rispettosa dei diritti umani, afferma la libera ricerca delle molteplici verità relative, attraverso l’esame critico e la discussione.

F. Lo Stato laico costituisce l’opposto dello Stato confessionale (o dello Stato etico), cioè dello Stato che assume come propria una determinata religione (o ideologia) e ne privilegia i fedeli rispetto ai seguaci di altre religioni (o ideologie).

Lo Stato laico non è tutore di alcuna religione o ideologia né ne professa alcuna, ma promuove lo sviluppo di cittadini liberi e responsabili. Lo Stato laico garantisce a tutti i cittadini libertà di religione e di culto, senza istituire nei loro confronti né un sistema di privilegi, né un sistema di controlli. Lo Stato laico non tutela soltanto l’autonomia del potere civile dal potere religioso, ma egualmente l’autonomia delle organizzazioni religiose rispetto al potere temporale, che non può imporre ai cittadini alcuna professione di ortodossia confessionale (la “religione di Stato”).

La laicità dello Stato, in Italia, risulta incompatibile con l’esistenza del Concordato fra lo Stato Italiano e la Chiesa Cattolica e delle intese con le altre confessioni religiose (Artt. 7 e 8 della Costituzione).











(2-2-2007)