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DICHIARAZIONE SULLA LAICITA’ DELL’EUROPA

Redatta a conclusione del Convegno 2004: Una costituzione laica per l’Europa, organizzato da Società laica e plurale a Roma il 9 febbraio 2002.

Si sono levati in questi mesi alcuni appelli affinché il nuovo assetto costituzionale dell’Unione europea faccia esplicito riferimento a un retaggio culturale cristiano del nostro continente.

Tale riferimento risulterebbe escludente per gli europei che non si riconoscono né in quella, né in altre, né in alcuna tradizione religiosa: tanto più se qualcuno pretendesse poi di dedurne criteri interpretativi generali dei trattati e delle leggi europee. D’altra parte, riteniamo che i testi legislativi e costituzionali non siano il luogo deputato a definire con una etichettatura la composita identità storica e culturale dell’Europa, identità che solo il libero confronto, il libero dibattito pubblico, la libera ricerca, l’evoluzione della coscienza civile possono preservare ed arricchire. Enunciazioni che pretendessero di sostituirsi d’autorità a tale libero confronto, a ingessarlo e circoscriverlo, con una decisione politica adottata dai governi o con un voto a maggioranza, renderebbero un pessimo servizio in primo luogo ai valori e alle tradizioni culturali europee.



Riteniamo necessario che il futuro assetto costituzionale dell’Unione europea stabilisca solennemente il principio della rigorosa laicità delle istituzioni. La pari dignità di tutti i cittadini, il pieno rispetto della libertà religiosa e di coscienza e dell’identità di ogni individuo sono infatti possibili solo dove le istituzioni pubbliche si mantengono rigorosamente neutrali rispetto alle convinzioni di ciascuno. E sono proprio tali libertà a definire il tratto più caratteristico e prezioso del patrimonio civile e culturale dell’Europa.

Inoltre, in una società sempre più secolarizzata, come si avvia ad essere quella europea, stabilire privilegi o primati di dignità per una o più particolari confessioni favorirebbe la pratica deleteria dei concordati e delle intese, e porrebbe anche le premesse per conflitti esplosivi nel prossimo futuro.

Solo l’esplicita affermazione della laicità delle istituzioni evita ogni discriminazione e ogni arrogante pretesa di egemonia sulle coscienze individuali.

Roma, 9 febbraio 2002







(18-4-2003)